La pellicola del ricordo

PANORAMA INFORMA Settima arte e questione giuliano-dalmata: Alessandro Cuk ricostruisce la filmografia italiana sulla frontiera adriatica dal 1945 a oggi

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La pellicola del ricordo
Alessandro Cuk con il suo nuovo libro. Foto Goran Žiković

Lo storico tedesco Jan Assmann (Langelsheim, 1938 – Costanza, 2024), studioso della cultura del ricordo, sosteneva che “l’identità si forma sul ricordo, specificamente sulla memoria culturale accumulata nel tempo attraverso il succedersi delle generazioni”. Secondo Assmann, tuttavia, l’identità non nasce soltanto dal passato, ma anche dal modo in cui una comunità sceglie di ricordarlo: ogni volta che un gruppo s’interroga su “ciò che non deve essere dimenticato”, costruisce una propria comunità della memoria.
In questo processo, il cinema – e più in generale la narrazione audiovisiva – rappresenta uno dei mezzi più efficaci per custodire e trasmettere il ricordo. Come un tempo accadeva con la pittura o la letteratura, la settima arte ha saputo educare, emozionare e far riflettere, ricostruendo pagine di storia e riportando alla luce vicende dimenticate o rimosse. Non a caso, numerosi film e produzioni televisive hanno contribuito, negli ultimi decenni, a restituire voce e immagine agli eventi che segnarono il cosiddetto confine orientale (d’Italia): le tragedie del conflitto, il dramma dell’esodo degli italiani da Istria, Fiume e Dalmazia, e le complessità del dopoguerra.

Il collegamento tra cinema e questione giuliano-dalmata è sempre stato delicato e complesso. Il critico cinematografico Alessandro Cuk, con il volume Il cinema della frontiera adriatica 1945–2025, ha voluto offrire al pubblico uno strumento di sintesi e di chiarezza su questo tema. “A ottant’anni dalla fine della guerra bisognava presentare una filmografia abbastanza completa di tutto ciò che è stato prodotto per il cinema e la televisione”, ha spiegato Cuk in occasione della presentazione (moderata da Lorenzo Salimbeni) del libro.
L’incontro si è tenuto a Trieste, alla presenza di Renzo Codarin, presidente della Federazione delle associazioni deli esuli istriani, fiumaji e dalmati, nonché dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, allo stand della Bancarella – Salone del Libro dell’Adriatico orientale, allestito all’interno del Villaggio Barcolana dal Centro di documentazione multimediale della cultura giuliana, istriana, fiumana e dalmata (CDM) e dall’ANVGD. “Un punto di riferimento – ha aggiunto l’autore – per rassegne che possono andare nelle scuole, nelle associazioni e in altre realtà interessate. Per mettere in evidenza che la storia della frontiera adriatica si può raccontare anche attraverso lo strumento audiovisivo, il cinema”.

IL PERCORSO DI UN FILONE: LE TRE FASI. Il lavoro di ricostruzione fatto dall’esperto porta finalmente ad avere cognizione di una filmografia più ampia e variegata sull’argomento, che permette di stimolare proiezioni e rassegne. Nell’opera, voluta dall’ANGVD, Cuk distingue tre periodi principali nella rappresentazione cinematografica della frontiera adriatica tra il 1945 e il 2025. “Il primo è quello quasi pionieristico, con un paio di film prodotti nell’immediato dopoguerra e rimasti scolpiti nella memoria: ‘Città dolente’ del 1949, diretta da Mario Bonnard, e ‘Cuori senza frontiere’ del 1950, regia di Luigi Zampa”, ha ricordato il critico. “Segue un lungo silenzio, che rispecchia l’oblio politico e storiografico del dopoguerra”.

“La città dolente”, pellicola incentrata sull’esodo da Pola, non riscosse grande successo di pubblico, anche a causa di una distribuzione limitata. “Cuori senza frontiera”, ispirato al destino di Gorizia e Nova Gorica, ebbe invece maggiore fortuna. Diretto da un regista più noto, Luigi Zampa, è stato coprodotto da Carlo Ponti e interpretato da attori di primo piano nei ruoli di coprotagonisti, tra cui Raf Vallone e una giovane Gina Lollobrigida.
La seconda fase coincide con l’approvazione della Legge sul Giorno del Ricordo: da quel momento si registra un rinnovato interesse verso la storia del confine orientale. “Tra il 2004 e il 2015 – ha spiegato Cuk – vengono recuperati numerosi cinegiornali, nasce la fiction ‘Il cuore nel pozzo’ e si moltiplicano i documentari che puntano sulle testimonianze, spesso realizzati anche con il contributo delle associazioni degli esuli”. Negli ultimi dieci anni, infine, si è assistito a un vero e proprio rilancio, ha sottolineato Cuk, con l’uscita del film “Rosso Istria”, co-prodotto dalla RAI: la prima pellicola sull’argomento destinata alle sale cinematografiche dopo il 1950.

