
La vita e l’arte si intrecciano nell’opera dell’artista fiumana Milijana Babić, da sempre interessata a dare ai temi sociali un’espressione visiva e performativa. Lo ha fatto anche questa volta con un progetto di ricerca artistica sulla menopausa e sull’invecchiamento, il cui risultato sono un libro intitolato “Afterparty” e un calendario. Il progetto, durato due anni, è stato presentato l’anno scorso presso la galleria zagabrese Prozori, che opera nell’ambito delle Biblioteche civiche della capitale, mentre a Fiume la sua presentazione è in programma con una mostra multimediale che si potrà visitare dal 30 gennaio al 13 febbraio presso la Biblioteca civica. In questo contesto è prevista anche la presentazione del calendario e del volume “Afterparty”, che è inoltre uno dei dodici libri croati meglio progettati del 2025. A decretarlo sono state di recente la Biblioteca nazionale e universitaria di Zagabria, in collaborazione con l’Associazione nazionale dei designer (HDD). Il design grafico dell’identità visiva del progetto è firmato da Ana Tomić e Marino Krstačić-Furić.
Una sensazione di spiazzamento
“Su invito della galleria Prozori, che mi aveva proposto di presentare un lavoro nuovo, ho deciso di intraprendere una ricerca legata alle esperienze delle donne sulla menopausa e sull’invecchiamento – rileva Milijana Babić –. L’invito della galleria mi aveva infatti colto nel momento in cui vivevo in prima persona i cambiamenti associati alla menopausa. Si tratta di un argomento del quale né mia madre né le mie amiche più grandi hanno mai parlato, per cui mi sentivo un po’ spiazzata quando sono iniziati i primi cambiamenti ormonali. Non riuscivo a capire per quale motivo mi avessero colta così di sorpresa, per cui con l’intento di mettermi in contatto con altre donne, di scambiare esperienze e conoscenze e di rendere questo argomento un po’ più visibile, ho deciso di avviare una ricerca tramite le Biblioteche civiche di Zagabria e la Biblioteca civica di Fiume. Dal momento che la galleria Prozori opera in seno a una biblioteca pubblica, il media più indicato per presentare l’opera artistica scaturita dalla ricerca si è rivelato il libro, il quale verrà inserito nel fondo bibliotecario e potrà essere preso in prestito dagli utenti. Alle donne è stato lanciato un invito tramite un volantino, al fine di raccogliere materiale scritto e visivo che le partecipanti alla ricerca hanno potuto in seguito inoltrare personalmente nelle sedi delle biblioteche di Fiume e Zagabria, dove erano collocate apposite scatole per la raccolta del materiale. I contributi giungevano anche per posta e al mio indirizzo elettronico. Successivamente abbiamo introdotto anche il colloquio con le partecipanti, in quanto il nostro intento era quello di rendere rinforzante per le donne coinvolte e per me stessa il processo di ricerca che avrebbe portato all’opera finale. Le conversazioni erano quindi molto importanti perché hanno introdotto un aspetto nuovo nella ricerca, un rapporto di comunicazione reciproca che all’inizio del progetto era assente. Nel nostro lavoro abbiamo avuto il sostegno di musei zagabresi quali il Museo etnografico e il Museo d’Arte contemporanea, nonché il Museo d’Arte moderna e contemporanea (MMSU) di Fiume, l’associazione LORI, la comunità terapeutica della Casa della salute di Fiume ‘Matrix za snove’, del club dei pensionati di Čavle e altre organizzazioni come club di lettura, club dei pensionati e comunità terapeutiche. Gli incontri e i colloqui si svolgevano nel mio studio in Delta, ma venivamo ospitati anche in altre istituzioni e organizzazioni. Ad affiancarmi nel processo di ricerca sono state la curatrice della galleria Prozori, Petra Dolanjski Harni, che ha anche curato la mia mostra nella galleria, e la collaboratrice al progetto Željka Jelavić, etnologa che si è già occupata di un simile argomento nel suo lavoro di studiosa. Ci sembrava infatti importante avvalerci del contributo di un’esperta che si è approcciata al tema dal punto di vista scientifico e femminista. Entrambe sono anche redattrici del libro assieme a me”.
Forma discorsiva
Il materiale raccolto è stato lo spunto del libro artistico “Afterparty” e del lavoro “Pauza” in forma di calendario, che nella sua versione espositiva nella Galleria Prozori è stato presentato tramite 12 locandine ricavate dalle fotografie che compongono il calendario. L’esposizione che verrà allestita prossimamente presso la Biblioteca civica di Fiume sarà realizzata in forma multimediale per adeguarsi a uno spazio e contesto diverso.
Nella modellazione del libro Milijana Babić e i suoi collaboratori hanno voluto mantenere una forma discorsiva, che si è dimostrata importante nell’elaborazione dell’argomento. Il volume si compone di diverse esperienze di donne nei vari capitoli e sottocapitoli, corredati con illustrazioni e testi.
“Il libro tratta la menopausa e l’invecchiamento da diversi aspetti. All’inizio ci chiediamo come mai che le nostre madri non ce ne abbiano mai parlato, dopodiché proseguiamo analizzando i cambiamenti fisici e psicologici associati a questa fase della vita di una donna. Molto spesso non è facile riconoscere i segni della menopausa perché alcuni possono essere causati da determinate patologie, oppure sono la conseguenza di sfide in ambito familiare e sul posto di lavoro”.
