La rivista «Quaderni» espressione della CNI

ROVIGNO  Alle pubblicazioni uscite quest’anno e dedicate al 50º del Centro di ricerche storiche di Rovigno si aggiunge il XXIX volume dei “Quaderni”, presentato ieri in conferenza stampa dalla redattrice Orietta Moscarda Oblak e dalla ricercatrice Paola Delton.

Dal 1971 al 2018, la rivista “Quaderni” si è affermata come uno strumento che ha contribuito a mettere le fondamenta disciplinari della contemporaneistica nella regione istriana pubblicando complessivamente ben 311 articoli di 131 autori, per un totale di 11.691 pagine.

Rispetto delle idee altrui
“La rivista – spiega Moscarda Oblak – si propone sia come espressione della Comunità Nazionale Italiana, sia come luogo di lavoro e di ricerca, in cui il confronto e il dibattito sono garantiti dal rispetto delle idee altrui e dal principio del rigore. Oltre a ciò, dedica l’attenzione alla ricostruzione delle vicende locali e regionali, mantenendo al contempo un’attenzione al dibattito storiografico, all’analisi di diversi aspetti della storia istro-fiumana-dalmata in età contemporanea, alle ricerche originali realizzate dai ricercatori dell’Istituto, nonché alle biografie che valorizzano personaggi che hanno dato il loro contributo storico-culturale al territorio”.
Il nuovo volume presentato comprende 11 contributi di autori e collaboratori dell’Istituto per un totale di 486 pagine. In questo numero trovano spazio le ricerche originali realizzate dai ricercatori dell’Istituto e dei nostri collaboratori italiani e croati, presentando svariati filoni tematici che vanno dalla storia politica, alla storia dell’arte e architettura, alla storia sociale.
A presentarle è stata Orietta Moscarda Oblak, che firma anche il saggio d’apertura, dal titolo “L’elaborato sull’attività delle organizzazioni e gruppi nemici a Fiume dell’ottobre 1946”, in cui presenta un documento inedito rinvenuto nel corso di una missione di ricerca presso l’Archivio di Stato di Fiume, che aveva come obiettivo lo studio dell’instaurazione del potere popolare nella città di Fiume, gettando luce su quello che fu il cuore pulsante, ancorché nascosto, del sistema di potere jugoslavo durante la guerra e nell’immediato dopoguerra, ossia l’Ozna. L’importanza del documento sta nel fatto che esso attesta in maniera inequivocabile l’uccisione e la repressione dei gruppi e organizzazioni nemiche, in questo caso gli autonomisti e il Comitato di liberazione nazionale, da parte del servizio segreto militare prima, di Stato poi.
Segue il contributo di Ivan Buttignon, ricercatore dell’Università di Trieste, intitolato “Tra ‘crisi vere’ e ‘crisi farsa’. L’invasione jugoslava della Zona A nel 1947”, nel quale descrive e analizza in modo critico le contingenze ipotizzate dagli informatori del Dicastero dell’Interno italiano in ordine alla tentata annessione di Trieste del 15 settembre 1947, per poi esaminare le versioni di alcuni dei principali attori coinvolti nella vicenda.
Il ricercatore Raul Marsetič è l’autore dello studio “Le perdite militari e civili a Pola e nel circondario durante il Primo e Secondo conflitto mondiale con dopoguerra (1914-1947)”, che ha portato alla redazione di un accurato e preciso elenco delle perdite umane avvenute per motivi bellici a Pola e nel suo circondario nel periodo che va tra l’agosto del 1914 e il settembre del 1947. Nel conteggio sono state incluse, senza alcuna distinzione, tutte le 1.128 vittime militari e civili.

Valido apporto documentario
Paola Delton si è occupata invece del quaderno di scuola compilato dallo scolaro Lucio Tonelli di Fontane (Orsera) nel corso dell’anno scolastico 1938-1939, un valido apporto documentario per la storia della scuola italiana nel periodo fascista, che consente una riflessione sulla vita di uno scolaro in un piccolo borgo istriano alla vigilia del secondo conflitto mondiale.
Il saggio successivo, “Io sono la voce – l’organo cattolico rovignese degli anni ‘30”, dell’autore Diego Han, nasce con lo scopo di analizzare dettagliatamente il mensile cattolico rovignese “Io sono la voce”, edito da monsignor Bartolomeo Codemo e pubblicato nella città istriana dal gennaio 1933 al luglio 1939, esponendone il contesto e la struttura del foglio, dopodiché l’attenzione viene posta sull’esame del rapporto instauratosi fra il sacerdote e la popolazione rovignese, nonché sulla sua relazione con le autorità fasciste.
David Orlović propone l’articolo “‘Strinseremo la cintura non importa de patir’. Cenni sulla propaganda delle ‘controsanzioni’ nella Provincia d’Istria (1935-1936)”, in cui analizza l’effetto unificante che la propaganda contro le sanzioni economiche imposte all’Italia da parte della Lega delle nazioni ebbe sulla popolazione istriana.
Ferruccio Canali, docente all’Università di Firenze, presenta la seconda parte del saggio dedicato alle avanguardie artistiche nella Trieste tra le due guerre: futuristi, razionalisti e costruttivisti, soffermandosi sulla figura di Ernesto Nathan Rogers, sulla sua innovativa “III Mostra del Mare” e in generale sul Razionalismo triestino. Tullio Vorano di Albona, propone il saggio “‘La repubblica di Albona’ del 1921: l’utopia di un movimento operaio” in cui analizza lo sciopero dei minatori della Società “Arsa” di Carpano, considerato uno dei primi movimenti antifascisti in assoluto, ma che poi assunse una dimensione economico-sindacale sbocciata in rivendicazioni utopistiche.

Intreccio tra intellettuali giuliani e istriani
Segue il contributo di Dean Brhan, collaboratore di Cittanova, dal titolo “La corrispondenza istriana della famiglia Lupieri (Un epistolario tra la Carnia e l’Istria XVIII-XIX secolo)”, un consistente numero di lettere riguardanti la corrispondenza istriana di questa famiglia che migrò tra la località istriana di Sanvincenti e il villaggio di Luint per alcuni secoli.
In un lungo saggio che porta il titolo “Guido Miglia, scrittore Istriano”, Silva Bon, collaboratrice triestina, analizza la produzione giornalistica e letteraria di Miglia. Una fitta rete di carteggi ha permesso all’autrice di ricostruire l’intreccio tra intellettuali giuliani e istriani.
Conclude il numero il saggio “Una famiglia rovignese in Dalmazia” di Mihovil Rismondo, il quale offre una breve presentazione della famiglia di marittimi rovignesi Rismondo, che nella seconda metà del XIX secolo si trasferì a Makarska, dove sviluppò la propria attività fondando una compagnia di navigazione a vapore che manteneva i collegamenti tra Trieste e le città e le isole della Dalmazia.

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