L’omaggio fiumano-austriaco a Johann Strauss

Il concerto sinfonico tenutosi al TNC «Ivan de Zajc» di Fiume, diretto dal M° Victor Petrov, ha visto esibirsi in veste di ospiti il soprano Marija Vidović e il noto tenore messicano Francisco Araiza

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L’omaggio fiumano-austriaco a Johann Strauss
L’inchino alla fine della serata. Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

In occasione del bicentenario della nascita di Johann Strauss, presso il Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume, ha avuto luogo il concerto di gala “La serata di Johann Strauss”, realizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica d’Austria in Croazia e il Forum culturale austriaco di Zagabria. Oltre a omaggiare il grande compositore viennese, l’appuntamento ha altresì celebrato il 70esimo anniversario di quest’ultimo, proponendo una selezione di ouverture, polke, valzer, arie e duetti tratti da celebri operette di Johann Strauss, Franz Lehár e Robert Elisabeth Stolz. Ad introdurle è stata la direttrice dell’ente culturale zagabrese, la quale ha rilevato di essere particolarmente felice di avere quali ospiti due rinomati artisti austriaci, il M° Victor Petrov e il soprano Marija Vidović, come pure il noto tenore messicano Francisco Araiza, nonché ha augurato ai convenuti una “meravigliosa esperienza musicale e una piacevole serata”.

Elegante presenza scenica
Il concerto è stato avviato con la popolare overture da “Die Fledermaus” (Il pipistrello), la più nota ed elegante delle operette di Johann Strauss figlio (1825 – 1899), composta su libretto di Carl Haffner e Richard Genée, che la trassero da “Le Réveillon” (Capodanno) di Henri Meilhac e Ludovic Halévy e che debuttò al “Theater an der Wien” il 5 aprile 1874. Dal secondo atto del capolavoro straussiano il soprano Marija Vidović ha interpretato la vivace e leggera aria “Klänge der Heimat” (Suoni della mia Patria) o “Csárdás” (Ciarda), che esibisce una buona dose di elementi ungheresi incorporati nell’inimitabile stile straussiano. La giovane interprete, esibitasi finora in alcune delle sale da concerto più rinomate al mondo (il famoso “Musikverein” di Vienna, il “Gasteig” di Monaco, l’“Opere Bellas Artes” di Città del Messico), così come nei più grandi festival internazionali di musica classica in Nord e Sud America, ha reso con grazia l’iniziale tema malinconico del carattere magiaro, non sfoggiando però al massimo la bravura di cui ha fama nelle note gravi e nella coloritura finale. Nel corso della serata, Vidović ha affrontato altresì le arie “Meine Lippen sie küssen so heiss” (Le mie labbra ti baciano, così calde) e “Vilja-Lied” (Romanza della Vilja), tratte rispettivamente dal quarto atto della “Giuditta” e dalla “Die lustige Witwe” (La vedova allegra) di Franz Lehár (1870 – 1948), nonché, sempre da quest’ultima, la celeberrima “Lippen Sweigen” (Tace il labbro), in duetto con Araiza. Nella stessa, uno dei pezzi più belli di questa e di tutta l’operetta in genere, malgrado l’accento civettuolo e l’intonazione corretta, la scrittura è risultata a tratti difficoltosa per l’organizzazione vocale del soprano, che in alcune occasioni è sembrata caricare i suoni, ma è difficile dire se si è trattato di emozione, qualche difficoltà a coordinarsi con l’orchestra o solo un’impressione. In compenso, la lunga esperienza del palcoscenico, la naturalezza della recitazione e la figura elegante sono state comunque determinanti per la complessiva credibilità del personaggio. Il programma ha visto la cantante cimentarsi anche nell’aria “Spiel auf deiner Geige” (Suona il violino), della sontuosa e musicalmente complessa “Venus im Seide” (Venere in seta) di Robert Elisabeth Stolz (1880 – 1975), considerato l’ultimo autentico operettista della tradizione austriaca.

Il soprano Marija Vidović.
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Interprete fine e semplice
Molto buona l’intesa con il suo mentore, il noto cantante lirico e di lieder messicano Francisco Araiza, inizialmente arrivato alla ribalta internazionale cantando nelle opere di Mozart e Rossini, che negli anni Ottanta ha ampliato il suo repertorio per includere ruoli da tenore lirico italiano e francese, come pure quelli wagneriani quali Lohengrin e Walther von Stolzing. Spaziando dalla romanza “Dein ist mein ganzes Herz” (Tu che m’hai preso il cuor) tratta dal secondo atto dell’operetta “Das Land des Lächelns” (Il paese del sorriso) a “Freunde, das Leben ist Lebenswert” (Amici, la vita vale la pena di essere vissuta) del primo atto della “Giuditta”, dall’aria “Gern hab ich die Fraun geküsst” (Mi piaceva baciare le donne) del secondo atto della “Paganini” alla “Wolga-Lied” (La romanza del Volga) della “Der Zarewitsch” (Lo Zarevich) fino al summenzionato duetto, l’artista, ora in pensione dal palcoscenico operistico, che insegna canto e fa parte delle giurie di diversi concorsi canori internazionali, ha confermato di essere pur sempre un interprete fine e semplice, la cui purezza tecnica, scuola stilistica e nobiltà non possono che suscitare rispetto e ammirazione. Anche quando la vocalità, non più quella che gli aveva permesso la carriera, è arrivata leggermente stremata, in qualche passaggio penalizzata dai disequilibri sonori e da qualche fiato accorciato, è stata compensata da una “giustezza” scenica e interpretativa. Saggia la scelta di non forzare il suono per essere più udibile, in quanto, facendolo, si sarebbero snaturati dei ruoli interessanti.

Il tenore messicano Francisco Araiza.
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Orchestra poco spumeggiante
Nella scelta di un programma così variegato, tra l’altro riproponente una parte di repertorio del Concerto di Capodanno, conta molto il lavoro effettuato dal Maestro per unire il brio dell’orchestra a quello delle voci, al fine di creare quello che Stendhal, anche se riferendosi ad altro, chiamava “follia organizzata e completa”. In tale contesto, la direzione del giovane M° Petrov, dal 2023 direttore d’orchestra e maestro di coro sul palco di Baden vicino a Vienna, sebbene sensata, corretta (forse troppo) e incisiva, non ha reso del tutto l’auspicata e risaputa energia, leggerezza, sicurezza ed effervescenza tipiche dell’ensemble sinfonico fiumano. Nonostante i bei colori evidenziati nei brani proposti (tra cui anche quelli non accompagnanti i cantanti: l’ouverture “Der Zigeunerbaron (Lo zingaro barone) e le polke straussiane “Banditen galop” (Il galoppo dei banditi), Op. 378 e “Furioso-Polka”, Op. 260/ i valzer lehariani “Gold und Silber” (L’oro e l’argento), Op. 79 e “Rosen aus dem Süden” (Rose del sud, Op. 388.) e la resa sempre brillante, lo stesso è parso sottotono e non particolarmente coinvolto. In generale, la sensazione è stata che qualche prova in più avrebbe aiutato una spumeggiante riuscita musicale della serata. Successo, però, convinto per tutti gli artisti da parte di un caloroso pubblico che ha riempito il teatro in ogni ordine di posti, riscontrando con prolungati e intensi applausi l’esibizione.

Il pubblico che ha seguito il concerto.
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

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