“Un film che ha suscitato discussioni e polemiche, ma che ha aperto una strada importante”, ha rilevato il critico. L’impegno della RAI è stato determinante anche nella produzione di nuovi lavori: “La rosa dell’Istria” (2024) e “La bambina con la valigia” (2025), entrambi con il patrocinio dell’ANVGD. “Siamo stati coinvolti anche nelle riprese, a Gorizia”, ha raccontato Cuk, sottolineando il successo televisivo di “La bambina con la valigia”, vista da oltre 3,4 milioni di telespettatori con uno share che ha sfiorato il 20%.
“RAI Fiction si è detta molto soddisfatta”, ha aggiunto, ricordando che la direttrice della struttura, Maria Pia Ammirati, ha lodato il film alla recente Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove Cuk ha presentato in anteprima il suo volume nell’ambito di una delle iniziative organizzate dal 2 al 5 ottobre scorsi nell’ambito della rassegna cinematografica lagunare dall’ANVGD in collaborazione con la Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani fiumani e dalmati, CDM, CINIT-Cineforum Italiano, Isola Edipo, Regione Veneto, Comune di Venezia, Biennale di Venezia e Centro Sperimentale di Cinematografia.
In una sorta di “chiusura del cerchio”, l’ultimo capitolo del volume è dedicato al docufilm “Trieste è nostra – Trst je naš” (prodotto nel 2024 da Venicefilm in collaborazione con Federesuli, ANCGD e CDM). In questo lavoro, il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, osserva come, a ottant’anni dalla fine della guerra, in una realtà un tempo divisa da un muro e da profonde contrapposizioni, si sia riusciti a costruire la prima Capitale europea della cultura transfrontaliera, offrendo così una prospettiva di collaborazione e di crescita in un’ottica sempre più europea.

E SI CONTINUA… CON VERGAROLLA, IL CALVARIO DEI SACERDOTI E VITROTTI, IL CINEOPERATORE DELLE FOIBE. Il filone, secondo Cuk, è destinato a proseguire. È in lavorazione un docufilm sul marciatore olimpionico fiumano Abdon Pamich, mentre altri progetti targati RAI Fiction riguardano un film dedicato alla strage di Vergarolla, della quale nel 2026 ricorrerà l’80º anniversario. In cantiere anche un docufilm. che vede coinvolte la Lega Nazionale e Venicefilm, sui sacerdoti perseguitati o uccisi dal regime jugoslavo alla fine della Seconda guerra mondiale.

E non si ferma neppure l’impegno editoriale di Cuk. L’autore sta preparando una nuova pubblicazione dedicata a Gianni Alberto Vitrotti, operatore e documentarista che con la sua macchina da presa ha saputo raccontare il dramma dell’esodo e delle foibe. Assieme al fratello Franco, si occupò della questione giuliano-dalmata, realizzando lungometraggi e cortometraggi a Pola, ovvero nelle porzioni dell’Istria finite nel secondo dopoguerra sotto l’amministrazione anglo-americana. Gli unici lembi nei quali, sebbene non senza difficoltà e rischi, fu possibile documentare con la cinepresa le vicende legate all’esodo.

Da oltre trentacinque anni Alessandro Cuk, veneziano di origini (paterne) fiumane, racconta il cinema, lo spettacolo e la storia del confine orientale con la passione e la competenza del giornalista e del critico. È uno dei pochi esperi del settore: si è occupato largamente di cinema e mondo dello spettacolo di quest’area geografica per giornali e riviste specializzate, portando avanti un lavoro di ricerca e divulgazione che unisce cultura cinematografica e memoria storica. Vicepresidente nazionale dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia e presidente del suo Comitato di Venezia, Cuk è anche figura di spicco del CINIT – Cineforum Italiano, con il quale promuove rassegne, convegni, conferenze e collaborazioni a festival, contribuendo a mantenere vivo il dialogo tra cinema e società.
Nel corso degli anni ha pubblicato numerosi volumi dedicati al tema, tra cui Il cinema di frontiera – Il confine orientale (2007), Guida agli attori giuliano dalmati (2012), Cuori senza frontiere (2016), Catalogo del cinema giuliano dalmata (2018), “La città dolente” – Il cinema del confine orientale (2020), La trilogia nel cinema di Franco Giraldi (2021), Alida Valli da Pola a Hollywood e oltre (2021), Italo Svevo tra cinema e letteratura (2022) e quest’ultimo, Il cinema della frontiera adriatica – 1945-2025 (2025), che ha esordito alla Mostra di Venezia. Ha firmato pure pubblicazioni riguardanti la cinematografica in generale e la vicenda dell’esodo: tra questi ricordiamo: Totò, cugino di Pulcinella, nipote di Arlecchino, 1997; Da Berlinguer all’Oscar: il cinema di Roberto Benigni, 1999; “L’esodo giuliano-dalmata nel Veneto, 2001; Il Giorno del Ricordo, 2005; e Giuseppe Berto, uno scrittore al cinema, 2005.
Una produzione ampia e coerente, che testimonia l’impegno di un autore capace di intrecciare il linguaggio del cinema con le vicende di una terra complessa e affascinante, restituendole attraverso le immagini la profondità della memoria e la forza del racconto.

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