Nel Salone delle feste di Palazzo Modello di Fiume, gremito in ogni ordine di posti, l’altra sera la musica ha assunto il volto più alto dell’incontro autentico. L’iniziativa, promossa dall’associazione musicale internazionale “We are singing” in collaborazione con la “Kanat” di Castua, ha accompagnato il pubblico entro una raffinata costellazione di voci, lingue, culture e sensibilità differenti, ricomposte sotto il segno della pace, dell’amicizia e di una consonanza umana tale da oltrepassare ogni frontiera geografica. A esibirsi sono state le formazioni “Voices in Harmony Peace Choir” degli Stati Uniti e la klapa “Kastav”, nelle sezioni femminile e maschile, protagoniste di un programma nel quale intensità emotiva, eleganza interpretativa e una partecipazione profondamente sentita si sono alternate con naturale compiutezza. Ad aprire l’incontro è stato Emil Petrović, presidente di “We are singing”, che ha rivolto il proprio saluto ai presenti introducendo i complessi ospiti. È quindi intervenuto Saša Matovina, alla guida della “Kanat” e direttore artistico delle klape, il quale ha illustrato il repertorio prescelto per l’occasione.

L’armonia delle rive lontane
Ad aprire la parte musicale è stata la sezione femminile della klapa “Kastav”, che ha proposto “Galiotova pesan” (Il canto del galioto), su musica di Krešimir Magdić e versi di Vladimir Nazor, seguita da “Gospodin od onora” (Il signore d’onore), composta da Sanjin Ljubotina sui versi di Đurđa Grujičić, con arrangiamento di Saša Matovina. Con la formazione maschile sono quindi risuonate “Gradiću moj lepi” (Mia bella cittadina), firmata da Josip Kaplan sui versi di Rikard Katalinić-Jeretov, e la popolare “U našeg Marina” (Dal nostro Marin), proposta nella rielaborazione di Dinko Fio. A concludere questo primo segmento del concerto è stato lo spiritual “I’m gonna sing!” (Canterò!), arrangiato da Don Besig, nel quale le due compagini si sono riunite in un’ampia tessitura vocale che ha avvolto il Salone delle feste in una sonorità ampia e avvolgente.

L’America delle coste e del canto
A raccogliere l’eredità sonora delle klape è stato quindi il numeroso “Voices in Harmony Peace Choir”, proveniente dal Maine e fondato nel 2001 da Camille Curtis Saucier, direttrice artistica, compositrice e pedagogista. L’ingresso della formazione americana ha introdotto un diverso orizzonte musicale, nel quale la tradizione corale statunitense, gli spiritual e le inflessioni gospel si sono innestati con naturale armonia nell’atmosfera della serata. Prima dell’esibizione, Saucier ha rivolto un caloroso saluto al pubblico, soffermandosi sul contesto culturale dal quale la formazione prende vita e sul lungo itinerario internazionale maturato attraverso tournée in Europa, Africa e America. Nel delineare il profilo del Maine, lo stato più orientale degli Stati Uniti, ha evocato terre d’oceano, comunità legate alla pesca e piccoli centri nei quali il canto conserva ancora oggi una presenza profondamente radicata nel tessuto sociale. Tra paesaggi costieri, memorie d’inverno e tradizioni locali, Saucier ha alternato ricordi punteggiati da contagiosa allegria, subito entrati in sintonia con la platea.

Nel nome della pace
La direttrice artistica americana ha quindi ripercorso la nascita del “Peace Choir”, formazione che riunisce persone provenienti dai più diversi ambiti professionali e umani, insegnanti, medici, studenti, pensionati, accomunate dal desiderio di dare voce a repertori dedicati alla pace, all’amore e alla comprensione reciproca. La formazione americana ha quindi presentato un programma ampio e sfaccettato, aperto da “United we are” (Siamo uniti) di Brandon Boyd e proseguito con “Draw the circle wide” (Allarga il cerchio). Sono quindi risuonate “Stand by me” (Stammi accanto) di Jerry Leiber e Mike Stoller e “When you wish upon a star” (Quando esprimi un desiderio a una stella) di Leigh Harline e Ned Washington. Nel corso dell’esibizione hanno inoltre trovato spazio “Change in my life” (Un cambiamento nella mia vita), nell’arrangiamento di Michelle Sno, e “Take down these walls” (Abbatti questi muri) di Pepper Choplin, fino a “The storm is passing over” (La tempesta sta passando), che ha concluso il programma della compagine statunitense.

L’amore contro ogni oscurità
L’ultima pagina del concerto ha assunto una particolare intensità nel momento in cui le due formazioni si sono unite sulle note di “Love is love is love is love” (L’amore è amore è amore è amore) di Abbie Betinis, composizione dedicata alle vittime e ai sopravvissuti degli attacchi d’odio, con esplicito riferimento alla strage del Pulse nightclub di Orlando del 2016. Al centro del brano emerge una riflessione sull’amore inteso come gesto umano e civile, forza contrapposta alla paura e alla violenza. Le voci delle due compagini sono allora confluite in un unico impasto sonoro, mentre dalla platea ha iniziato gradualmente a levarsi il canto del pubblico, dapprima sommesso, quindi via via più presente. Ne è nata una presenza vocale piena e profondamente avvertita, che ha attribuito al commiato della serata un forte spessore emotivo. Applausi lunghi e calorosi hanno accompagnato gli interpreti al termine dell’esibizione, lasciando nella sala un sentimento di evidente commozione. L’incontro è poi proseguito in un’atmosfera conviviale tra conversazioni, sorrisi e momenti d’incontro, accompagnato dalle creazioni gastronomiche dello chef Roberto Colombo, che ha proposto agli ospiti una raffinata successione di specialità e prelibatezze.
Voci, ascolto, umanità
In chiusura della serata è emerso anche il significato che appuntamenti di questo genere rivestono per il “Voices in Harmony Peace Choir”, che ogni anno raggiunge diversi Paesi europei per esibirsi accanto a realtà corali locali, dando forma a incontri nei quali il momento artistico si accompagna naturalmente a quello umano. Al centro del lavoro condotto durante le prove, ci ha spiegato Camille Curtis Saucier, vi è soprattutto la costruzione di un legame autentico tra i cantori, così che ciascuno possa affrontare il palcoscenico con naturalezza e piena libertà espressiva. Non meno significativo il riferimento all’incontro con la tradizione delle klape, ascoltata per la prima volta proprio in questa occasione. Più volte, ha confidato, l’esibizione della compagine croata l’ha profondamente commossa, colpita dalla forza interpretativa e dal profondo senso identitario che attraversa quei canti.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