Nel volume viene affrontato, tra gli altri, un argomento che viene considerato un tabù nel tabù, ovvero la sessualità femminile. Anche questo segmento della vita della donna, rileva Milijana Babić, risente dei cambiamenti ormonali, che possono causare secchezza vaginale e diversi disagi durante i rapporti intimi, nonché altri problemi. Un altro capitolo ha come titolo lo slogan di un’industria farmaceutica (Prendi una pausa dalla menopausa?). “Una delle partecipanti alla ricerca ha dichiarato che si tratta di uno dei peggiori messaggi che ha visto in questo contesto, il che ci ha spronati a osservare criticamente l’impatto dell’industria farmaceutica e dell’industria della bellezza, che ricavano dei profitti enormi giocando sullo spiazzamento delle donne in questa fase della vita. Ci soffermiamo sulle terapie ormonali sostitutive, di cui esistono esperienze disparate, sul ruolo delle amiche e delle donne della nostra vita come sostegno, in assenza di quello istituzionale. Manca infatti un approccio olistico al benessere fisico e psicologico della donna”.
L’invisibilità
Tra i temi molto sentiti dalle donne eterosessuali è quello dell’invisibilità: molte di loro erano abituate ad essere notate e ammirate dagli uomini, mentre in questa fase della vita sentono diminuire l’interesse del genere maschile nei loro confronti. Questa esperienza non è per forza negativa, puntualizza Babić, può essere anche rassicurante per le donne, che non si sentono più obbligate ad assecondare lo sguardo maschile. Preziose sono anche le esperienze di donne che non vivono in rapporti eteronormativi e non hanno la sensazione di riscoprire sé stesse come è il caso con le donne eterosessuali, le quali in molti casi in questa fase della vita trovano uno spiraglio di libertà dopo aver trascorso la vita al servizio delle loro famiglie.
Un altro argomento trattato dalla pubblicazione è la misura in cui gli ambienti lavorativi sono sensibilizzati a questa problematica, rilevando la questione della discriminazione e la necessità di redigere un “manuale per i datori di lavoro”. “Nel capitolo ‘Afterparty’ – prosegue la nostra interlocutrice –, le donne parlano della fase più tranquilla nella vita di una donna, la post menopausa, quando non ci sono più sbalzi del livello di ormoni e le donne iniziano a sentirsi meglio con sé stesse dopo aver attraversato un periodo di adeguamento. In queste pagine vengono esposte delle esperienze incoraggianti che possono aiutare le donne nel loro confronto con le sfide della menopausa”.
Un’interpretazione performativa
Il calendario è la seconda parte del progetto. “Esso si basa sulla mia interpretazione performativa del materiale raccolto nell’ambito della ricerca. Ciascun mese dell’anno è accompagnato da una fotografia alla quale si abbina una delle dichiarazioni delle donne raccolte durante la realizzazione del progetto. Al calendario ho collaborato, oltre che con i designer che ho già citato, anche con la fotografa slovena Nada Žgank. Abbiamo realizzato le foto nel mio spazio di vita intimo perché il progetto è in bilico tra vita e arte. Per me questo è stato un processo artistico estremamente importante perché mi ha permesso di relazionarmi con altre donne e di conoscere ciò che nell’ambito di questo tema chiamiamo ‘afterparty’ – il periodo dopo la menopausa che porta maturità e una maggiore connessione con sé stessi”.
Al progetto hanno preso parte circa 200 donne, mentre la loro età spaziava dai quarant’anni agli ottanta. Le donne di terza età hanno condiviso la loro prospettiva su un’epoca diversa nella loro vita ed è stato così possibile individuare i lati positivi e negativi di entrambe le epoche. “Le nostre madri, ad esempio, non erano costrette a pensare all’esistenza come siamo costrette a fare noi, ma al contempo non parlavano dei disagi che affrontavano da quarantenni e cinquantenni con i cambiamenti che accadevano nel loro corpo. Noi parliamo molto di più di questo argomento, ma molte informazioni che ci vengono presentate risultano confuse e spesso si tratta di pubblicità generate dall’industria della bellezza. Oggi è molto diffuso il culto della giovinezza e non è facile sopportare questa pressione”, osserva l’artista, che conclude: “Le esperienze femminili sono in gran parte definite dalle norme sociali del patriarcato, che siamo tenute a smascherare per poter comprendere i problemi che affrontiamo. Quando parliamo di menopausa, facciamo riferimento a uno stigma sociale che definisce l’uscita della donna dal periodo riproduttivo e il processo di invecchiamento come una perdita, come una cosa che è necessario nascondere o eliminare. I problemi legati alla menopausa non sono legati soltanto a questa fase nella vita di una donna, che è un processo naturale, bensì nei meccanismi di controllo dei corpi e delle vite delle donne. Allo stesso tempo siamo esposte a un approccio medicalizzato a questo argomento, evidente nei ‘sintomi’ che si devono alleviare o curare. Viviamo all’epoca del rafforzamento delle correnti ultraconservatrici che mettono in discussione i diritti riproduttivi acquisiti delle donne e ritengono colpevoli le donne per le violenze che subiscono. Questo è il contesto sociale all’interno del quale osserviamo questo tema e che è necessario cambiare, e uno dei modi per farlo è parlarne”.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































