La bellissima sala della Filarmonica slovena di Lubiana ha ospitato l’altra sera un evento di altissimo livello: il concerto dell’Orchestra del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino diretta dal Maestro Giuseppe Ratti. L’appuntamento con i giovani musicisti è stato organizzato dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana e rientra nel ciclo di concerti che ha visto l’Orchestra studentesca esibirsi in giro per il mondo nell’ambito del progetto “International Routes: Arts Creating Future” promosso dal Ministero italiano dell’Università e della Ricerca.

Un’energia unica
A rivolgersi ai presenti a nome degli organizzatori è stato l’ambasciatore d’Italia a Lubiana, Giuseppe Cavagna, che si è detto compiaciuto per il primo concerto in Slovenia dell’Orchestra del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino sotto la direzione del Maestro Giuseppe Ratti. “Questi giovani e talentuosi musicisti presenteranno un repertorio di Verdi, Rachmaninov e Čajkovskij donando un’energia unica a questi capolavori”, ha osservato l’ambasciatore, il quale ha voluto sottolineare anche l’importante ruolo dell’Istituto Italiano di Cultura per il suo supporto nell’organizzazione del concerto. Cavagna ha quindi espresso la sua gratitudine al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino e in particolare Francesco Pennarola, direttore del Conservatorio, per aver portato l’Orchestra a Lubiana per una serata davvero speciale. “Vorrei ringraziare anche il progetto ‘International Routes: Arts Creating Future’ e soprattutto il Ministero italiano della Cultura per aver organizzato questo evento. Diamo il benvenuto alla musica come dono di comunanza e unità e come linguaggio universale in un mondo fragile e frammentato”, ha spiegato Cavagna concludendo come “la musica è il linguaggio della pace”.

I giovani, futuro dell’istituzione
Il direttore del Conservatorio, Francesco Pennarola, ha espresso, anche a nome del presidente del Conservatorio Mario Turetta, la sua gratitudine all’Ambasciata italiana e all’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana per avere riposto fiducia nell’istituzione e per aver reso possibile il concerto. “Questa esibizione – ha puntualizzato – è una tappa in un lungo viaggio iniziato a Torino e proseguito in tutta l’Europa, in Asia e nelle Americhe. Questo viaggio ha dato l’opportunità agli studenti di vivere esperienze diverse come residenze, corsi accademici ed esibizioni a concerti”, ha precisato Pennarola, ricordando che il progetto “International Routes: Arts Creating Future” è appoggiato dal Ministero italiano dell’Università e della Ricerca. Si è quindi rivolto ai giovani musicisti ringraziandoli e sottolineando: “Siamo qui per creare opportunità per voi perché voi siete il futuro della nostra istituzione musicale”. Tra il pubblico anche il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, il presidente del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino, Mario Turetta, e numerosi esponenti del corpo diplomatico dell’Ambasciata italiana.

Brani ben noti
A parlare è stata in seguito la musica, davvero un linguaggio universale, capace di farci scordare per qualche ora la cruda realtà, che non dà tregua in un mondo sempre più insicuro e violento. L’Orchestra ha proposto un programma composto da brani ben noti del repertorio concertistico, scegliendo di esordire con l’Ouverture dell’opera “Nabucco” di Verdi. Si tratta del terzo melodramma del compositore, scritto nel 1841, che ne decretò il successo.
Fin dalle prime note, l’Orchestra, sotto il gesto misurato ed essenziale del Maestro Giuseppe Ratti, si è dimostrata un organico compatto, ben equilibrato nelle varie sezioni, ma soprattutto ben preparato e capace di superare con disinvoltura anche i segmenti più impegnativi dello spartito. I giovani orchestrali hanno seguito con attenzione le indicazioni del direttore, dando vita a un’esecuzione animata da autentico slancio.
Ha fatto seguito la famosa Rapsodia su un tema di Paganini op. 43 di Sergej Rachmaninov, composta nel 1934 a Lucerna, in Svizzera, che venne eseguita per la prima volta a Baltimora negli Stati Uniti con l’autore stesso come solista e la Philadelphia Orchestra diretta da Leopold Stokowski. La Rapsodia segue lo stesso sviluppo del Capriccio op. 1, n. 24 di Niccolò Paganini, con un tema iniziale su cui sono state composte 24 variazioni.

Autorevolezza nell’esecuzione
In veste di solista si è esibito il giovane pianista italiano Andrea Boella, che si è imposto con autorevolezza nell’esecuzione di un brano complesso e brillante. Per il 23enne pianista la partitura non ha presentato difficoltà, si è dimostrato un interprete sensibile e di spiccata musicalità, che può fare affidamento su un’ottima preparazione tecnica. Il solista ha avuto inoltre un sostegno sicuro nell’Orchestra, che lo ha accompagnato con precisione e con una dinamica curata. Il pubblico ha premiato il solista e l’Orchestra con un forte applauso, “strappando” un bis da Boella.
La parte ufficiale del concerto si è conclusa con la celeberrima e imponente Sinfonia n. 4 in fa minore op. 36 di P. I. Čajkovskij, composta tra il 1877 ed il 1878. Il compositore russo scrisse la sinfonia a programma, esprimendo tra le sue pagine la sofferenza e la gioia della vita, la sfida del destino, l’abbandonarsi ai sogni per sfuggire alla realtà.

Un affresco musicale
Attraverso quattro movimenti, l’Orchestra, guidata con precisione dal Maestro Ratti, ha dipinto un affresco musicale di coinvolgente bellezza, in cui ciascuna sezione ha dimostrato disciplina e partecipazione. Le immortali pagine di Čajkovskij hanno creato una trascinante atmosfera romantica, fatta di armonie e melodie emozionanti, di segmenti gioiosi e quelli drammatici che si alternavano con incalzante puntualità. L’apice della serata è stato il Finale. Allegro con fuoco, restituito con impeto dai bravissimi musicisti.
Il loro impegno è stato riconosciuto e apprezzato dal pubblico, che ha premiato l’Orchestra e il Maestro Ratti con una standing ovation, al che è stata riproposta come bis la parte finale dell’ultimo movimento della Sinfonia.
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