Loredana Bogliun: «La poesia arriva dal silenzio interiore»

Presentata nella Biblioteca civica e Sala di lettura di Pola la collezione intitolata «In tal seilensio – Va tišine – U tišini – Nel silenzio» della poetessa dialettale dignanese

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Loredana Bogliun: «La poesia arriva dal silenzio interiore»
Loredana Bogliun recita una delle sue poesie. Foto: FREDY POROPAT

Una collezione di poesie in quattro lingue, tutte presenti nella nostra regione, per illustrare in modo specifico e singolare un passato personale del luogo natio, Dignano. Descrivendolo nella propria lingua autoctona, il dialetto istro-romanzo dignanese, “logorato” dal tempo, o meglio, trascurato a causa di numerosi fattori, sia dalla prevalenza delle altre lingue che per il diverso stile di vita che ha portato alla perdita di numerosi termini usati in passato. Parliamo della collezione intitolata “In tal seilensio – Va tišine – U tišini – Nel silenzio” della poetessa dialettale dignanese Loredana Bogliun, presentata l’altra sera nella Biblioteca civica e Sala di lettura di Pola. Il volume, edito recentemente dalla Biblioteca “Nova Istra”, della sezione istriana dell’Associazione degli Scrittori croati, comprende una selezione di poesie tratte da tre sillogi: “La peicia/Mala”, “Mazere/Zidići”, “Soun la poiana/Na orliću”, con quelle in istro-romanzo tradotte in dialetto ciakavo ossia giminese, in italiano e in croato.

Impegno nella salvaguardia dell’identità
All’appuntamento, introdotto dalla direttrice della Biblioteca polese Nadia Bužleta e da Liana Diković, responsabile della Biblioteca centrale della CNI, hanno preso parte lo scrittore, poeta, saggista, critico letterario, pubblicista, traduttore, caporedattore della “Nova Istra” Boris Domagoj Biletić, la bibliotecaria Nada Galant della Biblioteca di Gimino (sezione della Biblioteca civica e Sala di lettura di Pola), la scrittrice, traduttrice e giornalista Vanesa Begić, nonché l’autrice stessa. Presente tra il pubblico il vicesindaco di Pola in quota CNI Bruno Cergnul, il quale si è congratulato con Loredana Bogliun per il suo impegno nella salvaguardia, attraverso il proprio dialetto, della nostra identità.
Gli interventi di Biletić, Begić e della stessa poetessa, sono stati intercalati dallal lettura di alcune poesie in tutte e quattro le lingue (tra le altre “Canto d’amur”, “El segno de la montagna”, “Me paro la madona”, “Mandorlo”, ecc.). Va puntualizzato in merito che la traduzione dall’idioma istro-romanzo dignanese in ciacavo giminese è stata curata da Miho Debeljuh, mentre la traduzione in lingua standard croata da Tonko Maroević e Mate Maras.

Un piccolo gioiello
“La collana di poesie è legata al territorio, all’amore, alla nostalgia – così Biletić –, è quadrilingue e allo stesso tempo bilingue. Viene illustrata al meglio nella prefazione dello scomparso Maroević, stando al quale la scelta dell’idioma vernacolare è meno sentimentale e più culturale, in quanto il dialetto dignanese non viene parlato quotidianamente nemmeno dall’autrice. Però lo sente profondamente materno, anzi della nonna, e in quella misura adatto, addirittura necessario, per illustrare la stratificazione sociale e il declino del proprio ambiente amato. Per così dire ha parlato a nome di coloro che non hanno capito tutto questo, oppure non sono riusciti a farlo. Questa collana è un contributo al tempo e allo spazio di Dignano – ha proseguito Biletić –, si parla com’era una volta, degli avvenimenti dell’epoca, delle storie famigliari e via dicendo. Per il sottoscritto questa collezione rappresenta un piccolo gioiello”.

Ricchezza linguistica
“Al giorno d’oggi è raro avere l’occasione di leggere qualcosa scritto in due lingue e due dialetti, derivanti da due parlate, e quindi linguisticamente è molto ricco – ha osservato Vanesa Begić –. Purtroppo diminuisce sempre più l’uso dell’istrioto, o istro-romanzo, che rientra nelle lingue romanze e che è presente ancora a Rovigno, Valle, Fasana e Sissano, dove si svolge il Festival dell’istrioto per promuoverlo e rivitalizzarlo. Bogliun scrive in modo delicato, tenero, con delle traccie dell’infanzia e con amore. Oggigiorno è una grande cosa rispettare i dialetti e le parlate”, ha concluso Begić.
Infine la poetessa ha rilevato che la poesia arriva dal silenzio interiore, da cui il titolo della collana, che ha ritrovato nell’idioma istro-romanzo, il quale è una lingua autoctona. Diversa da quella italiana, ma anche del dialetto istro-veneto. “Dignano ha avuto una forza espressiva e un universo simbolico completo”, ha tenuto a puntualizzare Bogliun.

La collezione quadrilingue.
Foto: FREDY POROPAT

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