Sotto l’egida del motto “Giorni di ricordo, giorni di monito” la Comunità ebraica di Fiume, in collaborazione con il Museo civico, ha inaugurato presso la Casa croata di Cultura (HKD) di Sušak la mostra “I campi di concentramento dell’Italia fascista nel Litorale croato 1941-1943”. L’esposizione, accompagnata da una pubblicazione omonima, si inserisce tra le iniziative del Giorno della Memoria, riportando alla luce una vicenda a lungo rimossa dalla coscienza collettiva, una storia che interroga il presente attraverso l’accuratezza delle fonti e l’essenzialità del linguaggio storiografico. A dare inizio alla cerimonia è stata Elena Brumini, che ha illustrato il percorso espositivo e moderato l’incontro.
La genesi del progetto
Frutto di oltre diciotto mesi di ricerca e preparazione, l’iniziativa è stata coordinata dal Museo civico di Fiume. Il direttore, Mladen Urem, ha sottolineato come l’ampia partecipazione del pubblico costituisca un segnale incoraggiante di maturazione culturale e memoria condivisa, una presa di coscienza che impone il dovere del ricordo non solo delle vittime della Shoah, ma di tutte le vite spezzate da guerre, persecuzioni e sopraffazioni. Ha inoltre valorizzato la collaborazione con la Comunità ebraica, la Comunità degli Italiani e i numerosi esperti e operatori culturali coinvolti, ribadendo che il progetto nasce da un’urgenza etica che intende riaffermare il principio di uguaglianza tra tutti gli esseri umani e rifiutare qualsiasi forma di violenza come risposta ai conflitti. In rappresentanza dell’ente museale è intervenuta anche la curatrice Sabrina Žigo, che ha ricordato la figura dello studioso Mladen Grgurić, autore di fondamentali studi sulla storia della Seconda guerra mondiale e del primo dopoguerra nel contesto locale. Già nel 2005, l’ex direttore del Museo civico di Fiume aveva ideato una prima esposizione sul tema dei campi d’internamento istituiti dal regime fascista italiano nella regione adriatica. A partire da quella ricerca pionieristica, l’attuale mostra ha preso forma attraverso un processo di aggiornamento e rielaborazione, culminato nel 2023 con l’allestimento in Corso, in occasione dell’ottantesimo anniversario della capitolazione dell’Italia fascista. L’esposizione all’HKD si inserisce in questo percorso di continuità, arricchendolo ulteriormente sotto il profilo narrativo e visuale. Žigo ha spiegato che i venti pannelli in allestimento sintetizzano con chiarezza e precisione i passaggi cruciali di una vicenda ancora poco trattata nel dibattito pubblico. Il contributo creativo della designer Vesna Rožman e di Rina Brumini ha reso possibile una traduzione visiva d’impatto, pensata anche per il pubblico più giovane e articolata in tre lingue: croato, italiano e inglese. La pubblicazione bilingue che accompagna l’allestimento, seppur agile nel formato, restituisce con esattezza le condizioni disumane vissute nei campi di Laurana, Buccari, Portorè e Campore, dove decine di migliaia di persone, tra cui migliaia di bambini, furono costrette a sopravvivere in ambienti estremi e privi di ogni dignità.
Documenti e numeri di una memoria recuperata
Il materiale espositivo ricostruisce con esattezza il sistema dell’internamento nel Litorale croato. Circa 23mila individui furono rinchiusi nei campi, tra cui oltre 3mila minorenni sotto i sedici anni. Attraverso fotografie, testimonianze archivistiche e pannelli esplicativi, si evidenziano le dinamiche di funzionamento di questi luoghi di detenzione, dimostrando come la negazione dei diritti fondamentali, la fame, le malattie e la disumanizzazione fossero elementi sistemici e funzionali all’ideologia totalitaria del fascismo. Il valore dell’allestimento risiede nella sobrietà della narrazione e nella centralità delle fonti, che, attraverso la loro forza evocativa, affidano al visitatore il compito di riflettere. Sono infatti i documenti stessi, con il loro peso concreto, a raccontare ciò che è accaduto, senza ricorrere a orpelli retorici. All’interno della giornata commemorativa si è inserito anche l’intervento di Ranko Špigl, presidente della Comunità ebraica locale, che ha ricordato come l’inaugurazione rappresentasse l’atto conclusivo di una serie di iniziative iniziate già dal mattino. Tra queste, la proiezione presso l’Art cinema di un film d’animazione dedicato alle sorelle Bucci, nate a Fiume e deportate ad Auschwitz nel 1944, entrambe sopravvissute insieme ai genitori. Špigl ha sottolineato la forte risonanza simbolica del fatto che, nello stesso giorno, Tatiana Bucci stesse intervenendo al Parlamento europeo di Bruxelles, mentre a Fiume si svolgevano altre commemorazioni: in via Garibaldi, con la posa delle prime pietre d’inciampo cittadine, e al cimitero ebraico di Cosala, con un momento di raccoglimento e memoria.
