«La Traviata», tra sentite interpretazioni e tenebroso minimalismo

Ha debuttato l’altra sera al Teatro Nazionale Croato «Ivan de Zajc» l’opera di Giuseppe Verdi, diretta dall’eccellente giovane Maestro Valentin Egel

Anamarija Knego ha rivestito Violetta con la sua spiccata sensibilità musicale

A cinque anni di distanza dall’ultima edizione, è andata in scena al TNC “Ivan de Zajc” “La Traviata” di Giuseppe Verdi, diretta da Valentin Egel con la drammaturgia e regia di Marin Blažević, la coreografia e regia di Mila Čuljak e Michele Pastorini. Le scene e le luci di Alan Vukelić e Marin Blažević. I costumi di Sandra Dekanić. Nei ruoli principali abbiamo visto Anamarija Knego (Violetta Valéry), Aljaž Farasin (Alfredo Germont) e Kevin Greenlaw (Giorgio Germont).

Un allestimento deprimente
La cronaca di Fiume ci racconta che, dopo “I lombardi”, dopo “Ernani”, “Attila”, “I masnadieri”, “Rigoletto”, “Trovatore”, al Comunale nel 1857 si inscenò “La Traviata”, sotto la bacchetta di Giovanni Zaytz, il quale, nella stessa stagione diresse ancora “Il Trovatore” e “Rigoletto”; insomma la Trilogia popolare.
Lo spettacolo dell’altra sera è stato esattamente così come ce lo aspettavamo: minimal, funereo, livido, deprimente – il gusto necrofilo va ancora per la maggiore. Ma era facile previsione. Sono almeno vent’anni che ci opprimono con allestimenti cervellotici, clonati, tenebrosi. Un’omologazione persecutrice. Salvo rare eccezioni.
Sì, sì, lo sappiamo. Bisogna concentrarsi sul dramma interiore dei singoli protagonisti, sulla psicologia dei personaggi. Bando ai fronzoli! Non ci pare però che un minimalismo più originale, meno cervellotico e magari colorato (siamo blasfemi?!), a seconda delle atmosfere, sarebbe di disturbo. Anzi! Sì, sì, lo sappiamo che l’attualità di “Traviata” va al di là del tempo. Non per questo è necessario porla in un alveolo metastorico, metafisico, simbolico, astratto ecc. ecc. Per motivi sanitari non c’era il coro – gli interventi corali erano registrati -, il balletto alla festa di Flora è stato tagliato. Perché invece non farne le riprese e proiettarlo? A che serve la tecnologia?

Le sedie onnipresenti
Grandi protagonisti dello spettacolo sono state le sedie. “Traviata, ovvero, la sedia!” Tipo vecchia osteria di paese, ma bianche. Onnipresenti, le giravano, le spostavano, ci salivano sopra in precario equilibrio (pure mentre cantavano le arie), scendevano, le ridisponevano in fila per due, per quattro, gli facevano fare balletti su una sola gamba, le scaraventavano, in un perpetuum mobile. Che significa? Gradiremmo essere “illuminati” in proposito.

In platea un pubblico ridotto ai sensi delle limitazioni imposte dalle misure antipandemiche

E se gli uomini di teatro imparassero ad ascoltare e a capire le suggestione della musica? Tutto inizia dalla musica. Bando agli intellettualismi.

Messi in risalto gli stati d’animo
Ma veniamo ai personaggi. Chissà perché Violetta porta gli occhiali? Miopia fulminante? Chissà perché Violetta porta i capelli cortissimi? Siamo a corto di parrucche? Oppure si vuole sfatare un mito?
Peraltro, la regia di Blažević ha messo in rilievo dettagliatamente, con forza e coerenza la miriade di stati d’animo che danno vita ai protagonisti. Anamarija Knego ha rivestito Violetta con la sua spiccata sensibilità musicale e il suo talento d’attrice, vivendo intensamente e con notevole drammaticità ogni momento di questo complesso personaggio. C’è tutto in Traviata; la caduta, la redenzione tramite l’amore, il sacrificio estremo, la purificazione…e la morte. Vocalmente, la Violetta di Knego c’era, e non c’era. Una grande Traviata è stata Virginia Zeani. C’è molto da imparare da lei.

Si presenta molto interessante e indicativa degli stati d’animo la gestualità di Violetta – Knego creata da Čuljak e Pastorini.

Anche Aljaž Farasin ha vissuto l’estasi, la lacerazione, il dolore, la rabbia, la delusione, la gelosia, la disperazione di Alfredo con il cuore in mano.

La voce di Farasin, peraltro nutrita, tende però, negli acuti, ad “andare indietro”. I due amanti sono divisi da una parete in plexiglass, simbolo, tra l’altro, di quella divisione, ossia di quell’unione che non riusciranno a coronare.

Ha fatto una figura dignitosa il giovane baritono Kevin Greenlaw nella parte di Germont. Deludenti i comprimari Sofija Cingula, Mirna Vidović, Marko Fortunato, Ivan Šimatović, Dario Bercich, Martin Marić e gli altri.

Raffinata e dosatissima l’orchestra, diretta dall’eccellente giovane Maestro Valentin Egel. L’ottima preparazione musicale dei cantanti e del coro è dovuta a Nicoletta Olivieri. Accettabili i costumi di Sandra Dekanić. Maestro concertatore Romeo Drucker.

Una delle maggiori opere mai scritte
Per la cronaca facciamo notare che “La traviata” è stata composta sul libretto di Francesco Maria Piave, a sua volta basato su “La signora delle camelie”, opera teatrale di Alexandre Dumas (figlio), che lo stesso autore trasse dal suo precedente omonimo romanzo. Fu in parte composta nella villa degli editori Ricordi a Cadenabbia, sul lago di Como e nella Tenuta di Sant’Agata. La prima rappresentazione avvenne al Teatro La Fenice il 6 marzo 1853 ma, a causa forse di interpreti carenti e – probabilmente – per il soggetto allora considerato scabroso, non si rivelò il successo che il suo autore si attendeva; fu ripresa il 6 maggio dell’anno successivo a Venezia al Teatro San Benedetto in una versione rielaborata e con interpreti più validi, come Maria Spezia Aldighieri e finalmente, diretta dal compositore, riscosse il meritato successo.

Una Violetta dai capelli cortissimi che porta gli occhiali

A causa della critica alla società borghese, l’opera, nei teatri di Firenze, Bologna, Parma (10 gennaio 1855 nel Teatro Regio di Parma come Violetta), Napoli e Roma, fu rimaneggiata dalla censura e messa in scena con alcuni pezzi totalmente stravolti. Sempre per sfuggire alla censura, l’opera dovette essere spostata come ambientazione cronologica dal XIX al XVIII secolo.
Per le rivoluzionarie e scabrose tematiche trattate, la perfezione melodica e l’asciuttezza ed efficacia delle orchestrazioni, l’opera è considerata uno dei capolavori di Verdi ed una delle più grandi opere mai scritte.

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