L’età dei lumi, motivo di vanto e d’orgoglio

Aperta la mostra a cura del Centro «Carlo Combi», sulla cultura del ‘700, da Giuseppe Tartini a Gian Rinaldo Carli

Kristjan Knez, Roberta Vincoletto e Mario Steffè

Inaugurata ieri la mostra “L’età dei lumi. Giuseppe Tartini, Gian Rinaldo Carli e la cultura del Settecento”, allestita presso la Loggia vecchia. Gli anniversari del 2020, ossia i 300 anni dalla nascita del Carli e di Girolamo Gravisi, nonché i 250 anni dalla morte del Tartini hanno permesso un approfondimento del periodo con rilievo particolare sul capoluogo dell’Istria veneziana, Capodistria. Il progetto però ha visto la luce soltanto quest’anno a causa della pandemia. “Ci sono tutti gli elementi per una riflessione su una stagione importante per l’erudizione, la poesia, la letteratura, gli studi linguistici, l’attenzione del patrimonio librario e più in generale per una ricostruzione documentale sui legami adriatici e oltre, in particolare con centri quali Venezia, Padova, Rovigo, Brescia, ma anche Milano, considerati gli alti incarichi del commendatore Carli”, ha introdotto l’iniziativa Kristjan Knez. Un distillato di attività culturale nato grazie a una squadra di istituzioni, in primis il Centro italiano “Carlo Combi”, il Circolo di cultura istroveneta “Istria” di Trieste, il Ministero della Cultura sloveno, i Comuni di Capodistria e Pirano, la CAN costiera e quelle di Capodistria e Pirano con i sodalizi “Santorio Santorio” e “Giuseppe Tartini” delle stesse località, la Società di studi storici e geografici di Pirano, l’Unione Italiana e l’Università Popolare di Trieste. Come illustrato da Roberta Vincoletto, i pannelli che rimarranno in mostra fino al 29 agosto prossimo, offrono un quadro storico-culturale del XVIII secolo, passano per il Maestro delle Nazioni, si soffermano sulle istituzioni formative come il Seminario Vescovile e il Collegio dei Nobili, l’unica realtà laica volta alla formazione, fondato già nel 1675. A questi si aggiungono l’Accademia dei Risorti, fondata nel 1646 e rimasta in attività fino al 1806 assieme al Teatro che, nonostante le vicende alterne, fu un chiaro segnale di ripresa dopo gli anni della pestilenza che si era portata via il 60 per cento della popolazione del territorio. Da ricordare anche la Biblioteca, allestita dal Gravisi assieme al Carli il cui fondo librario venne ceduto nel 1806 al Collegio dei Nobili, oggi custodito dal ginnasio italiano. L’esposizione si conclude con una panoramica dei personaggi illustri dell’epoca, che affiancano i protagonisti. “A mostra conclusa, i materiali passeranno sul digitale, dove rimarranno consultabili per sempre”, ha spiegato la Vincoletto. “La cornice della Loggia vecchia si è rivelata un luogo espositivo molto interessante, come lo è anche il periodo storico in questione, nonostante risulti meno approfondito rispetto a quello dell’Umanesimo più maturo. L’età dei lumi è stata caratterizzata da grandi innovatori”, ha dichiarato Mario Steffè, vicesindaco e presidente della CI “Santorio Santorio”, che si è detto lieto e fiero di aver contribuito al progetto. Un po’ d’amaro rimane per aver dovuto rinunciare alla grande esposizione tra Capodistria e Pirano, intralciata dall’epidemia, che vedrà invece confluire l’impegno in un catalogo espositivo in fase d’ultimazione. All’inaugurazione hanno presenziato numerosi rappresentanti delle istituzioni, tra i quali anche Maurizio Tremul presidente dell’Unione Italiana, Emilio Fatovic e Fabrizio Somma dell’Università Popolare di Trieste e Jessica Acquavita, vicepresidente della Regione istriana.

Nella Loggia vecchia la mostra sull’età dei lumi

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