«Ljadov, Prokofjev e Rahmanjinov». Un evento straordinario

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«Ljadov, Prokofjev e Rahmanjinov». Un evento straordinario
Il Maestro Valentin Egel

È stata una serata di grande pregio il concerto “Ljadov, Prokofjev e Rahmanjinov” dell’Orchestra sinfonica fiumana al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”. Dinanzi a un folto pubblico e in un’atmosfera che ci ha ricordato tanto simili serate in tempi pre-pandemici, l’Orchestra, diretta dal Maestro Valentin Egel, ha proposto un programma al contempo raffinato e fruibile, composto da brani che illustrano la straordinaria bellezza, l’inventiva melodica, il pathos, la magia e la ricchezza armonica della musica dei compositori russi a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Si tratta di un’epoca in cui la densità armonica e melodica del tessuto musicale, tipica del tardo romanticismo, si intreccia con l’atonalità scaturita dall’uso eccessivo del cromatismo – un’altra caratteristica del tardo romanticismo – e con l’impressionismo. Un’epoca, dunque, in cui i compositori sfidano le regole dell’armonia classica e le espandono, fino a eliminare del tutto il concetto di tonalità.

 

Mistero, sogno e nostalgia

I tre compositori russi la cui musica è stata proposta dall’Orchestra sinfonica fiumana non si sono spinti nell’atonalità, ma hanno senza dubbio dilatato al massimo i principi dell’armonia, dando vita a una straordinaria ricchezza melodica e armonica, producendo pagine impregnate di atmosfere sognanti, di mistero, ma anche di passione e slancio emotivo.

A inaugurare la serata è stato il poema sinfonico “Il lago incantato” di Anatolij Ljadov, composto nel 1909 e descritto come “una composizione che si presenta come un miracolo di calma mistica, dell’acqua che si muove dolcemente sotto il cielo stellato”. La valenza eterea del brano, che lo stesso Ljadov descrisse come un “fable-tableau” (una fiaba-dipinto), lo colloca stilisticamente tra il simbolismo e l’impressionismo.

L’Orchestra, sotto la direzione ispirata e sempre cesellata del Maestro Egel, ha interpretato questo piccolo gioiello orchestrale con grande sensibilità, “ricamando” la musica con il suono, il timbro e la dinamica.

Niklas Liepe, Pedro Rosenthal Campuzano e Petruš Petruševski suonano il Paganini jazz

Un violino brillante

Ha fatto seguito il Primo concerto per violino e orchestra in Re maggiore, op. 19, di Sergej Prokofjev, considerato uno dei più celebri concerti violinistici in assoluto, la cui difficoltà esecutiva è stata un banco di prova per violinisti di calibro mondiale e una dimostrazione del loro virtuosismo. Il brano venne composto tra il 1916 e il 1917 e venne presentato per la prima volta soltanto nel 1923. Dal punto di vista musicale, il Concerto presenta – come definito dallo stesso Prokofjev – quattro linee espressive: classica, moderna, motorica e lirica, che si intrecciano, ma trovano pure particolare espressione in diverse parti della composizione.

Nei panni di solista si è presentato il virtuoso tedesco Niklas Liepe, che si è esibito su un violino Guarneri, dal suono dolce e vellutato. Liepe si è dimostrato un interprete sensibile, eccezionalmente musicale, oltre che brillante dal punto di vista tecnico. La scioltezza con la quale si cimenta nei passaggi più difficili, presenti soprattutto nel secondo movimento (Scherzo: vivacissimo) è paragonabile alla raffinatezza e alla precisione con la quale esegue le parti più liriche del testo musicale, nel primo e terzo movimento (Andantino e Moderato: allegro moderato). Il solista e l’Orchestra hanno dimostrato grande affiatamento, dando vita a un’esecuzione di altissimo livello.

Il pubblico ha premiato Liepe con copiosi applausi, strappando un bis molto particolare. Assieme al percussionista Pedro Rosenthal Campuzano e al contrabbassista Petruš Petruševski, Niklas Liepe ha eseguito il brano Paganini jazz, basato sul Capriccio n. 24 in La minore di Niccolò Paganini. Il bis, che ha portato in sala delle inaspettate armonie del gipsy jazz, è stato accolto con entusiasmo dal pubblico.

Niklas Liepe ha entusiasmato il pubblico

Inventiva melodica

La splendida serata è giunta all’apice con la suite orchestrale “Danze sinfoniche”, op. 45, di Sergej Rahmanjinov. Completata nel 1940, la suite è l’ultimo lavoro del compositore russo e in un certo senso riassume la sua opera.

Rahmanjinov compose le “Danze sinfoniche” negli Stati Uniti, dove si era trasferito sin dal 1918, nella sua residenza a Centerport (New York), affacciata sul Long Island Sound.

Inizialmente aveva pensato al nome di Danze fantastiche, con i tre movimenti intitolati “Mezzogiorno”, “Crepuscolo” e “Mezzanotte”, ma poi preferì inserire al loro posto le indicazioni di tempo.

La partitura fu dedicata all’orchestra di Philadelphia e al suo direttore Eugene Ormandy, che eseguirono le “Danze sinfoniche” per la prima volta il 3 gennaio 1941. Rahmanjinov considerava questa suite, che fu anche un’espressione di nostalgia della Russia, che non rivide mai più, la sua opera migliore in assoluto.

I tre movimenti della suite stupiscono per l’inventiva melodica, la ricchezza di armonie e di timbri nella fantasiosa e trascinante orchestrazione, che include anche il pianoforte e il sassofono e un’ampia sezione di percussioni. Nell’opera si riconoscono anche diverse citazioni, dal “Dies Irae” all’”Alleluia” della liturgia ortodossa.

L’Orchestra sinfonica fiumana ha offerto un’esecuzione di forte impatto, dinamica e disinvolta di questo brano particolarmente complesso ed esigente, in cui hanno brillato tutte le sezioni dell’organico, sotto la guida energica e coinvolgente del Maestro Valentin Egel.

Un lungo e forte applauso ha concluso la preziosa serata.

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