L’etica del ricordo
Un contributo particolarmente denso di significato è stato offerto da monsignor Mate Uzinić, che ha proposto una riflessione profonda sul senso del ricordare. Il presule ha messo in luce come le persone evocate dall’esposizione non fossero numeri, ma membri reali della comunità, uomini e donne con storie, relazioni, affetti e doveri civici, che furono spogliati della propria umanità a causa di ideologie disumane. Riprendendo le parole di papa Francesco, Uzinić ha ribadito l’imperativo morale di non rimuovere né negare quanto avvenuto, sottolineando che l’indifferenza è il primo passo verso la ripetizione dell’abisso. Ha inoltre posto l’accento sulla funzione educativa della memoria, la quale deve servire a formare le coscienze, soprattutto in tempi in cui emergono nuovi segnali di intolleranza, negazionismo e banalizzazione dei crimini del passato. Il ricordo, ha detto, non è solo un atto di pietà, ma un dovere verso le generazioni future. Sul piano istituzionale, hanno preso la parola la sindaca di Fiume, Iva Rinčić, e il vicepresidente della Regione, Robert Matić. La prima cittadina ha messo in risalto il valore della mostra come strumento per consolidare una coscienza civica fondata sulla verità storica. Ha affermato che, al di là della condanna verbale dei crimini, è necessario un impegno educativo costante, che coinvolga in particolare le scuole e i più giovani. Ha poi evidenziato come il linguaggio visivo e documentale dell’esposizione offra strumenti efficaci per trasmettere la complessità del passato in modo diretto e comprensibile. Matić, da parte sua, ha espresso apprezzamento per la qualità dei contenuti e l’impatto emotivo del percorso espositivo. Ha sottolineato che iniziative come questa rappresentano un’occasione per riflettere sul valore del vivere insieme nel rispetto delle differenze. Nel suo intervento ha ricordato come durante la serata siano state usate più lingue e richiamate diverse tradizioni, a testimonianza di una città capace di valorizzare il pluralismo culturale come risorsa per la convivenza pacifica.
Nel mondo regni la pace
A concludere idealmente l’incontro è stato il messaggio della coordinatrice della Comunità ebraica, Rina Brumini, letto da Elena Brumini. Nel testo si sottolinea come il progetto sia nato dal desiderio di dare maggiore durata e respiro all’esperienza della mostra del 2023 sul Corso, che pure aveva suscitato grande interesse. Brumini ha rivolto un sentito ringraziamento al Museo civico, al direttore Urem, a Žigo, a Rožman e a Sandra Antulov per la revisione della pubblicazione, ai tecnici, al direttore dell’HKD, Edvin Liverić, alla Città di Fiume e alle due comunità coinvolte, quella ebraica e quella italiana. Un ringraziamento speciale è stato riservato al presidente del sodalizio fiumano, Enea Dessardo, a Silvana Zorich e Lana Ćato, direttrice del Coro femminile della Fratellanza. Un momento di particolare intensità emotiva è stato offerto proprio dall’intervento musicale dello stesso, che ha eseguito il brano “Nel mondo regni la pace” (traduzione italiana di Marisa Gruden), regalando alla serata una chiusura raccolta, emozionante e corale. Nel suo messaggio finale, Rina Brumini ha espresso orgoglio per la serietà con cui la città di Fiume si impegna a mantenere viva la memoria storica, affidando alla mostra e alla pubblicazione il compito di coltivare una coscienza fondata su fatti concreti, sulla responsabilità collettiva e sulla trasmissione intergenerazionale della verità.






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