«L’Archivio di Stato vuole diventare un ente moderno»

A colloquio con il nuovo direttore dell’istituzione fiumana, Markus Leideck, il quale illustra l’importanza del processo di digitalizzazione al quale è stato sottoposto il materiale archivistico

Foto: RONI BRMALJ

Dall’anno scorso l’Archivio di Stato di Fiume ha un nuovo direttore, lo storico e archivista Markus Leideck, subentrato a Goran Crnković, il quale aveva guidato l’illustre istituzione per diversi anni. Markus Leideck è stato assunto all’Archivio fiumano nel 2018, dopo aver lavorato per nove anni all’istituzione omologa di Pisino. All’Archivio istriano si occupava dei fondi archivistici e delle collezioni, ha curato due mostre e ha lavorato a progetti tematici di raccolta di materiale archivistico in Croazia e fuori dai suoi confini. Ha proseguito con questo lavoro anche dopo essersi trasferito all’Archivio fiumano. In veste di direttore dell’ente ha avviato una serie di progetti volti al miglioramento dei servizi forniti dall’Archivio di Stato, all’ampliamento degli spazi nei quali viene custodito il materiale archivistico e all’aumento della visibilità dell’ente in Rete.

 

Quali sono gli obiettivi del suo programma legati alla gestione dell’Archivio di Stato di Fiume e quali progetti verranno realizzati nel prossimo periodo?
“L’obiettivo più importante è migliorare lo standard di conservazione e tutela del materiale archivistico, in quanto la definizione di un archivio ed il ruolo principale di quest’istituzione è proprio la conservazione – precisa Markus Leideck -. Inoltre, uno degli obiettivi è pure aumentare l’accessibilità al fondo dell’Archivio, il rispetto del diritto all’accesso all’informazione e l’avvio di nuove attività in conformità con la prassi negli archivi croati ed europei. Nel contesto dello sviluppo, contiamo di incrementare la capienza dei magazzini, il numero di fondi archivistici e di collezioni analizzate e sistematizzate e il numero di ricercatori. Al contempo renderemo possibile una maggiore accessibilità in Rete del materiale d’archivio e tenderemo verso la posizione di centro per la digitalizzazione del patrimonio archivistico e di altre forme di patrimonio culturale nel territorio di nostra competenza. Infine, il nostro obiettivo è rendere più riconoscibile il nostro ente e trasformarlo, mantenendo il suo tradizionale ruolo di luogo di ricerca scientifica, in un archivio moderno”.

L’anno scorso è stato presentato il progetto “La ricostruzione di Fiume”. Di che progetto si tratta e che importanza ha nel contesto dell’Archivio e del capoluogo quarnerino?
“Nell’ambito di questo progetto promuoviamo il patrimonio archivistico, architettonico ed edilizio fiumano, come pure il nostro lavoro. È stato avviato nel 2019 e presentato in diversi quotidiani. In questo contesto posso dire che la topoteca dell’Archivio (https://dar.topoteka.net/), che utilizziamo a questo scopo, registra un alto numero di visite. Fin dalla pubblicazione del progetto nell’aprile 2020 abbiamo avuto più di 4.500 visite al nostro sito. Qui bisogna sapere che una visita alla piattaforma corrisponde a una visita ‘dal vivo’ alla sala lettura dell’Archivio, in quanto il materiale che viene visionato online è comunque utilizzato, anche se non fisicamente. Pertanto, l’anno scorso abbiamo registrato visite da quasi tutti i Paesi europei, ma anche dal Canada, dagli USA, dalla Cina, dal Giappone… Nel prosieguo, in collaborazione con i proprietari degli edifici rappresentativi di Fiume, oltre che pubblicarli online, contiamo di sistemare pure dei codici QR sui palazzi rappresentativi di Fiume. I cittadini e visitatori che si troveranno in città potranno così visionare i progetti architettonici, le cartoline e le fotografie che riguardano un determinato edificio per conoscerlo meglio. In tal modo, Fiume potrà vantare un nuovo prodotto turistico e l’Archivio verrà visitato da più persone. Infine, questo progetto rappresenta un’ottima base per ulteriori attività pubbliche”.

