L’italiano in Croazia: frutto di una lunga convivenza

Conferenza di Isabella Matticchio all’Università del Litorale

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L’italiano in Croazia: frutto di una lunga convivenza
Foto AIA

In coda alla 25esima Settimana della lingua italiana nel mondo, dedicata al tema “Italofonia: lingua oltre i confini”, il Dipartimento di Italianistica dell’Università del Litorale a Capodistria ha ospitato ieri la conferenza dal titolo “L’italiano in Croazia: aspetti storici, giuridici e didattici”. L’iniziativa, organizzata dalla professoressa Nives Zudič Antonič, ha offerto un momento di riflessione sulla situazione della lingua italiana in Istria e, più in generale, in Croazia. Presente anche il viceonsole d’Italia a Capodistria, Massimo Broglia, che ha ricordato il valore simbolico della suddetta Settimana, sottolineando come la lingua costituisca un veicolo di unione, con un valore ancora più profondo in un territorio di confine come quello adriatico. Relatrice dell’incontro è stata Isabella Matticchio, ricercatrice in Lingua e letteratura italiana presso il Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Fiume.

Varietà dell’Istria
Laureata all’Università “Juraj Dobrila” di Pola e dottore di ricerca all’Università di Padova, le sue ricerche si concentrano proprio sull’italiano fuori d’Italia, con particolare attenzione al bilinguismo e al plurilinguismo. La studiosa ha iniziato il suo intervento presentando il contesto storico delI’Istria, una regione dalla ricchissima stratificazione culturale, in cui le tracce del passato continuano a emergere tuttora. A questo proposito ha citato il ritrovamento del Cupido dormiente, una scultura romana del II secolo d.C. perfettamente conservata, rinvenuta pochi giorni fa a Pola e testimone della presenza dei romani nella zona e della diffusione antica del latino. Matticchio ha ricordato come, accanto all’italiano standard, l’Istria ospiti ancora oggi un ricco mosaico di varietà linguistiche romanze, autoctone e di contatto.
L’istrioto, idioma di origine latina parlato in alcune località della penisola come Gallesano, Sissano, Rovigno e Dignano, conta oggi poco più di un migliaio di parlanti nel mondo e dal 2023 è stato dichiarato bene culturale della Repubblica di Croazia. Tra l’altro, dopo la Seconda guerra mondiale, un piccolo gruppo di parlanti istrioti si stabilì a New York, dove oggi la lingua si è mantenuta in forma passiva e frammentaria, come lingua familiare. L’istrorumeno, lingua di matrice neolatina e ora parlata da pochissimi nella zona del Monte Maggiore, è ormai considerato a rischio di estinzione. L’istroveneto, lingua franca della Comunità Nazionale Italiana, è il più diffuso ed è riconosciuto come bene immateriale sia in Croazia che in Slovenia. Matticchio ha sottolineato come, in questa regione, nessuno parli una sola lingua: i parlanti cambiano continuamente registro e lingua a seconda del contesto. La diffusione dell’italiano standard nell’area, favorita storicamente dalla vicinanza geografica con la penisola e sostenuta dai media come Radio e TV Capodistria, si è consolidata soprattutto nel secondo dopoguerra, quando la lingua è divenuta un elemento centrale di coesione e di identità per la comunità italiana in Croazia e Slovenia.

Bilinguismo ufficiale
Nella seconda parte della conferenza, un’attenzione particolare è stata riservata al quadro giuridico che tutela l’uso dell’italiano. La relatrice ha spiegato che la Costituzione della Repubblica di Croazia e la Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali garantiscono il diritto all’uso della lingua e della scrittura delle minoranze nei rapporti con le istituzioni pubbliche, nelle scuole e nella vita culturale. Gli italiani in Croazia sono circa 13mila di cui quasi 10mila residenti nella Regione istriana. Qui la presenza della lingua italiana è particolarmente forte, vige un regime di bilinguismo ufficiale croato-italiano. L’italiano, oltre a essere lingua istituzionale, è anche parte integrante del paesaggio linguistico: segnaletiche, toponimi e iscrizioni ufficiali, insieme ad attività commerciali e iniziative private, contribuiscono a mantenerne la vitalità. Comunità sono presenti anche a Fiume, sulle isole di Cherso e Lussino e in Dalmazia mentre in Slavonia rimangono solo nuclei ridotti, spesso legati a famiglie di antica origine veneta e friulana.

Scuole e Atenei
L’intervento ha poi considerato gli aspetti didattici della questione. Il sistema educativo croato offre tre modelli di istruzione per la minoranza italiana: scuole interamente in lingua italiana, scuole bilingui e scuole croate in cui la lingua e la cultura italiana sono studiate come materie specifiche. Nel biennio 2025–2026 si contano circa 1400 alunni nelle scuole elementari italiane e oltre 600 studenti nelle scuole medie superiori. L’italiano è inoltre la terza lingua straniera più studiata nel Paese, dopo l’inglese e il tedesco, prima del francese. A livello universitario, l’italianistica è presente in cinque Atenei croati – Pola, Fiume, Zagabria, Spalato e Zara – che collaborano attivamente con numerose università italiane attraverso programmi Erasmus+, progetti di ricerca congiunti e corsi di aggiornamento per docenti. In conclusione, la conferenza ha mostrato come la lingua italiana in Croazia goda oggi di un articolato sistema di tutela giuridica e istituzionale, frutto di una lunga storia di convivenza, richieste e dialogo. Tuttavia la tutela non basta se la lingua non è vissuta e parlata. Mantenerla viva significa coltivarla quotidianamente, trasmetterla alle nuove generazioni, farla risuonare nelle scuole e fuori di esse: nei media, nella vita culturale, nelle relazioni sociali.

La relatrice Isabella Matticchio. Foto: AIA
La professoressa Nives Zudic Antonic presenta la relatrice. Foto AIA
Il saluto del Vice Console Massimo Broglia. Foto AIA

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