LFF. Un festival che dà voce alla realtà

Sulla Piccola scena estiva di Abbazia è stata inaugurata la 23ª edizione del Liburnia Film Festival, la più vecchia rassegna croata dedicata al documentario

0
LFF. Un festival che dà voce alla realtà
Oliver Sertić, Alessandra Ban e Karolina Hrga. Foto: RONI BRMALJ

Sulla Piccola scena estiva di Abbazia si è sollevato il sipario della 23ª edizione del Liburnia Film Festival, il più vecchio festival croato dedicato al documentario, oggi riconosciuto come una delle manifestazioni culturali più autentiche e amate della regione. L’atmosfera che si è respirata all’apertura è stata quella delle grandi occasioni, quando una città intera sembra riconoscersi in un evento e lo celebra come un momento di identità collettiva.

La serata è cominciata con i saluti istituzionali. Il sindaco di Abbazia, Fernando Kirigin, ha preso la parola ricordando con orgoglio come il festival, nato in modo quasi intimo nel porticciolo di Icici, sia riuscito nel giro di due decenni a trasformarsi in un punto di riferimento, crescendo di anno in anno fino a conquistare la sua attuale cornice scenografica nel principale palcoscenico della perla liburnica. “È affascinante vedere – ha dichiarato il sindaco – quanto questo percorso sia stato costante e visibile, con passi avanti che hanno portato il festival a diventare parte integrante del tessuto cittadino e culturale”.

Un’esperienza completa e condivisa
Il direttore del programma del festival Oliver Sertić e la direttrice esecutiva Karolina Hrga hanno ringraziato il pubblico e i numerosi partner che hanno reso possibile l’organizzazione di questa edizione, sottolineando la ricchezza della proposta: 31 film documentari, incontri con gli autori, laboratori e vari avvenimenti di accompagnamento capaci di trasformare il festival in un’esperienza completa e condivisa. Alessandra Ban, in rappresentanza della Regione litoraneo-montana, ha aggiunto un tocco di poesia al discorso inaugurale, ricordando che “l’arte sa dare voce a chi non si vede e non si sente, e il documentario non cela la realtà dietro la finzione, ma la rivela in tutta la sua verità, con le sue ombre e le sue luci”.
L’apertura è stata resa ancora più intensa da un gesto carico di significato simbolico. Lo schermo si è oscurato per tre minuti, con il solo suono di una pellicola che frusciava in sottofondo. Un omaggio di solidarietà al popolo palestinese, ma anche un richiamo universale al valore della pace e della libertà. Un momento di silenzio e riflessione che ha preparato il terreno per l’ingresso nel vivo del programma, quasi a dire che il cinema non è mai solo intrattenimento, ma strumento di coscienza e responsabilità.

Serata inclusiva e partecipata
Le parole, tradotte per il pubblico internazionale da Ivana Ostojčić e rese accessibili anche ai non udenti grazie a Ivona Križić, hanno amplificato il senso di una serata che ha voluto essere inclusiva e partecipata.
La serata inaugurale ha proposto subito tre film di grande impatto. La prima mondiale di “Sui gatti e sugli uomini” di Sunčica Ana Veldić ha incantato con la delicatezza e l’umanità del suo sguardo. La regista, presente sul palco con un intervento breve e sincero, ha ammesso con modestia di avere poche parole da dire prima della proiezione, sperando soltanto che il pubblico potesse apprezzare il lavoro. E il pubblico ha apprezzato davvero: il film affronta il tema della sterilizzazione dei gatti randagi sulle isole croate intrecciandolo con il percorso personale della regista, che si identifica con la fragilità degli animali e ne condivide il destino. La sua è un’opera che unisce professionalità e amore, competenza e compassione, offrendo uno sguardo etico e profondo che ha emozionato e commosso.
È seguita la prima croata di “PS” di Aleš Suk, una ballata impressionistica sull’ultimo abitante di Vele Srakane, un’isola remota dell’Adriatico. In soli quindici minuti, il regista ha costruito un poema visivo fatto di immagini sospese, di silenzi che parlano e di nature morte che si trasformano in metafore di esistenza. Il titolo stesso, “PS”, gioca con più significati: post scriptum, nota a margine, ma anche “Posljednji Srakaneš”, ovvero “l’ultimo abitante di Srakane”. L’opera diventa così un contenitore di memorie residuali, una riflessione sulla dissolvenza della vita e sul confine sottile tra presenza e assenza. A completare il mosaico c’è lo sguardo dello studioso inglese Daniel Fein, che collega la dimensione poetica del film alla memoria storica e antropologica delle isole croate. Il volto di questa storia è quello di Silvano Skrivanić, creduto morto ma in realtà ancora vivo, sebbene lontano dalla sua casa, ospite di una struttura. Le immagini finali delle anatre immobili sull’acqua restano impresse come simbolo di quiete, attesa e malinconia.
A chiudere la serata inaugurale ci limiteremo a citara anche “La vita sul Monte Sisol” di Sanjin Stanić, che racconta la straordinaria impresa di Slobodan Dado Velikić, primo fiumano ad attraversare l’Atlantico in solitaria durante una delle regate più dure al mondo. Un racconto di coraggio e resistenza, che ha offerto al pubblico un finale vibrante e ispirante.

Otto premi ufficiali
Ma il Liburnia Film Festival non è soltanto proiezioni. Il cartellone di quest’anno propone otto premi ufficiali: miglior film, premio del pubblico, miglior regia, miglior fotografia, miglior montaggio, miglior sonoro, miglior film regionale e il premio della critica “Dragan Rubeša”, a cui concorrono 18 film, sei dei quali presentati in anteprima assoluta. Un risultato che testimonia la centralità del festival nel panorama del documentario nazionale e che conferisce ad Abbazia un ruolo privilegiato come palcoscenico culturale.
Grande attesa anche per gli appuntamenti di accompagmaneto alla sola proiezione delle pellicole: laboratori, workshop, dibattiti e soprattutto l’incontro informale “Un drink con gli autori”, tradizione molto amata che quest’anno si svolge al caffè Palme dell’hotel Bristol. Un’occasione per parlare liberamente con i registi, ascoltare retroscena e aneddoti e vivere il cinema in un modo più diretto e personale.
Il programma non si esaurisce con la Piccola scena estiva. A Villa Antonio, sede della Comunità degli Italiani di Abbazia, trovano spazio proiezioni parallele e incontri speciali. Già nella prima giornata è stato presentato “Ali e terra” di Stefan Malešević, premiato al festival Beldocs di Belgrado, a testimonianza della collaborazione che da anni unisce le due manifestazioni in uno scambio proficuo di opere e di idee.

La dimensione festiva
Per chi desidera prolungare la serata, gli organizzatori hanno pensato anche alla dimensione festiva del festival. Al Caffè Galija, infatti, si è svolto il primo after party con la musica trascinante della DJ Mirilo, sempre sorridente e capace di contagiare il pubblico con la sua energia positiva.
Con biglietti dal prezzo accessibile di 4 euro per le singole serate e 12 euro per l’abbonamento, e una proposta che mescola arte, cultura, riflessione e divertimento, il Liburnia Film Festival conferma la sua vocazione popolare e inclusiva. L’apertura ha avuto il respiro delle grandi celebrazioni: la città si è riconosciuta in un evento che non è soltanto rassegna cinematografica, ma esperienza collettiva, specchio della società e finestra aperta sul mondo.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display