La musica elettronica: dalle sue origini, negli anni ‘20, sino ad oggi si è evoluta in tutti i sensi per diventare – oggi – un genere dalle tante variazioni e un pullulare di deejay e produttori. Ma c’è un gruppo che ha dato una svolta cruciale nell’evoluzione: i tedeschi “Kraftwerk”, nati a Düssdeldorf nel 1970 grazie a un’idea decisamente visionaria di due studenti: Ralf Hütter e Florian Schneider. Il gruppo – che poi è diventato quartetto – è oggi ancora attivo, dando così prova di saper resistere all’agguerrita concorrenza nel mondo dell’elettronica, sempre più commercializzato grazie pure allo sviluppo digitale.

Un’esperienza immersiva
Ce ne siamo accertati all’Arena Pola in un concerto non dal tutto esaurito, ma che tuttavia non ha inciso sulla resa complessiva. Due ore di “Kraftwerk” in cui, della formazione originale, è rimasto solo Hütter. Si presentano con tute dai colori fosforescenti e accesi, in posa sempre statica nel suonare strumenti minimalisti, ma tutto ciò abbinato al buon impianto audio, alle proiezioni video in 3D, agli effetti luci che a tratti illuminano le arcate dell’Arena, crea un’esperienza immersiva e, ne siamo certi, per tanti unica nel suo genere. Alla base, comunque, restano intatti gli elementi caratteristici della loro longeva carriera: precisione, atmosfera futuristica, il rapporto tra uomo-suoni-macchina. Una vastissima gamma, questa, in cui le fonti di ispirazione decisamente non mancano. Bastano i rumori di un’autostrada, dei treni e automobili – ecco così “Autobahn” del 1974 che li ha portati all’attenzione mondiale, ma qui non si tratta solo di dischi venduti, ma di ciò che ha dato prova: utilizzando esclusivamente delle “macchine” (i sintetizzatori) è possibile catturare l’interesse e portare le nuove dimensioni a grandi successi. Su questa strada – in tutti i sensi – è anche “Trans Europe Express/Metal on Metal/Abzug”.

Uomo e innovazione
In poche parole, la tecnologia e suoni meccanici al servizio della creatività – nei loro concerti diventa ancora più fruibile con le immagini che non smettono mai di scorrere, sincronizzate con la musica. “Home computer/It’s more fun to compute”, “The Man Machine”, “Computer love”, “Electric cafè” sono alcuni dei brani che meglio rappresentano questo rapporto tra uomo e innovazione. Impattante anche “Radioactivity” del 1975, in cui si denota un’evoluzione nell’uso della tecnologia, ma anche nel contenuto: remixato nel ‘91, da molti è definito un manifesto sui rischi dell’energia nucleare. In questa parte del concerto c’è un omaggio al musicista – e anche amico sin dal primo concerto nel 1981 a Tokyo – Ryuichi Sakamoto. Scomparso nel 2023, per “Radioactivity” ha scritto i testi in giapponese. L’omaggio è con la cover di Merry Christmas, “Mr.Lawrence” – brano composto da Sakamoto per il film giapponese dallo stesso titolo. Curioso invece il brano “Model” del 1981 che in parte si discosta dalle altre produzioni perché un po’ più melodico, orientato verso il pop, sfiorando quasi la dance music.

Note veloci e vibranti
Sui display non più immagini di computer, satelliti, robot, ufo, linee che ricordano il tracciato di elettrocardiogrammi e quant’altro, bensì di varie modelle in bianco e nero, quasi per volerci far riflettere sulla cultura dell’immagine che spesso deve fare i conti con il consumismo. Questa non è l’unica “eccezione” dei “Kraftwerk”: appassionati di ciclismo (chi lo direbbe?), nel 1983 hanno prodotto la canzone “Tour De France” in occasione dell’80esimo anniversario della nota competizione. Produzione, poi, che nel corso degli anni, ha visto diverse “riprogettazioni” e un arricchimento della loro cifra stilistica e filosofia: la ricerca si estende al movimento dell’uomo e bicicletta – veloci, vibranti, energici e inebrianti nel raggiungere il traguardo del tour. Gran finale con “The Robots” – brano simbolo che poi, in seguito, ha profondamente influenzato l’evoluzione della musica techno. Alla fine, un semplice inchino e via verso le tappe successive del tour 2026 – un’agenda molto fitta in cui Pola è stata l’unica esibizione in Croazia.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.






































