L’acqua dall’epoca di Diocleziano fino ai giorni nostri

Nello storico edificio della riserva idrica di Spalato è stato inaugurato nei giorni scorsi il Museo dedicato alla sorgente della vita, unico nel suo genere sul territorio

Fotografie, manifesti, oggetti e busti in visione nel nuovo Museo dell’acqua

In via della Guerra patriottica, una delle arterie principali della città di Spalato, dopo un periodo di restauro, in occasione della Giornata internazionale dei musei, un’antica struttura, all’epoca edificio della riserva idrica, ospita da ora il Museo dell’acqua. Visitando lo spazio di questo nuovo museo anche se di piccole dimensioni, ci si può informare su tutto ciò che riguarda il mondo delle costruzioni dedicate all’uso dell’acqua intesa come potabile e curativa, ornamentale e monumentale. L’esposizione e l’allestimento portano la firma organizzativa del Museo civico di Spalato e della direttrice Branka Brekalo con la collaborazione del Comune di Spalato. L’autore della mostra e del catalogo è Marijan Čipčić.

Un lavoro costoso e faticoso

La storia dell’acqua viene descritta partendo dall’acquedotto costruito per volontà dell’imperatore Diocleziano. Le acque sono state prese dalle sorgenti del fiume Jadro fino ad arrivare alle fontane piccole per uso potabile e monumentale, costruite nell’arco dei secoli nei vari rioni della città. La struttura museale restaurata è nata per soddisfare e regolamentare l’uso dell’acqua nella città di Spalato. Nel 1700 a Spalato scarseggiava l’acqua perché l’acquedotto romano di Diocleziano era mal funzionante. Il prezzo dell’acqua era molto alto perché il trasporto dalla sorgente Jadro a Spalato richiedeva un lavoro dispendioso e faticoso. Il problema riguardo all’ottenimento dell’acqua da parte della popolazione spalatina fu affrontato da diversi sindaci e ingegneri tra il 1845 e il 1877. Non si riusciva infatti a trovare un finanziamento adeguato per concludere il progetto.

Alcune sculture in pietra

Il piano del sindaco Bajamonti

Il numero dei cittadini aumentava e il problema si faceva serio perché a Spalato fu costruita la ferrovia che si serviva di acque per alimentare le locomotive a vapore. Finalmente, il sindaco Antonio Bajamonti, nel 1877, presentò al Comune di Spalato un piano finanziario che poteva permettere di finire la ristrutturazione dell’acquedotto di Diocleziano. Nel 1879 Jakov Antonelli progettò la cisterna divisa in due parti, con la capienza di 530 metri cubi e l’altra di 250 che serviva da rifornimento alle fontane di Spalato.

Un modello della fontana di Dimitrij Barb

Le sorgenti del fiume Jadro

La struttura del nuovo Museo dell’acqua fu costruita sulla cisterna in stile neoclassico in pietra bianca proveniente dall’isola di Brazza, decorata con elementi in pietra dalla ditta “Dall’Ara” di Milano. All’interno dello spazio del Museo si può notare la pianta del piccolo edificio con le due cisterne sotto di essa che sono adiacenti ad un complesso archeologico basilicale di nome “Ad basilicas pictas”. La mostra presenta fotografie delle sorgenti del fiume Jadro da cui parte l’acquedotto di Diocleziano. Si può ammirare il progetto di restauro del ponte dell’acquedotto di Diocleziano risalente al 1845 e disegnato da Vicko Andrić come pure il restauro terminato nel 1880.

I bagni con acque termali in una locandina

Pozzi e cisterne

Un’altra parte della stanza espositiva è dedicata alla storia dei pozzi e delle cisterne più importanti di Spalato che si trovano nell’area urbana e nelle zone romane di importanza archeologica. Delle foto mostrano la bellezza decorativa di alcune parti iniziali dei pozzi nel periodo medievale, rinascimentale e barocco, appartenenti a vecchi palazzi nobiliari e monasteri. Su un’altra parte della parete viene affrontato l’argomento dell’acqua curativa di Spalato. Si può vedere una vecchia locandina che pubblicizza i bagni delle acque termali di zolfo presenti a Spalato. L’edificio, ancor oggi attivo come centro termale, è stato costruito in stile secessionista viennese ed è stato progettato dall’architetto spalatino Kamilo Tončić nel 1905. Interessanti sono le foto del 1965 in cui molti bagnanti nella località della Palude, oggi Poljud, si spalmavano il corpo di fanghi che avevano grandi effetti medicinali.

Fontane monumentali

Un altro tema del Museo è l’esposizione delle fontane situate in diverse località di Spalato. Molte di esse sono scomparse, altre possono essere viste nella parte antica della città ma sono fuori uso. Sono state esposte immagini di fontane monumentali come quella in stile secessionista di Villa Tončić, quella nel parco di Strossmayer, chiamato Đardin, costruita dallo scultore Pavle Bilić nel 1900. Interessante è la foto di una fontana scomparsa che si trovava davanti alla Piazza del Teatro di Spalato. Al centro di una delle stanze del Museo si può osservare un esempio della fontana monumentale di Dimitrij Barb fatta nel 2010. Il plastico della fontana monumentale creata in scala minore rappresenta l’originale copia della fontana che si trovava sulla Riva. La fontana monumentale fu inaugurata il 15 dicembre 1888. La costruzione della fontana avvenne per volontà del sindaco Antonio Bajamonti come monumento ultimo a ricordare tutto quello che era stato fatto per Spalato, i lavori e i progetti che riguardavano il problema dell’acqua e portati a termine con grande successo. L’autore della fontana è Luigi Ceccon da Padova. La fontana fu demolita il 30 maggio 1947. Nella sala sono esposti numerosi frammenti originali appartenenti alla fontana e una riproduzione della scultura di Nereide fatta nel 2010 dallo scultore Roberto Jozić. Il Museo appena aperto contiene nel libro delle presenze un grande numero di visitatori. I commenti e le considerazioni sul complesso sono molto positivi.

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