«La Vie en rose». Barbie sfila con gli abiti di nonna Ruža

Ana Bolobicchio (Anushcka) e Nina S. Vučetić sono le autrici di un progetto comune a distanza

La cultura e l’economia in generale sono state duramente colpite dalla pandemia da Covid-19 e la prima conseguenza dell’arresto dei consumi e dei trasporti di passeggeri è stato l’incremento del numero di disoccupati, un fenomeno presente non solo in Europa, ma anche nel resto del mondo. Migliaia di persone in Croazia sono state vittime indirette del virus, che ha falciato non soltanto i cittadini più a rischio, ma anche i posti di lavoro. Aspettando di trovare un altro impiego o di lanciarsi nel mondo dell’imprenditoria, due donne coraggiose, Ana Bolobicchio e Nina Strmotić Vučetić, si sono lanciate nella sfida della fabbricazione di originali abiti per le bamboline Barbie. La mente creativa non dorme mai, spiegano, e l’iniziativa #resta a casa è stata un’occasione unica per lanciarsi in questo progetto comune a distanza.
Il prodotto che ne è scaturito è un’interessante collezione di moda intitolata “La Vie en rose”, una chiara allusione alla cantante francese Édith Piaf. A differenza degli abiti presentati sulle passerelle alle quali siamo abituati, la collezione nata in questi mesi di quarantena è stata creata dalle mani esperte di nonna Ruža, la nonna di Nina, che dopo aver completato gli abiti in miniatura, purtroppo, è morta, lasciandoli come lascito alla nipote. Nonna Ruža, al secolo Ružica Babac, era una persona estremamente divertente. Negli anni Ottanta e Novanta ha realizzato moltissimi abiti a maglia e a uncinetto per le bambole della nipote e tali abiti sono ancora adesso moderni e interessanti.
Gli ultimi mesi di isolamento sono stati particolarmente pesanti per le persone che solitamente si spostano molto, hanno molti contatti sociali o si esprimono artisticamente in collaborazione con i colleghi. In Istria la situazione è stata particolarmente difficile soprattutto nelle prime settimane dallo scoppio dell’epidemia. Un team creativo di Pola ha deciso di contrastare il distacco sociale tramite uno shooting fotografico che non contravvenisse alle regole introdotte dall’Unità di crisi nazionale.
L’idea è nata dalla mente della fotografa Ana Bolobicchio (Anushcka), la quale si è rivolta ad amici e conoscenti tramite le reti sociali, lanciando un appello e una richiesta di collaborazione. Il desiderio più grande di Bolobicchio era di disconnettere il tasto “pausa” per far ripartire la vita creativa che si era bloccata per cause di forza maggiore. Dal buon inizio l’idea era di realizzare un progetto con le bambole Barbie, in modo da limitare i contatti sociali. All’appello ha risposto Nina Strmotić Vučetić (Blogerica u pelenama) la quale cercava già da tempo il modo di ricordare e rendere omaggio a sua nonna che non c’è più. Si è ricordata, dunque, dei numerosissimi abiti fatti a mano dalla nonna e che già da anni erano conservati in soffitta aspettando giorni migliori. La quarantena sembra aver portato questi giorni migliori alle creazioni di nonna Ruža, presentate dalle due giovani artiste.
Una sfilata d’amore e ottimismo
Inizia qui la storia delle bambole Barbie e di una nonna che ha fabbricato con tanto amore tutta una serie di vestiti per i manichini in miniatura. “La Vie en rose” è tutto ciò di cui in questi giorni abbiamo bisogno, assicurano le autrici, perché ci offre una visione del mondo forse un po’ romanzata, ma impregnata di ottimismo e amore. La sfilata di Barbie è nata in modo spontaneo, ma racconta una storia genuina di creatività e divertimento. La sfida per la fotografa è stata quella di uscire dalla sicurezza degli schemi mentali e creativi ai quali era abituata e di adeguarsi alle dimensioni ridotte delle bambole. Acquisendo la nuova prospettiva, Ana ha capito che le bambole offrono tante, innumerevoli possibilità e che si possono ottenere risultati impensabili con modelli umani.
Piccoli grandi capolavori
“Non lo dico perché è mia nonna – aggiunge Nina –, ma questi abiti sono dei veri e propri capolavori. Quando li ho rivisti da adulta ho capito che non hanno niente da invidiare alle creazioni di alta moda parigina. Da quel momento non sono riuscita a smettere di pensare come utilizzarli, includerli in una mostra o esporli al pubblico, in modo da ricordare mia nonna, sapendo che ne sarebbe stata contenta e fiera. Anche se la nonna non c’è più, la pandemia è stata un’occasione per non pensare alla morte ma celebrare la vita e il ricordo dei nostri cari. La collaborazione con Ana Bolobicchio è giunta nel momento giusto e ha dato risultati insperati”, ha ricordato l’artista. Entrambe le autrici della sfilata in miniatura hanno dichiarato che l’importante, in questi momenti, è mantenersi positivi e sfruttare al meglio il tempo libero a disposizione. “Tutti noi abbiamo bisogno di un po’ di sole, un sorriso, qualche momento di relax e spensieratezza e uno sguardo attraverso gli occhiali dalle lenti rosa, proprio quelli che vi offriamo noi con le immagini di ‘La Vie en rose’“ hanno concluso.
Una collaborazione nata dal… rallentamento
Per la prima volta dopo tantissimo tempo il mondo ha finalmente rallentato, ha dichiarato Nina Strmotić Vučetić, e questo cambiamento di prospettiva dello scorrere del tempo ha portato alla luce tutto ciò che solitamente non notiamo. “Abbiamo finalmente avuto il tempo di ripensare la nostra vita, di rivangare i ricordi, di sfogliare gli album di fotografie – ha spiegato – e proprio la visita al soffitto della casa dei miei genitori ha riportato alla luce uno scatolone zeppo di abiti per Barbie, fatti da mia nonna per le sue nipotine. Il bello di nonna Ruža era che, a parte il lavorare a maglia, lei sapeva avvicinarsi a noi, giocare con noi e farci sentire veramente bene, anche se ci costringeva a scrivere i compiti o fare cose che solitamente non sono piacevoli. Mi ha insegnato a fare tantissime cose, a lavorare a maglia, a uncinetto, a ricamare e a fare i biscotti. A volte quando le facevo visita spostavo le lancette del grande orologio per farle credere che avevamo molto più tempo per giocare di quanto lo fosse realmente. Quando ripenso a lei la vedo nella sua poltrona con gli aghi in mano e il grande cesto coi gomitoli. Ricordo anche l’impazienza di vedere cosa sarebbe uscito dalle sue dita esperte e dalle proposte che le davo. ‘Nonna, fammi un abito da sposa, ma uno vero, con il velo e lo strascico, e sopra mettici un bolero per non farle prendere freddo’ le dicevo e lei si metteva subito all’opera” ricorda Nina.
Fotografie di moda per niente usuale

