Le «coincidenze» passano la mano alle «rivelazioni»

Palazzo Gravisi ospita la mostra fotografica di Rebeka Legović

Una parte dei lavori esposti a Palazzo Gravisi

Doppio appuntamento giovedì sera a Capodistria per la fotografa connazionale Rebeka Legović, in occasione del finissage della mostra “Coincidenze complementari” esposta alla Galleria del Porto e il vernissage delle “Rivelazioni prioritarie” allestite a Palazzo Gravisi-Buttorai in visione fino al 19 giugno prossimo. Alla cerimonia di chiusura ha preso la parola Dean Mehmedovič, direttore della Galleria “Insula”, che ha annunciato i contenuti delle prossime esposizioni in Riva dei Bagni. Successivamente l’incontro è proseguito a Palazzo Gravisi-Buttorai, alla presenza pure del Console generale d’Italia a Capodistria, Giuseppe D’Agosto. Il padrone di casa Mario Steffè, presidente della Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” ha spiegato che si tratta effettivamente di una ripartenza dopo il lungo periodo di chiusura. Anche se nel frattempo sono stati diversi gli eventi proposti su varie piattaforme, sicuramente è mancato a tutti il contatto in presenza, sia agli organizzatori culturali sia al pubblico. Una ripresa dunque in tutta sicurezza e con l’auspicio che il percorso si possa protrarre durante l’estate e anche più in là, nonostante le incognite che gravano sugli sviluppi epidemiologici. Si è detto lieto di ospitare le opere della Legović, ai più nota come giornalista e conduttrice televisiva piuttosto che in veste di fotografa.

Rebeka Legović, Mario Steffè e Dean Mehmedovič

L’idea per la mostra era nata un anno fa, in occasione del prestigioso premio IPA ottenuto a New York nel 2019 e poi nuovamente nel 2020, ma per forza maggiore è stata realizzata soltanto questa primavera. Dopo un’accurata presentazione dell’artista ha ceduto la parola al critico d’arte Mehmedovič che ha analizzato e interpretato i lavori esposti. Ha messo in evidenza il fatto che nel settore della fotografia è sempre più complesso distinguere in mezzo alla mole di scatti quello artistico. In chiusura è stata l’autrice stessa a spiegare come e perché è approdata al mondo della fotografia. Da sempre appassionata di moda, è cresciuta collezionando magazine del settore lasciandosi poi catturare dalla fotografia. All’inizio addirittura si vergognava quasi di far sapere che se ne occupava. Le foto sono tutte costruzioni dei suoi mondi, ha raccontato, sono “Rivelazioni prioritarie” come recita il titolo, perché sono dei paesaggi costruiti ma reali in cui domina il gioco netto di linee, luci e ombre, una metafora che risiede in ognuno di noi. La Legović cerca sempre di trovare degli scenari che possano diventare dei luoghi metafisici, surreali. “Forse la serie ‘Né in cielo né in terra’ mi rappresenta molto, perché vivo proprio da una e dall’altra parte e quando fotografo riesco a nascondermi in questi mondi e scappare da questo nostro Medioevo, che stiamo vivendo in tutti i sensi”, ha rivelato continuando in maniera critica “siamo una società fortemente imbavagliata in cui la libertà di pensiero, di parola e di visioni è molto limitata. Mi creo dei mondi a parte in cui in parte ci vivo e cerco di trovarli nel quotidiano passeggiando per Fiume, altre città e altri continenti”. Ha concluso ammettendo di essere molto meticolosa nel creare le fotografie. Quando trova un luogo lo osserva per giorni e cerca di capire come reagisce la luce in determinate condizioni meteorologiche, come una persona può essere inserita dentro quello spazio e come potrebbe dialogare. In questo senso non sono scatti improvvisati ma molto studiati: dietro ci sta lo studio dei colori, della scelta delle modelle, del trucco e delle acconciature. “Ci penso, ci vivo dentro e per fortuna che ci sono le fotografie, perché altrimenti, in questo mondo, potrei anche uscire di senno”, ha concluso l’artista. L’esposizione e il catalogo che ne è scaturito edito dalla CI “Santorio Santorio”, sono stati realizzati nell’ambito del programma culturale della CAN di Capodistria e della CAN costiera, con il sostegno finanziario del Comune di Capodistria e del Ministero sloveno della Cultura.

Finissage alla Galleria del Porto

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