«La Tore». Una città in dialogo con la sua storia

Presentato a Palazzo Modello il numero 34 del foglio della Comunità degli Italiani di Fiume, che si conferma presidio attivo della memoria collettiva e della vitalità intellettuale fiumana

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«La Tore». Una città in dialogo con la sua storia
Rina Brumini, Florinda Klevisser e Bruno Bontempo. Foto ŽELJKO JERNEIĆ

Nell’accogliente Salone delle Feste di Palazzo Modello si è svolta la presentazione del numero 34 del foglio “La Tore”, pubblicazione emblematica della Comunità degli Italiani di Fiume. L’incontro, parte della Settimana della cultura fiumana, ha visto protagonisti la caporedattrice Florinda Klevisser, insieme ai redattori Rina Brumini e Bruno Bontempo, in rappresentanza di un’équipe editoriale composta anche da Lea Čeč, Vanni D’Alessio e Ivan Jeličić. Con la sua più recente edizione, la pubblicazione si conferma presidio attivo della memoria collettiva e della vitalità intellettuale fiumana, grazie a contributi che si avviluppano in modo raffinato tra storia, identità, linguaggio e arte, restituendo uno sguardo profondo sulla vita culturale della comunità.
Klevisser ha aperto la presentazione seguendo la personale consuetudine di iniziare dal fondo. “Alla fine del foglio trovate come sempre le “Quatro ciacole” in dialetto fiumano, curate da Bruno Bontempo. Questa volta il suo intervento è dedicato al film “Fiume o morte!”, che ha profondamente coinvolto la città. È un’occasione per riflettere sul nostro dialetto, sulle parole di un tempo e sull’importanza di mantenerle vive”.
“’La Tore’ – ha spiegato – non è soltanto un giornale comunitario, ma anche uno
spazio di narrazione storica. Quest’anno abbiamo avuto molti anniversari, premi,
eventi importanti da raccontare”. Bruno Bontempo ha proseguito con tono ironico – “Oggi a Fiume non ci si saluta più con un ‘come stai?’, ma con un ‘l’hai visto il film?’. Chi non l’ha fatto è ormai una pecora nera! Il mio pezzo è nato per scherzo, mescolando realtà e invenzione, e alla fine si è trasformato in una riflessione affettuosa sul film stesso”. Ha
ricordato poi Ettore Mazzieri, fondatore della prima serie del foglio – “Con i 34 numeri attuali e i 13 usciti tra il ‘72 e il ‘75, l’anno prossimo arriveremo a quota 50. Mazzieri fu il primo a pubblicare testi degli esuli, quando “La Voce del Popolo” non poteva. Un atto di coraggio, di amore per la fiumanità”.
Rina Brumini ha presentato le sue tre interviste, a partire da Lana Ćato, giovane figura poliedrica attiva come bibliotecaria e maestra del coro. “L’ho incontrata mentre digitalizzava l’archivio della biblioteca del Circolo. Poi l’ho vista al telegiornale, nel creare le baute, alla direzione del coro… È una persona modesta, ma piena di energia e iniziativa”. Ha poi raccontato gli incontri con Giulio Settimo e Mirko Soldano, rispettivamente ex e attuale direttore del Dramma Italiano. “Settimo mi ha parlato di ‘Il papà’, spettacolo che coincide con la sua paternità. Soldano, invece, ha scelto un tono più leggero, inviandomi due foto sorprendenti che scoprirete nel foglio”. Con commozione, ha ricordato anche l’articolo dedicato al nonno Raniero Brumini, firmato da Klevisser – “Io non sarei riuscita a scriverlo. Fingere che sia solo in viaggio mi è più facile. Ma Florinda ha saputo raccontarlo con delicatezza, restituendo ciò che vedevo fare a casa sua”.
Klevisser ha poi aggiunto che “abbiamo voluto dare spazio a chi ha segnato la nostra storia culturale. Oltre a Raniero Brumini, ricordiamo Alessandro Damiani con un articolo di Giacomo Scotti, e ospitiamo l’intervista alla console generale Iva Palmieri, prima donna in questo ruolo, che ha espresso pensieri profondi su tolleranza e dialogo”. In ultima pagina, un omaggio visivo all’artista Daria Vlahov, anche art director del foglio, con un’opera premiata all’Ex Tempore di Grisignana. Numerosi gli articoli di rilievo: Mario Simonovich firma un pezzo su estratti de “La Voce del Popolo” del 1945 e intervista Orietta Marot, nuova componente del CdA dell’Università Popolare di Trieste. Rudi Segnan propone un articolo sui vigili urbani fiumani degli anni Venti, ispirato dalle vecchie multe del nonno, e documenta le lapidi dei cinque caduti civili del Natale di Sangue, fotografate al cimitero di Cosala. Ampio spazio è dedicato alla pellicola “Fiume o morte!”: oltre all’analisi di Bontempo, il foglio ospita in esclusiva le foto dal set concesse dal regista Igor Bezinović, e una preziosa immagine del 1916 raffigurante gli internati fiumani nel campo ungherese di Tapiosuly, resa disponibile da Marino Micich. “Una pagina di storia sconosciuta” – ha commentato la caporedattrice – “Tramite QR code è possibile leggere i nomi dei 143 internati. Sarebbe bello poterli ricordare con una lapide”. Lea Čeč racconta le attività artistiche e associative – pittura, ceramica, cori – e intervista Sanjin Sanković, figura chiave della scena musicale locale. Non mancano le firme autorevoli di Gianna Mazzieri Sanković, Laura Marchig, Giuseppe Nicodemo, Patrizia Venucci Merdžo, Albert Merdžo, Corinna Gerbaz Giuliano, Ornella Sciucca, Marko Medved, Maja Đurđulov, Ivana Precetti Božičević e Helena Labus Bačić. A concludere, un doppio ricordo sportivo evocato da Bontempo relativo ad Alfredo Otmarich, detto Bobi, ex portiere della Fiumana e massaggiatore del Quarnero, e a Mario Klevisser, zio di Florinda, descritto come “un fiumano autentico, nella vita e nel cuore”.

Il pubblico nel Salone delle Feste di Palazzo Modello. Foto ŽELJKO JERNEIĆ
Foto ŽELJKO JERNEIĆ

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