Marino Jugovac è un nome che risuona con forza nell’ambiente artistico, ben oltre i confini nazionali. La sua creatività ha saputo catturare e tradurre la bellezza del paesaggio istriano in opere che hanno raggiunto oltre che gli ambienti istriani e nazionali, luoghi come la Francia, l’Italia, l’Ucraina, la Bulgaria e persino l’Australia. Ogni scultura che esce dalla sua mente e dalle sue mani non è semplicemente un oggetto decorativo, ma un messaggero che porta con sé un profondo rispetto e amore per il territorio natio. Custode e interprete del suo ambiente, dà vita a opere che raccontano storie di cura e preservazione. Così pure la sua arte figurativa è un veicolo potente per un messaggio di responsabilità verso il nostro pianeta. Ogni opera da lui realizzata è permeata da un’energia vibrante, che emana una connessione diretta con la natura, la storia, le tradizioni e la cultura locali.
In occasione del 35º anniversario della sua galleria artistica “Veli Jože”, abbiamo avuto il privilegio di incontrarlo nella sua casa a San Valentino, presso Sterna. Qui, tra il verde della campagna e il profumo dei boschi, prevalentemente di castagni, ci ha raccontato il suo percorso artistico e l’importanza che con la sua arte attribuisce alla sua terra. Le pareti e gli spazi interni della sua abitazione – come pure quelli esterni – sono adornate da opere che riflettono la sua visione: ogni scultura, ogni dipinto è carico di significato e rappresenta un pezzo della sua anima. Tutto l’insieme riflette l’importanza dell’arte come strumento di amicizia e comunicazione, come sottolineato da Marino nella nostra conversazione. Le sue creazioni non sono soltanto estetiche: esprimono un desiderio profondo d’interazione con le persone e con la natura, inspirano a osservare il mondo che ci circonda con occhi nuovi, invitando a prendersi cura del nostro ambiente, a riconoscere la bellezza di cui siamo attorniati e a diventare custodi di questo patrimonio. Cosa questa espressa da Marino salutando all’arrivo, guardando al suo orto: “Si sta bene qua, all’ombra e al fresco, c’è pace e tranquillità, ogni tanto passa qualche macchina e qualcuno anche si ferma, tanto verde, aria sana, nessuno ci corre dietro”.

Foto: DENIS VISINTIN
Un artista autodidatta
Vogliamo risalire agli inizi della sua creatività artistica?
“Fin da piccolo, quando portavo gli animali al pascolo, saranno stati gli anni 1969/70, giocavo e mi dilettavo realizzando piccole sculture lignee e disegni. Portavo sempre con me qualche piccolo pezzo di legno, che intagliavo con la ‘britola’, col coltellino o con la falce. Qualche volta mi facevo male e ancora porto i segni sulle mani. Da adulto, ho lavorato a Grisignana al Centro della gioventù musicale internazionale. Ero a contatto con gli artisti e la mia voglia d’arte crebbe. Fra l’altro ho aiutato Ivan Lovrenčić mentre affrescava la chiesetta dei SS. Cosimo e Damiano e da solo ho realizzato e donato alla chiesetta 33 rosette lignee dorate, che fanno bella presenza tuttora sul soffitto. Sono un artista autodidatta, ho iniziato con la realizzazione di sculture lignee, i paesetti istriani. Mi era stato chiesto di esporle all’ufficio postale di Grisignana e lì furono notate da Vladimir Maleković, storico dell’arte, ex direttore del Museo dell’Arte e dell’artigianato di Zagabria e critico d’arte, che nella Città degli artisti soggiornava d’estate nella sua casa. Maleković credette trattarsi di opere di uno scultore accademico, chiese ai dipendenti il nome dell’artista e volle conoscermi. Fu talmente impressionato dell’originalità delle sculture che volle organizzarmi una mostra a Zagabria, cosa che poi successe e fu lui ad aprirmela. Maleković ha avuto un ruolo fondamentale nella mia affermazione artistica. Nel frattempo, nel 1990, avevo aperto a Grisignana una piccola galleria, la “Veli Jože”. Di paesaggi istriani ne avevo fatti e venduti moltissimi, tutti originali e diversi”.
