Martedì 27 gennaio, alle ore 16, nell’atrio della Casa croata di cultura di Sušak (HKD), verrà presentata l’esposizione “I campi di concentramento dell’Italia fascista nel Litorale croato 1941-1943”, realizzata in occasione del Giorno della Memoria.
L’iniziativa si propone di colmare un vuoto nella memoria storica del Novecento europeo, portando l’attenzione sulla creazione di strutture d’internamento da parte dell’Italia fascista nei territori annessi dopo la disfatta del Regno di Jugoslavia.
Con la ridefinizione dell’assetto politico dell’Adriatico orientale nella primavera del 1941, vaste porzioni del Litorale croato e del Gorski kotar furono incorporate nel Regno d’Italia e sottoposte a una gestione civile modellata secondo i dettami ideologici del regime. L’inquadramento amministrativo nella neocostituita Provincia del Quarnaro segnò l’inizio di un progetto sistematico di omologazione culturale, volto a cancellare l’identità delle comunità slave.
L’emergere precoce di nuclei resistenziali tra i rilievi carsici e le aree boscose fu seguito da una spirale repressiva che colpì in primo luogo la popolazione civile. Tra il 1941 e il 1943 furono istituiti campi d’internamento e, successivamente, veri e propri lager a Laurana (Lovran), Buccari (Bakar), Portorè (Kraljevica) e Campore (Kampor), sull’isola di Arbe (Rab). In queste strutture vennero recluse circa 23mila persone – prevalentemente croati, sloveni, serbi ed ebrei – costrette a vivere in condizioni di estrema precarietà; oltre tremila erano minori. Il campo di Campore, in particolare, registrò un tasso di mortalità drammaticamente elevato a causa di malnutrizione, epidemie e violenze sistematiche.
Questa tragica parentesi si concluse tra marzo e settembre del 1943, con il crollo dell’apparato fascista e la firma dell’armistizio. La mostra, realizzata in collaborazione con la Comunità ebraica di Fiume e basata sulle ricerche di Mladen Grgurić, è curata da Vesna Rožman e Sabrina Žigo. Sarà accompagnata da una pubblicazione e resterà aperta fino al 9 febbraio, offrendo un’occasione di riflessione collettiva e confronto critico con le ombre del passato.
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