La pietra come testimone del tempo che fu

In una conferenza online Martina Vocci, Furio Finocchiaro e Massimo Romita si sono soffermati sull’importanza di tale materiale durante i secoli

Martina Vocci è la conduttrice di “Mosaico Adriatico”

In occasione dell’appuntamento dell’altro giorno dell’ottava edizione del Festival “Duino&book”, gli ospiti Martina Vocci, giornalista di TV Capodistria e Furio Finocchiaro, geologo e speleologo, hanno parlato della pietra bianca d’Istria, introducendo la puntata di “Mosaico Adriatico” incentrata, appunto, sulla pietra. L’incontro è stato mediato da Massimo Romita, presidente del Gruppo Ermada Flavio Vidonis, che organizza il Festival.

 

«Mosaico Adriatico»
“In questo lungo percorso abbiamo sentito parlare molto della pietra d’Istria, che si intrecciava con la storia legata alla pietra d’Aurisina e ad altre città italiane”, ha spiegato Massimo Romita in apertura dell’incontro. Il tema della pietra è anche uno dei capitoli della serie di dieci documentari intitolata “Mosaico Adriatico”, ideata e condotta da Martina Vocci. Nella trasmissione, l’argomento viene esplorato, infatti, a partire dalla pietra bianca d’Istria, in cui è costruito l’intero Mausoleo di Teodorico di Ravenna. Dato, quest’ultimo, che riflette anche l’importanza che tale materiale ha avuto nel corso dei secoli.

Massimo Romita, Martina Vocci e Furio Finocchiaro

Storie dei secoli passati
In occasione dell’incontro allestito dal “Duino&book”, l’argomento è stato affrontato da due punti di vista. Innanzitutto, è stata illustrata la valenza più specificatamente storico-culturale della pietra. A partire da determinati esempi, i relatori hanno spiegato il ruolo che la pietra detiene nell’ambito del rapporto tra l’uomo e il territorio. Tra questi rientra l’arte dei muretti a secco, dichiarati nel 2018 patrimonio dell’Unesco. Come affermato da Martina Vocci, si tratta di un’antichissima “forma di appropriazione del territorio da parte di chi lo abita”. La lontanissima origine dei muretti a secco fa di essi dei contenitori di storie. Quest’ultimo aspetto è, infatti, l’idea base di ‘Museo Adriatico’, condotto dalla giornalista. Lo scopo del progetto è quello di “recuperare tutta una serie di storie che sembrano appartenere a un passato remoto, a volte lontanissimo, che in realtà sono fondanti di quelle che sono le nostre radici e le nostre conoscenze al giorno d’oggi”, come spiegato da Martina Vocci. “È anche un modo di riappropriarsi – ha proseguito – di tutte queste storie che fanno parte della nostra genetica ed è un compito importante che ha a che fare con l’eredità. Capire da dove veniamo ci permette di radicarci al nostro territorio, di appassionarci alle storie e di farle nostre, diventandone anche narratori”. In questo contesto, ha puntualizzato, “le pietre ci permettono di raccontare tantissime storie e di sentire il passaggio dei secoli”.

FVG, culla della speleologia scientifica
Successivamente, il geologo e speleologo Furio Finocchiaro si è soffermato sull’aspetto più prettamente materiale della pietra nell’ambito della storia e dell’identità culturale dei popoli dell’Alto Adriatico. Commentando l’ambiente geologico della zona, lo scienziato ha spiegato che “siamo nella culla della speleologia scientifica”. Come ricordato da Finocchiaro, l’Anno internazionale delle grotte e del carsismo, celebrato nel 2021, segnerà nel Friuli Venezia Giulia la ripresa del Catasto regionale delle grotte. “Speriamo che sia l’anno buono anche per la realizzazione del Geoparco del Carso”, ha aggiunto il geologo. Il progetto è promosso dal Gal (Gruppo di Azione locale) per la valorizzazione del territorio carsico. “L’utilizzo del territorio stimola la ricerca scientifica”, ha concluso Finocchiaro. L’incontro è stato allestito presso l’Agriturismo Juna, nel Comune di Aurisina, ed è stato trasmesso per il tramite del canale YouTube di “Duino&book”. L’ottava edizione del Festival è stata inaugurata lo scorso 1.mo maggio e si svolgerà fino a dicembre di quest’anno, comprendendo oltre 80 eventi e incontri culturali. La rassegna è stata allestita in tre fasi intitolate, rispettivamente, “Storie di Pietre”, “Angeli” e “Vini”. Il Festival viene organizzato dal Gruppo Ermada Flavio Vidonis di Aurisina, grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nell’ambito della Promozione delle attività culturali – iniziative progettuali 2021 per le manifestazioni di divulgazione della cultura umanistica.

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