Letteratura italiana senza confini in un’Europa che supera le frontiere

Presentati alla Comunità degli Italiani di Fiume gli Atti dei convegni sugli scrittori fiumani Paolo Santarcangeli e Osvaldo Ramous, tenutisi rispettivamente nel 2022 e nel 2024

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Letteratura italiana senza confini in un’Europa che supera le frontiere
rosanna Turcinovich Giuricin, Corinna Gerbaz Giuliano, Gianna Mazzieri-sanković, Iva peršić e Maja Đurđulov. Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

La Settimana della cultura fiumana è proseguita ieri con un appuntamento imprescindibile per tutti coloro hanno a cuore la letteratura in lingua italiana di queste terre e apprezzano la preziosa opera di grandi come Paolo Santarcangeli e Osvaldo Ramous. In questo contesto, al Salone delle Feste della Comunità degli Italiani di Fiume sono stati presentati gli Atti dei convegni sugli scrittori fiumani Paolo Santarcangeli e Osvaldo Ramous, tenutisi rispettivamente nel 2022 e nel 2024. A parlare delle preziose pubblicazioni sono state le docenti del Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume, Corinna Gerbaz Giuliano, Gianna Mazzieri-Sanković, Iva Peršić e Maja Đurđulov, ma anche la scrittrice e giornalista Rosanna Turcinovich Giuricin e lo scrittore Diego Zandel.

Testimone della storia
Gli Atti del convegno su Santarcangeli sono stati curati dalle professoresse Iva Peršić e Maja Đurđulov, docente di lingua italiana, e pubblicati alla fine del 2024 dal Dipartimento di Italianistica in collaborazione con l’AFIM e la Comunità degli Italiani di Fiume. Come spiegato da Maja Đurđulov, la pubblicazione è intitolata “Labirinti e porti di Paolo Santarcangeli” ed è stata edita in forma cartacea e in versione e-book. La docente ha espresso l’auspicio che gli Atti vengano pubblicati anche sul sito della CI di Fiume e ha spiegato che in concomitanza con il convegno era stato pubblicato pure il cofanetto bilingue in italiano e croato del libro di Santarcangeli “In cattività babilonese/U babilonskom sužanjstvu”, edito dalla CI di Fiume in collaborazione con l’AFIM, tradotto in lingua croata da Damir Grubiša e curato da Ervin Dubrović. Gli Atti sono stati stampati in 150 copie.
Maja Đurđulov ha elencato brevemente i dati salienti della biografia di Santarcangeli (Fiume, 1909 – Torino, 1995), spiegando che è stato scrittore, saggista, traduttore e testimone delle vicende drammatiche della Seconda guerra mondiale e del secondo dopoguerra. La docente Iva Peršić si è soffermata sui contributi dei relatori del convegno, che hanno analizzato l’opera di Santarcangeli da diversi aspetti. Roberto Ruspanti si è soffermato sull’attività di Santarcangeli quale raffinato traduttore della lirica ungherese; Francesco De Nicola ha analizzato il suo aspetto di narratore; Gianna Mazzieri-Sanković ha messo a confronto “Il porto dell’aquila decapitata” con “Il cavallo di cartapesta” di Osvaldo Ramous; Elvio Guagnini ha analizzato il saggio di Santarcangeli “Homo ridens”, una ricerca sul concetto del comico e dell’umoristico. Elis Deghenghi Olujić fa una riflessione su Santarcangeli in relazione al tema dell’esodo, trattato in due volumi della Battana editi nel 1990-91; Johnny Bertolio si sofferma sulla produzione poetica di Santarcangeli e prende in considerazione circa 50 anni della vita dell’autore in cui questo si è dedicato alla poesia, mentre Damir Grubiša fa una riflessione su Santarcangeli e il fascismo prendendo come spunto il libro “In cattività babilonese” accostato a testimonianze analoghe di Primo Levi e Carlo Levi. Martina Sanković Ivančić mette in evidenza una chiave di lettura antropologica e sociologica del libro “In cattività babilonese” e mette in risalto il bisogno di Santarcangeli di fare i conti con la propria identità, mentre Corinna Gerbaz Giuliano analizza la prospettiva dell’esilio nelle opere “Il porto dell’aquila decapitata” e “In cattività babilonese”, identificando un duplice esilio dell’autore, quello di ebreo e di italiano.
Maja Đurđulov ha spiegato che il volume è monolingue in italiano, ma gli abstract di ciascun contributo sono tradotti in lingua croata. Ha ricordato infine che la copertina degli Atti è adornata dalla fotografia di Bruno Bontempo, ex giornalista e redattore del nostro quotidiano e di “Panorama”, nonché fotografo.

Una produzione universale
Gianna Mazzieri-Sanković ha presentato gli Atti del convegno “Quei tempi senza misura di Osvaldo Ramous” e ha ricordato che quest’anno (più precisamente l’11 ottobre) ricorre il 120esimo anniversario della nascita del grande scrittore, poeta e intellettuale fiumano. Ha pure espresso l’auspicio che entro quella data verrà collocata sulla casa natale di Ramous una targa commemorativa. La docente ha curato gli Atti assieme alla collega Maja Đurđulov, mentre anche in questo caso la fotografia sulla copertina è di Bruno Bontempo. Nel volume l’opera di Ramous viene collocata in una letteratura italiana senza confini in un’Europa senza confini, come rilevato da Mazzieri-Sanković, aggiungendo che Ramous è stato un autore del quale dobbiamo andare fieri e che non può essere legato soltanto al nostro territorio. Gli Atti contengono contributi di Elvio Guagnini, che si sofferma sui racconti di Ramous, mentre Francesco De Nicola analizza il romanzo “Il gabbiano sul tetto” di Ramous, che fu un grande successo all’estero, ma è ancora inedito in lingua italiana. De Nicola ha osservato che il romanzo venne scritto alla fine degli anni Cinquanta, ma non va collocato nella corrente del neorealismo, in quanto si tratta di un’opera originale. Il libro verrà pubblicato in collaborazione con l’AFIM in autunno. Seguono i contributi di Cristina Benussi, Sanja Roić, Maja Đurđulov, Martina Sanković-Ivančić, Gianna Mazzieri-Sanković, Arianna Paljuh, Robert Predovan, Damir Grubiša, Diego Zandel, Ilona Fried e Rosanna Turcinovich Giuricin.
Ai presenti si sono rivolti infine l’autrice e giornalista Rosanna Turcinovich Giuricin, la quale ha rimarcato la qualità a la lungimiranza del progetto, mentre Diego Zandel ha ricordato che gli scrittori succitati sono autori in lingua italiana, ma in Italia non sono conosciuti, mentre invece con lo spessore della loro opera reggono il confronto con i massimi esponenti della letteratura italiana. Secondo Zandel, questi autori fiumani meritano un capitolo nelle scuole italiane.

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