L’Istria veneta. Documenti e ricerche storiografiche

XXI Convegno annuale di studio della Deputazione di Storia Patria per la Venezia Giulia

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L’Istria veneta. Documenti e ricerche storiografiche
Grazia Tatò e Salvator Žitko. Foto: ROSSANA POLETTI

Si è tenuto a Trieste il XXI Convegno annuale di studio della Deputazione di Storia Patria per la Venezia Giulia. Il tema dell’incontro è stato dedicato a “Cultura e società nel Settecento nell’Istria veneta fra conformità e fermenti”. In apertura la presidente del sodalizio, Grazia Tatò, ha espresso la soddisfazione di poter finalmente riprendere l’attività pubblica dopo due anni di sospensione a causa del Covid. “Il tempo intercorso è stato utilizzato – ha riferito – per trasferire le biblioteche della Deputazione di Storia patria e della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria dall’Archivio di Stato, dove erano depositate, all’IRCI di via Torino. 30mila volumi su quest’area e sulla nostra storia in primavera saranno fruibili dal pubblico; faremo un’open day – ha concluso Tatò – per far sapere che esiste un bel centro studi e di ricerca”.

Necessaria la digitalizzazione
Nel corso della mattinata si sono susseguiti alcuni interventi, tra questi l’interessante suggerimento del prof. Antonio Trampus che, sul Settecento istriano, sulle ricerche in corso e prospettive internazionali, ha ricordato la frammentazione dei tanti centri di ricerca e archivi sparsi sul territorio e la necessità di far conoscere dove sono collocati, far sapere cosa c’è dentro ognuno e programmarne la digitalizzazione e ricostruzione virtuale.

Classi patrizie e massoneria
Il prof. Giuseppe Trebbi si è soffermato su alcuni aspetti legati all’impoverimento delle classi patrizie nel secondo Settecento, sulla loro ricollocazione professionale in settori produttivi più poveri, nei mestieri artigiani. Le classi patrizie decadute continuavano a far parte dei consigli di governo, ma in realtà finivano con il rappresentare gli interessi delle classi popolari, disegnando così l’avvio di una visione democratica nel Friuli e nell’Istria.
Luca Manenti si è soffermato a raccontare “La massoneria in Istria nell’età napoleonica”, riferendo di una realtà molto complessa, che vedeva comunque coinvolto tutto il mondo intellettuale e delle grandi professioni. Il nascente irredentismo era targato massoneria e ha lasciato cospicua documentazione e una particolare raffigurazione artistica di sé stesso.
Kristjan Knez e Marina Paoletić della Società di studi storici e geografici di Pirano e del centro Combi di Capodistria hanno affrontato temi di natura economica nei suoi aspetti principali, la produzione di olio e vino. Hanno riferito di come parassiti e mercato abbiano modificato le colture, di quanto abili fossero nelle tecniche di coltivazione gli antichi proprietari terrieri, le cui dimore in gran parte sono andate in rovina.

I Grisoni e i conti Sabini
In ripresa di seduta pomeridiana Salvator Žitko della Società storica del Litorale di Capodistria ha inquadrato la figura del conte Francesco Grisoni vissuto a Capodistria a cavallo tra Sette-Ottocento. “Ciò che resta del personaggio è la sua biblioteca, un patrimonio librario la cui provenienza è di difficile individuazione – ha riferito -. Parte di essa fu ereditata dalla famiglia Grisoni e da quella dei conti Sabini, parte invece proviene dai suoi acquisti effettuati in Italia e Francia. La formazione culturale di Grisoni avvenne tra Siena e Torino. L’illuminismo stava cambiando rapidamente l’ottica sociale, sviluppava nuovi modelli culturali; nella biblioteca sono stati trovati volumi di Voltaire e Montesquieu. I ceti superiori di allora erano la nobiltà e clero, godevano di grande mobilità nell’Europa occidentale e nel Mediterraneo, erano cosmopoliti, capaci di comprendere culture diverse. Così è per Grisoni e per i suoi contemporanei, Gravisi, Combi, l’isolano Besenghi, tutti dotati di proprie private biblioteche, che contenevano materiale filosofico, giuridico, letterario, religioso. Grisoni – ha concluso Žitko – non fu né letterato né erudito, non ha scritto e lasciato nessuna sua opera”.

Certificati della famiglia Battiala
Deni Vlačić del Parlamento ciacavo di Albona ha raccontato gli ultimi ritrovamenti dei documenti riferentisi alla famiglia albonese Battiala, casualmente rinvenuti soltanto una decina di anni fa. “Sono stati catalogati nell’Archivio di Pisino e trasferiti nel Museo nazionale della città – ha ricordato -, che era il palazzo di proprietà dell’importante famiglia. Di particolare interesse i testamenti, i contratti di matrimonio e quelli personali del sacerdote Antonio Battiala”.
In conclusione Lucia Pillon ha riferito sugli studi relativi al monastero di Sant’Orsola di Gorizia, i cui riferimenti all’Istria e alla Dalmazia sono più recenti e si fanno risalire all’epoca dell’esodo, quando ospitò molte giovani che divennero religiose, ormai tutte scomparse. Altrettanto interessante fu il vicino istituto magistrale di Škofja Loka che fino all’Ottocento fu l’unico luogo in cui le donne potevano acquisire un titolo di studio. Le ricostruzioni storiche sono state fatte attraverso i registri contabili, sopravvissuti alle distruzioni.

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