La poesia è musica del cuore

La poetessa e caporedattrice del mensile per ragazzi «Arcobaleno» (Edit), Tiziana Dabović, ha vinto il secondo premio al Concorso d’arte e cultura «Istria Nobilissima»

I nomi dei vincitori della LIV edizione del Concorso d’arte e di cultura “Istria Nobilissima” del 2021 sono stati resi noti il giorno della vigilia di Natale e scorrendo rapidamente la lista sono saltati all’occhio alcuni dei vincitori della scorsa edizione. Nella categoria della poesia in uno dei dialetti della Comunità Nazionale Italiana, ad esempio, il secondo premio è andato a Tiziana Dabović, caporedattrice della rivista per ragazzi “Arcobaleno” della nostra casa editrice. Nell’edizione del 2020, Tiziana Dabović aveva ottenuto il primo premio, sempre nella categoria della poesia, mentre quest’anno il secondo premio le è stato assegnato per la raccolta “Remitur” con la motivazione: “Lingua viva e musicale che custodisce la memoria in un tono elegiaco e si alimenta della poetica del quotidiano”.

 

Di che cosa parla la raccolta poetica “Remitur”?

“Si tratta di 14 poesie che parlano di piccole cose quotidiane, di ricordi della mia mamma o di situazioni del passato o dell’infanzia, di sapori che pensavo fossero stati dimenticati ma riaffiorano inaspettatamente, della Cittavecchia fiumana, di tradizioni o oggetti di una volta, delle emozioni più intime, dei rapporti con le persone care, della vita e dei suoi timori, di qualcosa di insignificante come il borotalco, ma che diventa un pretesto per fare un viaggio nel tempo”.

Quando ha iniziato a scrivere?

“Ho sempre avuto la passione per la scrittura e mi dilettavo a scrivere versi o prosa già dai tempi dell’adolescenza. Era un passatempo piacevole come lo è anche ora, ma per un lungo periodo non ho scritto niente perché troppo impegnata a stare dietro ai figli e al lavoro. Una volta che i bambini sono diventati adulti e ho iniziato ad avere più tempo libero, ho rispolverato questo vecchio passatempo e l’ho trasformato in un momento di raccoglimento e in una valvola di sfogo”.

Quando è nata l’idea di partecipare al concorso “Istria Nobilissima”?

“Non da subito. Dopo un certo periodo di produzione intimistica ho iniziato a intravedere l’opportunità di aprirmi ad altri lettori. Ho inviato alcune mie liriche del ‘Silenzio dei rimasti’ ad Ester Barlessi, la quale mi ha incoraggiato a condividerle con gli altri. Successivamente pure Nelida Milani ha insistito sul fatto che dovessi partecipare al concorso e quindi ho seguito il loro consiglio”.

Perché ha deciso di scrivere in dialetto piuttosto che in italiano standard?

“Per certi versi l’italiano sarebbe stato una scelta più logica e sicuramente meno impegnativa. Il dialetto fiumano, infatti, è molto diverso dai dialetti veneti dell’Istria o da quello triestino, meno contaminati dal dialetto ciacavo o dal croato, per non parlare dell’ungherese o altre influenze esterne che noi ormai riconosciamo come proprie. Anche in quanto a lessico il dialetto fiumano è più povero rispetto all’italiano o ai dialetti istriani. Alcuni prestiti dal croato, come ad esempio la famosa ‘mlecarizza’, sono parole talmente radicate che non le riconosciamo come estranee e anche gli esuli le conoscono, il che vuol dire che sono in uso da tantissimo tempo. Il fiumano è stato sempre un dialetto molto ricettivo linguisticamente e molto aperto a tutte le influenze. Come tutte le lingue, è un organismo vivo che cresce e si evolve. Io l’ho voluto usare perché penso sia importante mantenerlo vivo e continuare a considerarlo come mezzo espressivo e di comunicazione. Tanti conoscenti e amici hanno messo un po’ in disparte il fiumano, ma penso che le nuove generazioni inizino a riscoprirlo e penso anche che sia fondamentale il ruolo della mia generazione, della generazione delle nonne, che anche in passato hanno trasmesso il dialetto ai nipoti”.

Come avviene nel suo caso la produzione letteraria?

“Avviene in maniera spontanea, ovvero quando sento l’ispirazione. A volte nella mia mente si materializza una frase e io sento il bisogno di metterla su carta. Tale frase dà vita a un’immagine che lascio maturare fino al momento quando la prima frase viene seguita da un’altra e un’altra ancora. Le situazioni che mi ispirano possono essere varie. A volte vengo colpita dall’ispirazione d’estate in spiaggia, altre volte in macchina, spesso i miei pensieri vagano quando sono a casa la sera e invece di accendere la televisione decido di dedicarmi alla scrittura. Spesso basta un piccolo dettaglio a far scattare la scintilla, un ricordo, un uccellino alla finestra, un’emozione…”

Cosa vuol dire per lei scrivere una poesia?

“Per me, scrivere dei versi è un atto di onestà e coraggio, perché non è facile mettere a nudo il proprio animo e aprirsi agli altri. Una poesia è scritta bene se riesce a destare un’emozione nel lettore, indipendentemente dalla perfezione tecnica o formale e quando trasformo i miei pensieri in versi spero sempre che la musica del mio cuore venga sentita anche da quello che legge”.

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