A mezzo secolo dalla sua tragica scomparsa, Pier Paolo Pasolini continua a parlarci con la stessa forza dirompente, come un oracolo inquieto del nostro tempo. La Comunità degli Italiani e il COMITES del capoluogo quarnerino gli renderanno omaggio con la mostra “Pasolini, coscienza italiana. Parole, immagini, eredità” che sarà inaugurata domani, gvioedì 30 ottobre, alle 18.30, presso la Sala Mostre di Palazzo Modello.
L’iniziativa, patrocinata dal Consolato Generale d’Italia a Fiume e dall’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria, è curata da Mario Brandolin e Renato Danelone, studiosi e giornalisti che da anni indagano con passione il pensiero pasoliniano e il suo riflesso nella cultura contemporanea.
L’esposizione, composta da dieci pannelli, offrirà un viaggio nella vita e nell’opera del poeta bolognese con la sua parola politica e poetica, la sua visione del mondo, la sua voce mai riconciliata con l’ipocrisia borghese e la normalizzazione culturale. Si tratta di un ritratto complesso costruito attraverso documenti, immagini e riflessioni che restituiscono la tensione di un uomo che cercò nella poesia e nel cinema una verità scomoda e una coscienza collettiva.
La mostra nasce anche grazie alla collaborazione del Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”, di TV Capodistria e della Casa editrice EDIT di Fiume, che ne arricchiranno i contenuti con materiali d’archivio e contributi inediti. Una tessitura di linguaggi mette in dialogo teatro, televisione, parola scritta e immagine cinematografica restituendo la molteplicità di un autore che rifiutò ogni compartimento disciplinare.
L’autore del cinema e del pensiero
A completare l’omaggio vi sarà una collaborazione d’eccezione poiché l’Art cinema dedicherà a Pasolini un ciclo di proiezioni che accompagnerà la mostra attraverso quattro tappe fondamentali della sua poetica filmica. Si comincerà venerdì 7 novembre con “La ricotta” (1963) e “Il Vangelo secondo Matteo” (1964). Il primo, un corto amaro e visionario, mostra la crocifissione come metafora dell’emarginazione e della fame spirituale di un’umanità derisa mentre il secondo, di una purezza ascetica e rivoluzionaria, reinventa la figura di Cristo come simbolo di giustizia terrena filmando il sacro con gli occhi dei poveri. Seguirà il 12 novembre “Teorema” (1968), parabola enigmatica sull’irruzione del mistero in una famiglia borghese dove l’ospite senza nome – forse Dio, forse il desiderio – smaschera il vuoto morale del potere economico. Il 19 novembre sarà la volta del “Decameron” (1971), inno alla vitalità popolare e ai corpi liberati, che intreccia Boccaccio e l’arte medievale in una celebrazione carnale dell’esistenza. Chiuderà il ciclo il 26 novembre “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (1975), ultimo film e testamento crudele in cui la violenza del potere e l’annientamento dell’individuo diventano allegoria della fine di ogni innocenza.
Tra le due proiezioni inaugurali, sempre il 7 novembre, l’Art cinema ospiterà una tavola rotonda su Pasolini con la partecipazione di Tomislav Brlek, Valter Milovan e Saša Stanić, autori, filmologi e traduttori delle sue opere narrative. Sarà l’occasione per discutere la lingua e la visione di un autore che continua a sfidare la nostra epoca con la stessa radicalità con cui visse la propria.
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