Dopo la scultura è giunto il tempo della pittura?
“Lentamente, ho iniziato a dedicarmi anche a quest’arte. Allora era attivo a Grisignana Pino Bonanno, a cui devo tantissimo, a sua moglie Franca Vendrame, quindi Gianpietro Vianello Cassisa, la famiglia Rajković e altri artisti, dai quali ho appreso molto. Scoprivo con loro le tecniche artistiche: un po’ le intuivo da solo, altrimenti chiedevo come si fa. Ho iniziato con l’uso della terra, che utilizzavo nei mei quadri e la dipingevo. Usavo poi i minerali e tutto ciò che Madre natura offriva. Anche questi quadri furono notati da Maleković, che mi organizzò un’altra mostra a Zagabria. Mi perfezionavo continuamente, partecipavo a tante mostre personali e collettive e nel 2004 entrai a far parte dell’Associazione nazionale degli artisti professionisti (HZSU), grazie alle mostre personali e collettive allestite negli spazi espositivi ritenuti di rilievo, che portavano punteggio. L’ultima, quella decisiva, fu al Museo civico di Pisino e di conseguenza maturai i contributi nazionali per la pensione. Così ho vissuto d’arte, vendendola nella mia galleria a Grisignana e partecipando a mostre, colonie artistiche, ex tempore, simposi di scultura. Ho realizzato sculture di grandi dimensioni negli spazi pubblici di Grisignana, Portole, Sterna, Pisino, in Bulgaria, in Ucraina, il capitello di San Valentin, Italia, Austria. In Bulgaria tornerò con Pino Bonanno a fine settembre. Sculture realizzate con le mie mani, con il mio sudore, sfruttando i tronchi offerti dai boschi istriani. Sono soddisfatto d’aver realizzato e lasciato qualcosa a questa terra istriana dove sono nato e agli altri luoghi dove sono stato chiamato, a Grisignana, dove dalla Città degli artisti ho avuto molto. E spero di realizzare ancora qualche cosetta in futuro”.
Ha collaborato con nomi noti dell’arte internazionale, oltre a quelli già nominati?
“Certamente. Oltre che con Pino Bonanno, sua moglie Franca Vendrame e Gianpietro Vianello Cassisa, ho collaborato con Cesco Magnolato, che ha vinto il primo premio alla Biennale d’arte di Venezia nel 1954. Ma anche con Gianfranco Quaresimin, Otello Mamprin, Valentin Oman, importante pittore austriaco, e altri ancora. Devo poi molto allo storico dell’arte Marino Baldini, a Sonja Matijašić, a suo tempo direttrice dell’Università popolare aperta di Pisino, e all’ex direttore del Museo civico di Pisino Denis Visintin, a Lorella Limoncin Toth, che trent’anni fa allestì una mia mostra a Buie e a Eugen Borkovsky, curatore della Galleria Fonticus di Grisignana”.

Foto: ERIKA BARNABA
Un trampolino di lancio
Fra le mostre importanti a cui ha partecipato, «Pazin -Pariz» è stata un po’ il suo trampolino di lancio internazionale?
“Grazie a Pino Bonanno e a Sonja Matijašić ho partecipato a quest’importante mostra a Parigi. Questa mostra m’ha fatto conoscere al mondo artistico francese e per me è stata un’esperienza importante, un confronto che ha contribuito alla mia crescita artistica.”
Tra le mostre importanti spicca «Esodi», una mostra che all’epoca ha colpito per il suo profondo significato umano e di protesta?
“Ho partecipato a questa mostra con Cesco Magnolato, Gianfranco Quaresimine e Otello Mamprin. Abbiamo esposto a Venezia, nell’ambito delle iniziative collaterali alla Biennale d’arte di Venezia, a Marghera, al Castello di Pisino e a Grisignana. Il tema era profondo, una levata di voce artistica verso i drammi umani migratori che allora imperversavano nel Mediterraneo. È stata un grido comune espresso con voci e timbri diversi, forte e duro, violento e impaurito, testimoniato dalla verità espressa dalla nostra arte, facendo nudi gli uomini, incapaci di costruire un futuro nonostante le tragedie del passato”.
