Nella sera in cui la Torre veneta di San Martino ha spalancato le proprie mura secolari all’arte, Buie si è ritrovata in un crocevia di memoria e visione, tra pietra antica e luce contemporanea. L’inaugurazione della mostra personale di Branimir Turkalj, “Moj Amarcord – Il mio Amarcord”, ha segnato sia un evento espositivo che un rito collettivo, un intreccio di voci, sguardi e riconoscimenti che ha dato forma a un nuovo capitolo della storia culturale cittadina, a conclusione dei festeggiamenti che hanno animato la comunità fino a ieri sera.

Il filo della trasformazione
È emerso come un filo sottile, eppure robusto, attraversi l’intera vicenda artistica di Branimir Turkalj, quello della trasformazione. L’autore non fotografa soltanto, ma trasfigura. La realtà, per lui, è materia viva da reinventare, trampolino verso l’immaginazione. Questo progetto espositivo rappresenta la somma della sua vocazione, un viaggio in cui ogni opera diventa tappa, ogni immagine una porta spalancata su un mondo ulteriore. È l’arte come autobiografia, ma anche come dono alla collettività. È un percorso in cui memoria e futuro si fondono, in cui l’esperienza personale dell’artista diventa specchio universale.
Settantacinque opere, una per ogni anno di vita dell’artista, hanno popolato i piani della torre come frammenti di un diario intimo. Fotografie trasfigurate in universi cromatici che dialogano con lo spazio, immagini che non si accontentano di documentare ma trasformano la realtà in linguaggio poetico dove ogni opera è divenuta tassello di un mosaico che ha unito esperienza biografica e ricerca estetica.
Incontro tra città e artista
A dare il benvenuto al pubblico è stato Valter Bassanese, direttore dell’Ente turistico buiese, la cui sensibilità e lungimiranza hanno reso possibile questo incontro tra città e artista. Turkalj non ha mancato di esprimere la propria gratitudine verso Bassanese, ricordando come la fiducia e l’appoggio delle istituzioni rappresentino il terreno fertile senza cui la creatività rischierebbe di rimanere invisibile. Il ringraziamento rivolto al direttore dell’Ente non è stato un atto formale, ma il riconoscimento sincero di un sostegno che ha permesso all’arte di abitare la torre, facendone un faro simbolico per l’intera comunità.
Al centro del discorso inaugurale si è levata poi la voce di Lorella Limoncin Toth, critica d’arte e soprintendente ai beni culturali della Regione istriana, che ha offerto una lettura intensa e poetica delle opere di Turkalj, dimostrando come il ruolo della critica non sia mai soltanto quello di spiegare, ma di aprire sentieri di comprensione e di dischiudere orizzonti. Quindi, al di là dell’analisi, ciò che ha reso memorabile l’intervento della Toth è stato il tono, non cattedratico, bensì partecipe, vibrante, poetico. Ha parlato con la stessa intensità con cui un musicista accompagna un solista, facendo emergere la voce dell’artista senza sovrapporvisi.

Uno stile unico e riconoscibile
È stato rilevato come lo stile di Turkalj sia unico, immediatamente riconoscibile, un equilibrio raro tra disciplina tecnica e libertà creativa, tra concretezza e sogno. I suoi colori vibrano come note musicali, le forme sembrano muoversi oltre i confini della cornice, i soggetti si trasformano sotto lo sguardo dello spettatore in allegorie di vita e di tempo. In lui convivono il rigore del cineoperatore e l’audacia dell’inventore, la precisione dello sguardo e la leggerezza del visionario. Le parole della Limoncin Toth hanno quindi illuminato il percorso dell’artista, dalla nascita a Sebenico fino alla giovinezza trascorsa a Fiume, dagli studi a Zagabria e Belgrado, fino alla lunga esperienza televisiva in Slovenia e al ritorno, in età matura, a una fotografia trasfigurata dal digitale e sospinta dalla fantasia.
“Le opere di Turkalj non sono semplici immagini, sono visioni che nascono da un occhio libero, capace di oltrepassare il quotidiano e di trasformarlo in racconto universale”, ha sottolineato la critica d’arte senza dimenticare la collaborazione fotografica dell’autore con la nostra casa editrice Edit, la rivista Panorama e il nostro quotidiano.
In questa riflessione si è avvertito il peso e insieme la leggerezza della critica che non si limita ad analizzare, ma accompagna, sostiene, valorizza, dando profondità alla serata, intrecciando i fili della memoria individuale dell’artista con quelli della storia collettiva della città.

Un ponte verso il futuro
È stato fatto notare come il catalogo della mostra, impreziosito dalla foto in copertina di Slava Božičević, che ritrae Turkalj con i suoi inseparabili amici a quattro zampe, presenti anch’essi alla serata come silenziosi testimoni, si può associare alla custodia dei dischi di una volta, offrendo così ulteriore intimità al progetto, trasformando l’evento in un dialogo tra arte e vita.
Così, la mostra non si è presentata come una retrospettiva chiusa, ma come un ponte verso il futuro nonché un invito a nuove generazioni di artisti a intraprendere il cammino della creatività senza timore di sperimentare. Perché l’arte di Turkalj non è mai soltanto memoria, ma metamorfosi continua, come una città che si rinnova pur rimanendo fedele alla propria identità.
Questa mostra non è dunque un punto d’arrivo, ma una soglia, il racconto di ciò che è stato e, nello stesso tempo, un invito a immaginare ciò che ancora verrà. Perché la forza dell’arte di Turkalj sta proprio nella sua capacità di non fermarsi mai ma di trasformare ogni esperienza in nuova creazione, ogni ricordo in nuova possibilità, ogni istante in opera.
Un atto di trasformazione
In quella torre medievale, tra pietra e visione, l’autore ha quindi consegnato al pubblico il suo Amarcord, la trasformazione di un’esposizione in esperienza condivisa, di una vita in opera corale dove frammenti di vita hanno trovato forma, pensieri hanno preso colore e sogni hanno chiesto di essere condivisi.
Branimir Turkalj, con i suoi settantacinque anni di vita trasformati in settantacinque opere, ha quindi fatto emergere un atto di trasformazione, un invito a guardare avanti. Un Amarcord che non chiude, ma apre. Un Amarcord che diventa dono, poesia, esperienza.
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