La storia della CNI merita spazio e rilievo anche in Italia

ROMA | Un’altra manifestazione culturale, organizzata dall’ANGVD di Roma, ha destato grande interesse da parte del pubblico romano: la presentazione del libro di Ezio e Luciano Giuricin “Percorso di un’eredità. La stampa della comunità nazionale nel solco della storia dell’editoria italiana dell’Adriatico orientale”, pubblicato dal Centro di ricerche storiche di Rovigno nel 2017. A parlarne sono stati, come d’obbligo, a nome degli organizzatori la prof. Donatella Schürzel, che ha fatto anche le veci dell’ospite di casa, essendosi questa manifestazione svolta proprio nella Casa del Ricordo, con l’introduzione di Lorenzo Salimbeni, collaboratore della Società di studi fiumani, già noto al nostro pubblico, e con l’intervento di Marino Micich, segretario generale della stessa Società.
Il protagonista della serata è stato naturalmente Ezio Giuricin, coautore del libro con il padre Luciano, compianto giornalista delle nostre testate e per molti anni, anzi decenni, uno degli intellettuali di spicco della CNI di Fiume. Inoltre, autore di molti libri che hanno documentato le attività degli italiani di questa parte dell’Adriatico, tra i quali opere scritte a quattro mani proprio con Ezio come “La Comunità nazionale italiana 1944-2006”, “Mezzo secolo di collaborazione 1964-2014”, “Trent’anni di collaborazione UP Trieste – UI Fiume”, e un bel volume di ricordi da decano del giornalismo in lingua italiana “Memorie di una vita”, pubblicato nel 2014.

L’intervento di Gianni Scipione Rossi

A onorare quest’ultima impresa (tutti i volumi citati dei due autori sono stati pubblicati dal Centro di ricerche storiche di Rovigno, frutto di approfondite indagini e ricerche) è intervenuto anche il direttore del Centro Italiano di Studi Superiori per la formazione e l’aggiornamento in giornalismo radiotelevisivo, il noto giornalista e scrittore Gianni Scipione Rossi, che non ha potuto che esprimere le lodi e anche la sua meraviglia per il lavoro svolto dai Giuricin, padre e figlio, e che ha ammesso di aver scoperto una storia mirabile, finora sconosciuta non solo a lui ma anche a gran parte del pubblico italiano anche qualificato, e che merita di essere inquadrata nella storia della stampa italiana. A questa scoperta, come ha detto Rossi, si aggiunge una nuova visione della vitalità della comunità italiana in Croazia e Slovenia, che ha saputo mantenere e sviluppare la propria identità in situazioni non sempre propense e che testimonia del profondo radicamento degli italiani su questi territori. Rizzo ha riconosciuto agli autori di aver svolto questo compito non con la freddezza e l’impassibilità dei ricercatori storici, ma di averlo fatto anche con passione, testimoniando come la stampa possa svolgere il ruolo di collante di una comunità.

«La Voce del popolo»

Infatti, se si considera solo il quotidiano “La Voce del popolo”, si vede che esso è l’unico quotidiano di lingua italiana nel mondo – con l’eccezione di tre testate pubblicate nel canton Ticino – edito fuori dai confini dell’Italia contemporanea.
La prof. Schürzel ha sottolineato l’importanza di questa pubblicazione e del lavoro svolto, importante anche avere mantenuto una memoria del passato; da quando la Slovenia e la Croazia si sono associate alle democrazie europee, questo ruolo è ancora più importante, per condividere una memoria passata e sviluppare un dialogo culturale, apportando il suo valore di multiculturalità e dialogo che supera i confini e le barriere imposte dal passato.

L’importanza di pubblicare in italiano

L’oratore principale, il giornalista e coautore del libro, Ezio Giuricin, ha tenuto una vera lectio magistralis, sviluppando il tema dell’inestimabile patrimonio dell’editoria italiana, e ha ricordato come suo padre, Luciano, avesse aperto anche un dialogo con la maggioranza nel lontano 1970, con un contributo importante al Memoriale di Pisino. Mostrando una retrospettiva di tutte le pubblicazioni in lingua italiana stampate in Dalmazia, Istria e a Fiume attraverso i secoli e i vari mutamenti politici del territorio, ha messo in risalto la qualità delle pubblicazioni, dai primi inizi fino ai nostri giorni. Naturalmente, sorvolando sulle varie tappe dello sviluppo della stampa italiana, menzionando anche i contrasti, gli intoppi, le manipolazioni ideologiche, specialmente verso l’autonomismo fiumano e le vittime di una politica intollerante verso il pluralismo politico e che hanno pagato il loro impegno anche con la vita, Giuricin ha parlato anche della situazione odierna, e specialmente della “Voce del popolo” e della sua importanza per la sopravvivenza del gruppo etnico italiano in Istria e a Fiume.
Molte sono state le domande arrivate anche dal pubblico; la prof. Schürzel ha voluto che Giuricin parlasse anche delle iniziative alle quali ha partecipato da protagonista, come ad esempio il ruolo svolto alla rivista “La Battana” nella seconda metà degli anni Ottanta, quando insieme a Elvio Baccarini e a Maurizio Tremul ingaggiò la rivista in un importante revival dell’identità culturale italiana con numerose iniziative e convegni, continuando così anche negli anni Novanta. Sono stati menzionati anche i “padri storici” della cultura italiana di Fiume e dell’Istria che hanno collaborato a queste pubblicazioni dell’EDIT, da “Panorama” al “Pioniere” ora “Arcobaleno”; si è parlato anche della letteratura dell’esodo, introdotta proprio da questo gruppo di giovani, anche se il primo che ne aveva scritto, anche in croato, fu proprio Luciano Giuricin.

Una storia ancora viva

Il dibattito, seguito a questa lezione di storia viva che continua nei nostri giorni, ha visto anche l’intervento dell’Ambasciatore Egon Ratzenberger, fiumano anch’egli, e la presenza dello scrittore Diego Zandel, che prossimamente verrà presentato a Fiume ai lettori croati. Un evento, questo, che ha mesmerizzato il pubblico e lo ha reso partecipe di questa ripresa culturale, anche con la menzione di piccoli passi avanti, specialmente a Fiume, che si appresta a svolgere il ruolo di Capitale europea della Cultura nel 2020. In questo contesto è stato rilevato con approvazione (e lo ha fatto a ragione Marino Micich, il quale ha anche ricordato la pubblicazione del volume “Stradario fiumano”, che ha agito un po’ da catalizzatore di queste attività) anche il gesto di riportare all’attenzione dei cittadini di Fiume gli antichi odonimi in lingua italiana (e anche quelli antecedenti all’amministrazione italiana della città).

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