La sua arte è stata sempre legata all’attualità, alla protesta, a quell’arte che deve esprimere in qualche modo un messaggio?
“L’arte deve sempre dire la sua, criticare l’ingiustizia, altrimenti che arte è? L’artista deve essere sempre di qualche passo avanti al tempo. Cosa che io cerco di fare nelle mie opere, richiamando alla salvaguardia del territorio istriano, alla cura del legno e dei boschi, la tutela degli animali, il rispetto dell’ambiente e delle cose spirituali. A ciò si richiamano i miei cicli scultorei degli angeli e dei cipressi, quest’ultimi ripresi nella mia arte figurativa. Si tratta più che altro di una cosa religiosa e spirituale”.

Foto: ERIKA BARNABA
Abbiamo accennato prima alle sculture realizzate negli spazi pubblici. Lei è sicuramente tra gli artisti del territorio che hanno assorbito, avuto dal territorio, da Grisignana, ma ha anche lasciato qualcosa. A Grisignana per esempio c’è «La musa degli artisti», nella vicina Pertici «Il cinghiale», a Portole «La castagnera», a Sterna l’«Arcangelo Michele», a San Valentino l’omonimo capitello?
“L’arte è un qualche cosa con cui si restituisce al paesaggio ciò che esso dà. Nella vita va lasciato un segno. Ho voluto fare donazioni e non guardare sempre ai soldi, che servono per vivere. Va dato qualche cosa anche pro populi. A San Valentino sono nato, a Sterna sono stato battezzato, a Portole sono andato a scuola, Grisignana mi ha dato l’evoluzione artistica, la scultura di Pertici indica il rispetto della natura, anche se abbellisce la sede dei cacciatori, ma non vuole ricordare la mia attività di caccia. Ho lasciato poi sculture pubbliche in Germania e in Bulgaria. Al Castello di Pisino la scultura ‘Gli spiriti del Castello’ era stata realizzata unitamente a un laboratorio pubblico, cui aveva partecipato l’amico Bruno Cappelletti, importante scultore purtroppo scomparso. Pisino in un certo senso ha rappresentato la mia definitiva consacrazione scultorea. Anche qui a San Valentino ho svolto un laboratorio per i bambini dell’asilo di Verteneglio”.
Tra le sue iniziative recenti, l’ideazione e la partecipazione all’«Arte in barrique»?
“È un’ìniziativa voluta da me, Pino Bonanno, Denis Visintin e Denis Zigante, con il supporto del sindaco di Grisignana Claudio Stocovaz e l’abbiamo realizzata nella Cantina vinicola dei Zigante a Stanzia Corazza, in quel di Castagna. È un’iniziativa importante, una delle prime del genere in Croazia e in Istra, forse anche la prima”.
Tutta la sua arte gira intorno a San Valentino. Cos’è San Valentino per l’artista Marino Jugovac?
“È il luogo della mia infanzia e di vita, la mia base, la mia musa ispiratrice, dove creo in mezzo alla natura. M’ispira tutto, non solo la natura, il mio tempo di pensare, da tutto viene fuori qualche cosa. È uno sfogo, una terapia, un bisogno che ti porta a realizzare sempre qualcosa, un qualcosa più importante del materialismo e che spiritualmente ti rende più felice. Per me, tutto nasce, tutto si crea e nulla si distrugge a San Valentino”.
In un’epoca in cui l’urbanizzazione minaccia sempre più la natura, artisti come Marino Jugovac ci ricordano l’importanza di preservare e celebrare il nostro patrimonio culturale e naturale. Con la sua arte, Marino invita tutti noi a riflettere sulle nostre responsabilità e a rinnovare il nostro impegno verso un futuro più sostenibile. Le sue opere, da quasi quarant’anni, ci parlano, ci insegnano e, soprattutto, ci uniscono in un dialogo profondo con la bellezza del nostro pianeta.

Foto: DENIS VISINTIN
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