Nell’Archivio avete avviato il processo di digitalizzazione del fondo. Quale percentuale è stata finora digitalizzata?
“Il processo di digitalizzazione è iniziato circa sette anni fa, al fine di conservare meglio il prezioso materiale archivistico e renderlo più disponibile agli utenti. Viene digitalizzato il materiale di particolare importanza, quello che viene richiesto più spesso e quello che è stato sottoposto a un intervento di restauro. Si lavora sistematicamente, ad esempio, alla digitalizzazione della Collezione di registri e del fondo Uffici tecnici della Città di Fiume. Sono proprio le immagini tratte da quest’ultimo fondo la base del progetto ‘Le ricostruzioni di Fiume’. L’Archivio conserva circa 8mila metri di fondo archivistico, mentre finora ne è stato digitalizzato tra l’uno e il due per cento. Vorrei aggiungere che il processo di digitalizzazione è relativamente veloce, mentre la preparazione del materiale che viene fotografato, il quale spesso si trova in pessime condizioni, richiede molto più tempo”.

In che modo è organizzato il lavoro nell’Archivio durante la pandemia? Il fondo è accessibile ai ricercatori? In quale misura le restrizioni antipandemiche hanno reso più complesso il funzionamento dell’Archivio?
“Credo che l’Archivio sia riuscito a mantenere la qualità dei suoi servizi rispetto al periodo antecedente lo scoppio della pandemia. Anzi, in parte li abbiamo anche migliorati avendo trasferito la sala lettura dal primo piano al pianterreno. Naturalmente, come il resto del mondo, abbiamo dovuto introdurre delle misure di prevenzione. Viene segnato ogni ingresso nel palazzo, viene misurata la temperatura del corpo di ciascun dipendente e visitatore, abbiamo ridotto il numero di posti nella sala lettura, gli utenti sono tenuti a prenotarsi per poter venire in un determinato orario a svolgere le loro ricerche, ecc. Il fondo archivistico, tenendo conto di tutte le misure di sicurezza, è sempre a disposizione dei ricercatori nella sala di lettura”.

La villa che ospita l’Archivio è sottoposta a un intervento di ristrutturazione già da diverso tempo. In quale fase sono i lavori?
“Nell’edificio della direzione, ovvero nella villa dell’arciduca Giuseppe, si lavora al momento al rinnovo dell’ala ovest, al pianterreno. Sono stati effettuati i lavori preparatori per sistemare al pianterreno tutti i contenuti indispensabili agli utenti, ai clienti e ai visitatori dell’Archivio. In linea con le direttive dell’Istituto di conservazione dei beni storico-culturali di Fiume, sono stati sottoposti al restauro la porta d’ingresso e la tettoia, mentre attualmente in quell’ala della villa sono in corso i lavori d’assetto di due uffici nei quali saranno sistemati i servizi amministrativi e contabili dell’Archivio. Questa fase dei lavori e i preparativi si concluderanno entro la fine di marzo di quest’anno, dopodiché all’Archivio si potrà accedere attraverso l’ingresso più rappresentativo nell’ala ovest della villa. In questo modo sarà semplificato e velocizzato il lavoro con gli utenti e di conseguenza migliorato il servizio del nostro ente.
Nel 2021, nella villa verranno resi più sicuri, con la sistemazione di porte antincendio, due magazzini di grande importanza e, inoltre, si concluderanno i lavori al cosiddetto ‘bunker’, al fine di rendere più ordinati e organizzati gli spazi nei quali si conserva il materiale più prezioso.
Quest’anno daremo il via alla stesura della documentazione di progetto per l’opera di restauro dell’intera villa e in questo contesto potremo contare sull’appoggio del Ministero della Cultura e dei Media e della Città di Fiume”.

Sono abbastanza spaziosi gli edifici dell’Archivio per conservare la grande mole di materiale del quale dispone?
“I magazzini dei quali disponiamo al momento sono in gran parte pieni, per cui negli anni a venire, a seconda dei mezzi dei quali disporremo, adatteremo gli spazi in via dell’Acquedotto per poter accogliere un’ingente quantità di materiale. Ciò vuol dire che dovremo rinforzare i solai e sistemare armadi mobili al suo interno. In questo modo, nell’arco di quattro anni metteremo in funzione altri mille metri di scaffali per sistemarvi il fondo archivistico”.

Riesce a portare avanti il suo lavoro di ricercatore, nonostante gli impegni ai quali deve assolvere in veste di direttore dell’Archivio?
“Il tempo che ho a disposizione è scarso, ma comunque riesco a dedicarmi ad alcuni temi aperti in precedenza”.