Nonna Ruža

Anche se può sembrare strano, la realizzazione di fotografie di qualità con le Barbie non è stato un processo facile, spiegano le ragazze. Le sessioni fotografiche di questo tipo, alle quali avevano partecipato solitamente, sono il risultato di un team di persone tra cui parrucchiera, truccatrice, stilista, per non trascurare la collaborazione del modello. Qui invece tutto il lavoro è stato svolto dalle artiste, ovvero dalla fotografa Ana e dalla Barbie.
“In pratica ho fatto tutto da sola – illustra Ana –. L’ho vestita, pettinata, ho abbinato i pezzi di vestiario, ho cercato le posizioni più naturali di gambe e braccia, e sono stata osservata dai passanti increduli. Devo dire che l’imbarazzo era grande e ho trovato molto difficile e forse un po’ comico giocare con le bambole immortalando le loro pose. Dopo aver scattato le foto rimettevo la Barbie in borsa e scappavo“. D’altra parte Nina si occupava dei vestiti, li lavava e li stendeva ad asciugare, il che può sembrare semplice ma è un lavoro molto arduo, viste le loro dimensioni e il rischio che la molletta non li regga e li faccia cadere.
Un lavoro comune, su due fronti
A parte la consegna delle Barbie e dei vestiti, le due artiste non hanno avuto altri contatti e il lavoro si è svolto, dunque, su due fronti distinti.
Anche la realizzazione delle fotografie è stata più ardua di come si potrebbe immaginare. Il lato positivo delle Barbie è che non sono mai in ritardo (Ana ride), però in compenso non è possibile spiegare alla bambola che cosa fare. L’espressione del volto è sempre la stessa, non si può cogliere un sorriso o un’emozione, è un’esperienza solitaria che manca del fattore socializzante del dialogo e del rapportarsi ad un’altra persona in carne ed ossa. Il tutto è molto statico e prevedibile. La seconda fase, ovvero l’editing al computer delle fotografie, è stata altrettanto monotona. I modelli umani hanno delle pretese, vogliono che si “cancellino” le rughe, le lentiggini, le smagliature o altri difetti fisici, mentre la Barbie si accontenta di tutto, lasciando alla fotografa carta bianca.
La professionalità del prodotto finale
Non sono solo gli abiti a essere stati pensati e abbinati con occhio esperto, ma anche le location degli scatti, gli ambienti, i colori: tutto fa parte di un universo armonioso che compone la fotografia di moda. Al centro del prodotto finale non c’è soltanto la modella di plastica, ma anche le bellezze dell’Istria e di Pola, nonché la natura e tutti quegli elementi che in questo periodo di coronavirus per molti cittadini sono diventati irraggiungibili. Per questo motivo, spiega Ana Bolobicchio, la scelta è caduta spesso su paesaggi nei pressi del mare, le spiagge e altri punti di Pola, Medolino o altre località, gli uliveti, i muri a secco, i resti di antiche ville romane, boschi, prati e persino fotografie subacquee.
L’esperienza è stata una sorta di ritorno all’infanzia, spiega Bolobicchio, ovvero la combinazione di un gioco e di un lavoro altamente professionale. L’esperienza è stata talmente importante per le due artiste, che i progetti con la Barbie continueranno sicuramente anche dopo la quarantena. Per ora si sta pensando di realizzare mostre e altri eventi con una delle bambole più famose al mondo e che ora, grazie alle due artiste istriane, ha ottenuto anche un profilo Instagram, sulla quale sfoggia gli abiti di nonna Ruža (La Barbi En Rose – www.instagram.com/la_barbi_en_rose/?hl=hr).

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