L’arte a Fiume tra le due guerre

Daina Glavočić

FIUME | Nella sede della Comunità degli Italiani di Fiume è stato presentato il libro della nota storica d’arte fiumana, Daina Glavočić, “Le belle arti tra le due guerre a Fiume 1920-1940”. È un volume che tratta la storia dell’arte relativa al capoluogo quarnerino tra gli anni 1920 e 1940, di cui si sentiva realmente il bisogno, in quanto nel secondo dopoguerra l’argomento veniva più o meno sottaciuto dalla storiografia ufficiale. Pertanto, come spiega l’autrice nella prefazione al prezioso volume, questo è frutto della necessità, notata già una trentina di anni fa, di riunire in un luogo i dati sulla situazione delle belle arti a Fiume, concepito come una panoramica degli avvenimenti sulla scena artistica e dell’attività dei protagonisti in quel periodo storico in città.

Genesi del libro

La pubblicazione, edita dalla Comunità degli Italiani di Fiume, è stata presentata da Mario Simonovich, dall’autrice stessa e dal traduttore del libro in italiano, Rodolfo Segnan, i quali hanno illustrato brevemente la genesi e la struttura del libro.
“La versione croata del libro è stata pubblicata nel 2016 ed è frutto di un durissimo lavoro, confermato dalla grande quantità di dati e riferimenti che si trovano nel testo – ha esordito Simonovich –. Le prime 73 pagine sono dedicate allo studio delle premesse, delle realizzazioni in campo artistico nel Ventennio. Il libro nel suo insieme si può leggere su due piani: in primo luogo come un testo informativo, mentre in secondo luogo è ricco di spunti per un ulteriore lavoro di approfondimento”, ha osservato Simonovich, il quale ha spiegato, facendo riferimento al clima artistico di Fiume nel XIX secolo, che all’epoca gli aspiranti artisti fiumani si recavano a Venezia per studiare arte. È il caso di Giovanni Simonetti e di Alberto Angelovich. Le cose cambiano, però, all’inizio ‘900, quando l’attenzione si sposta verso Budapest. Nella capitale ungherese si formeranno, di conseguenza, Ladislao De Gauss e Romolo Venucci. Simonovich ha spiegato pure che nella formazione dei giovani artisti la sua parte l’ha avuta anche la municipalità di allora, che elargiva borse studio per i giovani che volevano studiare a Venezia.

Scarse lezioni di arti figurative

“Nel XIX secolo le lezioni di arti figurative non venivano impartite con regolarità ed erano poco frequentate – ha proseguito Simonovich –. Con l’arrivo di D’Annunzio, però, l’atmosfera cambia, in quanto egli porta a Fiume un notevole gruppo di artisti che viene bene accolto dai fiumani. In città vengono organizzate mostre in una varietà di spazi espositivi. La prima venne organizzata nel 1919 nel Palazzo Bachich, seguita da altre in spazi più o meno rappresentativi. Questi eventi influiscono favorevolmente sull’interesse per l’arte tra i cittadini. Uno degli spazi che ospitò mostre dell’epoca fu anche la celebre Sala Bianca nel complesso del Teatro Fenice”, ha ricordato Simonovich.
Nel 1925, negli spazi dell’ex Liceo venne organizzata una Mostra internazionale, mentre nel 1927 ebbe luogo a Roma la prima esposizione di arte fiumana. L’evento si svolse sotto il patrocinio di Mussolini, mentre all’inaugurazione presero parte tutti i ministri del suo governo e le loro Maestà. Nell’occasione venne esposto anche un dipinto di Ladislao De Gauss, oggi custodito al Quirinale. Uno degli spazi espositivi più importanti tra le due guerre fu l’attuale Scuola elementare Nikola Tesla (all’epoca Scuola Manin), costruita nel 1934 anche per ospitare allestimenti artistici. In quell’ambiente si terranno fino al 1941 le più importanti manifestazioni artistiche, organizzate dal Sindacato degli artisti. Sempre nel 1941, da Trieste giunse il pittore Carlo Sbisà, che decorò l’atrio del Grattacielo di Fiume.

Opera che offre nuovi stimoli

A dare una propria visione del volume è stato anche il traduttore Rodolfo Segnan, il quale ha osservato che nel suo lavoro è costretto a tradurre una vasta gamma di testi di diversa qualità e ogni tanto, tra i tanti testi prolissi e dozzinali, gli capita di occuparsi di un’opera bella, che trasforma il lavoro in piacere. “Questa è una di quelle opere che offre nuovi stimoli per approfondire le proprie conoscenze e scavare ancora più profondamente nell’argomento, già elaborato con tanta meticolosità da Daina Glavočić”, ha rilevato Segnan.
L’autrice ha spiegato che per studiare le arti figurative e l’architettura fiumana i primi stimoli le sono stati forniti dalla storica d’arte, prof.ssa Radmila Matejčić, come pure dall’esule fiumana Anna Antoniazzo Bocchina, partecipante attiva della scena artistica fiumana interbellica e autrice dello studio, pubblicato nel 1982, “Arti e artisti a Fiume dal 1900 al 1945”. “La mia ricerca era inizialmente pensata per fornire informazioni agli studenti di storia dell’arte sui dipinti custoditi nel fondo del Museo di Arte moderna e contemporanea (MMSU), nel quale lavoravo come curatrice – ha ricordato la studiosa –. Non avrei mai pensato che il testo sarebbe stato tradotto in italiano. La mia intenzione era scoprire le opere di pittori fiumani e riprodurle a colori”.
Nel volume sono presentate le biografie e le opere di trenta artisti attivi a Fiume nel Ventennio.
Ai presenti si è infine rivolta Orietta Marot, presidente del sodalizio fiumano nel precedente mandato, la quale ha osservato che il progetto di traduzione del volume le stava molto a cuore, per cui ha voluto ringraziare l’attuale presidente della CI, Melita Sciucca, per averlo portato a termine.
La veste grafica del libro è stata curata da Vesna Rožman. La tiratura è di 300 copie. La realizzazione del volume è stata possibile grazie al finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia e dell’Università Popolare di Trieste.

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