Le forme del possibile nelle ombre e nelle aperture

Una mostra internazionale alla Rocca Paolina di Perugia si fa specchio del presente attraverso lo sguardo di 50 artisti, tra i quali anche i connazionali Lea Čeč, Tea Paškov e Bruno Paladin

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Le forme del possibile nelle ombre  e nelle aperture
Tea Paškov, Bruno Paladin e Lea Čeč. Foto: GENTILMENTE CONCESSA DA LEA ČEČ

Alla Rocca Paolina di Perugia ha preso corpo la quarta edizione della mostra “Oltre i confini”, organizzata da Spazio 121 Arte con il patrocinio del Comune. Fino al 14 settembre, la sala Cannoniera ospiterà opere di cinquanta artisti visuali provenienti da Austria, Croazia, Germania, Giappone, Iran, Italia, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna, Svezia e Stati Uniti. L’esposizione diventa un’occasione per avvicinare esperienze e linguaggi differenti, inserendosi in un luogo che invita alla riflessione e all’incontro. Pippo Cosenza, Arnhild Kart, Patrizio Roila e Salvo Seria hanno curato il progetto creando una struttura aperta, in cui le opere si relazionano tra loro e con lo spazio. La proposta muove dal desiderio di offrire uno sguardo plurale, in cui la diversità dei mezzi espressivi alimenta nuove possibilità di lettura.

Il tempo che abita le superfici
L’allestimento si snoda in un percorso articolato che mette in dialogo pittura, installazioni e azioni performative. Le opere interagiscono con l’architettura storica della Rocca, seguendone le geometrie, accogliendone le tensioni. Lo spazio antico diventa parte attiva dell’esperienza, suggerendo connessioni e continuità inattese. La mostra nasce da una rete di collaborazioni tra Spazio 121 Arte e diverse associazioni culturali europee. Alcuni degli artisti coinvolti vivono stabilmente in Italia, altri vi sostano temporaneamente. In ciascun caso, l’atto creativo si propone come esperienza di relazione e attenzione. Le opere invitano a spostare lo sguardo, ad attraversare forme che raccolgono domande e visioni senza imporre soluzioni. La Rocca Paolina contribuisce a rendere l’intero impianto espositivo un corpo vivo. Le sue strutture partecipano alla costruzione del senso, restituendo profondità e stratificazione temporale. Le superfici non restano immobili e accolgono le opere generando nuovi piani di significato.

Risonanze urgenti
In questo contesto, il tema del confine si estende ben oltre la sua definizione fisica e viene esplorato come soglia, passaggio, cambiamento, suggerendo percorsi, generando confronto, aprendo possibilità. La collaborazione con la Comunità degli Italiani di Fiume prosegue con la partecipazione di tre artisti fiumani i quali presentano lavori che riflettono, ciascuno a modo proprio, le tensioni e le potenzialità dell’epoca contemporanea. Nel testo introduttivo al catalogo, Melita Sciucca, già presidente del sodalizio, sottolinea l’importanza della continuità nelle relazioni culturali, ricordando come questi legami diventino occasione concreta di crescita. La collaborazione tra Perugia e il capoluogo quarnerino, avviata nel 2018, trova in questa edizione una nuova intensità.

Il tempo come movimento fluido
Lea Čeč propone il ciclo “Meditazioni sulla natura e sul tempo”. Le sue tele nascono da una ripetizione meditativa del gesto pittorico, attraverso cui emergono relazioni sottili tra elementi microscopici e forze cosmiche. L’artista riflette sul tempo come movimento fluido, sulla natura come energia in espansione, su ciò che si manifesta attraverso l’invisibile. Le immagini, costruite per sovrapposizione di segni e materie, generano un ritmo visivo che induce l’osservatore a entrare in uno stato di contemplazione. In questo processo, il lavoro artistico si fa esperienza esistenziale e possibilità di connessione.
Tea Paškov presenta tre opere: “Silenzio e movimento”, “In sintonia (Sognando a occhi aperti)” e “Frammenti”. Nei suoi lavori si avverte il desiderio di una bellezza quieta, l’eco di una pace cercata nel profondo. La frammentarietà, per l’artista, è cifra della realtà contemporanea, ma anche linguaggio aperto alla possibilità di ricomporre ciò che appare disgregato. Il silenzio non è assenza bensì spazio fertile per un ascolto più profondo e per il gesto che cura.
Bruno Paladin affronta il dramma dei conflitti contemporanei attraverso una pittura astratta e stratificata. Le sue opere, realizzate con chine, acquerelli e carta riciclata, portano il titolo “Nuove possibili realtà di terre distrutte” e alludono a territori martoriati come quelli dell’Ucraina e di Gaza, ma anche ad altre geografie ferite. Le esplosioni, le scie, le fratture che attraversano i lavori sono tracce di una realtà attraversata dalla violenza, ma anche aperture verso una coscienza che non si rassegna. “Oltre i confini” si configura così come una trama di voci e segni che attraversano il nostro tempo, un invito a osservare ciò che accade attorno e dentro di noi con sguardo aperto, oltre le barriere tracciate dall’abitudine e dall’indifferenza.

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