La sconfinata creatività e libertà di Tamara Obrovac

Sulla Scena estiva di Abbazia la cantautrice istriana ha inaugurato la 21.esima edizione del Liburnia Jazz Festival

La musicista istriana Tamara Obrovac

Ogni concerto di Tamara Obrovac è un evento unico e raffinato ed è stato così anche quello di giovedì scorso, che ha visto la cantautrice istriana inaugurare assieme alla sua band la 21.esima edizione del Liburnia Jazz Festival sulla Scena estiva di Abbazia. Nel corso degli anni, la straordinaria musicista ha sperimentato tutta una serie di combinazioni strumentali e tessuti sonori nella creazione della sua particolare magia, collaborando con numerosi musicisti, con un unico punto fisso: l’eccezionale batterista Krunoslav Levačić, che l’ha seguita in tutte le sue ricerche musicali.

 

Rivisitazione dell’album «Transhistria»

Questa volta, Tamara Obrovac ha deciso di rivisitare i brani tratti dal suo album “Transhistria” del 2001, inciso con la sua prima formazione, Transhistria ensémble. Assieme alla cantautrice, si sono pertanto esibiti Elvis Stanić alla chitarra e alla fisarmonica, Dario Marušić (voce e violino), Krunoslav Levačić alla batteria e, al posto di Žiga Golob (per tanti anni collaboratore di Tamara Obrovac), il giovane Zvonimir Šestak al contrabbasso. È stata questa un’occasione per il pubblico abbaziano di godersi un ritorno alle origini della musicista istriana, la cui unicità sta nell’aver saputo creare una fusione originale tra la musica popolare istriana e i suoi diversi idiomi, dal ciacavo all’istroveneto, e il jazz, dando vita a un’espressione musicale che allo stesso tempo dona nuova vita e omaggia la musica popolare, ormai riprodotta e curata da pochi al giorno d’oggi, e arricchisce il panorama di un genere versatile come lo è il jazz.

Sconfinata creatività e libertà

Nell’esecuzione di brani come “Spovidnik”, “Crni malin”, “Nad moren”, “Senica”, “Predi šči moja”, “Touca’ la louna”, “Gredu nan kralji”, “Rondinella”, “Biscoti ruduladi”, “Joh”, “Ej Marine” e altri la cantautrice ha nuovamente dimostrato la sua sconfinata creatività e libertà nell’improvvisazione, supportata come sempre dai suoi colleghi, anch’essi eccellenti negli assoli e nella creazione di combinazioni ritmiche (Levačić) e di giochi con i motivi musicali (Stanić, Šestak). Un aspetto particolare del concerto sono stati i duetti di Obrovac con Dario Marušić, che ci hanno riportato in un mondo arcaico che non c’è più. Agli intervalli di seconda, caratteristici per l’accostamento delle voci nella musica popolare istriana e nel Quarnero, Marušić ha unito assoli sui pifferi riproducendo nelle melodie il carattere essenziale e un po’ grezzo delle melodie popolari.

L’unico neo della bella serata è stato il fatto che la musica di Tamara Obrovac, soprattutto in questa formazione, richiede ambienti più intimi, dove il contatto tra l’esecutore e il pubblico è più ravvicinato. Ovviamente, le restrizioni antipandemiche non hanno permesso l’organizzazione del concerto sulla Piccola scena, molto più adatta per questo tipo di concerti. Siamo, inoltre, convinti che sulla Piccola scena Tamara Obrovac sarebbe stata molto più ispirata a comunicare con il pubblico e a mettere in mostra il suo eccellente senso dell’umorismo attraverso storie esilaranti alle quali siamo abituati, ma che l’altra sera sono mancate. Nonostante ciò, il concerto ha inaugurato nel migliore dei modi la 21.esima edizione del Liburnia Jazz Festival.

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