L’attività dell’Archivio di Stato comprende pure un ricco programma di mostre. Quali progetti espositivi verranno realizzati prossimamente?
“Quest’anno abbiamo pianificato tre mostre. A giugno, in occasione della Giornata internazionale degli archivi e delle Giornate di San Vito a Fiume, allestiremo le mostre ‘L’operato di Ivan Klobučarić’ (Opus Ivana Klobučarića) e ‘La cittadinanza fiumana’ (Riječka zavičajnost). La prima verrà allestita in collaborazione con l’Archivio di Graz. L’esposizione è stata cofinanziata l’anno scorso dal Ministero della Cultura e dei Media e dalla Città di Fiume e già pubblicata online nella topoteca dell’Archivio, ma speriamo di poterla presentare in una situazione di ritorno alla normalità negli spazi dell’Archivio e successivamente sui pannelli in Corso. Il secondo progetto espositivo verrà realizzato in collaborazione con il Museo di Marineria e di Storia del Litorale croato. La mostra comprende una decina di preziosi documenti di conferimento della cittadinanza a stranieri a Fiume che hanno maturato il diritto di sistemarsi permanentemente in città e diventarne cittadini. Si tratta di documenti prodotti nell’arco di due secoli.

Alla fine del 2021 allestiremo la mostra ‘7 anni – 5 governi’ che parlerà attraverso il materiale foto-documentario della città e delle vicende che si sono susseguite dal 1918 al 1924. Questo è stato, infatti, uno dei periodi più turbolenti nella storia di Fiume, che ha visto susseguirsi in città ben cinque governi”.

Qual è il futuro dell’Archivio di Stato di Fiume?
“Lo sviluppo dell’ente richiede ingenti investimenti negli edifici in cui lavoriamo, nell’infrastruttura informatica, nell’attrezzatura e nella formazione dei dipendenti dell’Archivio. Gli sviluppi in questi campi contribuiranno al miglioramento della qualità dei nostri servizi e ai risultati del nostro lavoro in generale, che è possibile seguire in maniera molto reale e sistematica”.

 

Tra poco le sculture restaurate faranno ritorno in sede
I lavori all’interno della villa che ospita l’Archivio di Stato hanno coinvolto anche i conservatori attualmente impegnati all’opera di restauro della Stazione ferroviaria di Fiume, in quanto proprio nel palazzo delle Ferrovie sono state sistemate le cariatidi che decorano la facciata della villa dell’arciduca Giuseppe e uno scudo con lo stemma.

Una delle due cariatidi

“In accordo con i conservatori dell’Istituto di conservazione di Fiume, le sculture e lo scudo sono stati sostituiti l’anno scorso con delle repliche – ha precisato Markus Leideck -. Le sculture originali di calcestruzzo colato erano troppo danneggiate per essere risistemate sulla facciata. Mi spiego: nel 2019 erano state svolte delle ricerche in base alle quali è stato stilato uno studio di conservazione della sede della direzione dell’Archivio. Nell’ambito dello studio è emerso che già alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso le sculture si trovavano in pessime condizioni in seguito all’azione degli agenti atmosferici e ai danni meccanici. Nelle fotografie dell’Istituto di conservazione del 1968 si nota che le teste e quasi tutte le mani delle figure erano già all’epoca completamente o notevolmente erose. Successivamente vennero messi in atto degli interventi di restauro che purtroppo ridussero ulteriormente il loro valore estetico e di conseguenza vennero perse le parti caratteristiche della fisionomia delle sculture. Ebbene, nell’ambito dell’ultimo intervento di restauro in base ai resti delle sculture originarie sono stati creati degli stampi dai quali sono state modellate le repliche.

Lo scudo con lo stemma

Per quanto riguarda le sculture originarie, l’Archivio aveva la possibilità di riporre in un magazzino i loro resti, o di riprenderle in forma ricostruita. Dal momento che ci stanno a cuore gli originali, a prescindere se si tratti di resti cartacei o in calcestruzzo, abbiamo optato per la seconda variante. Il loro ritorno all’Archivio è atteso a breve, dopo che saranno ritoccati. Questo lavoro è stato affidato all’impresa Terracotta che l’anno scorso aveva svolto i lavori di conservazione e restauro all’Archivio, mentre attualmente i suoi esperti sono impegnati nei lavori in corso alla Stazione ferroviaria. Al ritorno degli originali all’Archivio, questi verranno esposti permanentemente nel grande atrio nella parte meridionale della villa, dove assieme alla scultura di Francesco Giuseppe e ad altri lavori in pietra dei quali l’Archivio si prende cura formeranno una piccola glittoteca. Lì saranno in armonia con l’ambiente che in futuro avrà una funzione espositiva più marcata”.

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