La mostra «Con la collezione» concepita come un organismo

Intervista con David Maljković alla vigilia dell’inaugurazione della mostra

David Maljković. Foto: Željko Jerneić

Questa sera alle ore 20, nel Museo di Arte moderna e contemporanea (MMSU) di Fiume verrà inagurata la prima grande mostra di Fiume Capitale europea della Cultura, un’introduzione particolare alla spettacolare cerimonia di inaugurazione del progetto Fiume CEC prevista per domani: l’esposizione “Con la collezione” (S kolekcijom) dell’artista fiumano David Maljković.
Maljković, classe 1973, attualmente vive e lavora a Zagabria e vanta una carriera artistica di grande prestigio. Le sue mostre più recenti sono state allestite alla The Renaissance Society a Chicago, al Palais de Tokyo a Parigi, al Kunstmuseum di San Gallen, al BALTIC Centre for Contemporary Art a Gateshead, alla Kunsthalle di Basilea, ad Eindhoven e a Vienna. Ha partecipato pure a diverse biennali, come quelle di Gwangju, Venezia, Sao Paolo, Istanbul, mentre le sue opere sono custodite in alcuni dei maggiori musei mondiali quali il centro G. Pompidou a Parigi, il MUMOK a Vienna, il Museo Reina Sofia a Madrid, il MoMA di New York, lo Stedelijk museum di Amsterdam e il Tate Gallery a Londra.
In un breve colloquio, Maljković ci ha illustrato il concetto dell’esposizione, in un anno davvero straordinario a Fiume.
Com’è concepita questa mostra, che non comprende soltanto l’aspetto espositivo, bensì anche altri eventi collaterali?
“Si tratta di una mostra molto sensibile che si sviluppa in diversi modi. In un certo senso, parliamo di una specie di organismo, non tanto di una mostra nel senso classico della parola. La cerimonia di apertura segnerà l’inizio del progetto, mentre il risultato sarà visibile soltanto alla fine di tutte le attività. Nel giorno dell’inaugurazione si comincia con l’intervento di Dora Budor, sulla facciata del Museo di Arte moderna e contemporanea (MMSU): quest’opera nasce dal bisogno di distinguersi in un circondario diventato cantiere edile. Dora ha già eseguito questo lavoro in Messico nel 2018. La sua attività artistica si concentra spesso sul linguaggio cinematografico, in questo caso sull’uso del colore, come lo ha fatto Michelangelo Antonioni nel suo flm ‘Red desert’ (Il deserto rosso). Inoltre, nel giorno dell’apertura potremo visitare pure l’esposizione di Niko Mihaljević e il suo ‘Museo del teschio di cristallo’ (Muzej kristalne lubanje) che problematizza il fenomeno di sfruttamento mitomane dei teschi di cristallo precolombiani, legati alla civiltà dei Maya e a poteri soprannaturali, nella cultura di massa del XX secolo. Damir Čargonja allestirà nello spazio espositivo il suo Čarli bar, che rimarrà al suo posto per tutta la durata della mostra, e qualche tempo dopo presenterà la raccolta che ha collezionato mentre gestiva la galleria Otvoreni krug nel club Palach. Tra l’altro, con l’inaugurazione della mostra inizierà a trasmettere Radio Roža, la prima community radio di Fiume.”
Collezione e collezionismo
Come ha scelto i collaboratori al progetto?
“Certo che qui possiamo parlare di alcune esperienze personali e relazioni che si muovono in tutte le direzioni. Ma in un certo senso, il Museo è un punto di partenza e la scelta dei collaboratori è scaturita da questa necessità. In quest’ambito non si problematizza soltanto la collezione del Museo, ma anche il concetto di collezione e di collezionismo, per cui contemporaneamente vengono creati dei legami con alcune collezioni familiari in città. In questo contesto si distingue Villa Ružić, la cui collezione, di importanza nazionale, è gestita da Theodor de Canziani e che Nora Turato elaborerà nell’ambito della sua pratica artistica”.
“Vorrei pure rilevare – prosegue l’artista – che tutte queste attività sono equivalenti nella loro posizioni, a prescindere dal modo in cui vengono realizzate, per cui verrà organizzato pure un workshop con gli studenti, il quale risulterà in una mostra che diventerà parte integrale dell’intero progetto. Collaboreremo con gli studenti dell’Accademia di Arti applicate di Fiume guidati da Petra Mrša, dell’accademia WHW e della Werkplaats Typografie, il corso post-laurea per il design grafico, ed essi, oltre a prender parte al laboratorio, partecipano pure alla creazione dell’identità visiva”.
Socializzazione e arte
“In quest’ambito anche le forme di socializzazione assumono un’espressione legittima, diventano un atto artistico, per cui durante la mostra all’MMSU verrà organizzata una cena con Igor Rukavina, Žarko Violić, Branko Cerovac, Damir Čargonja Čarli e Klas Grdić, esponenti della scena artistica di Fiume che hanno avuto un ruolo importante nella mia formazione artistica negli anni Novanta a Fiume. Queste persone hanno avuto un impatto decisivo sulla modellazione dell’ambiente della città e la produzione di senso in quegli anni di guerra.”
Qual è la sua opinione sulla collezione del Museo? Ritiene che dovrebbe essere presentata in un allestimento permanente?
“Sono convinto che ogni collezione debba essere accessibile, soprattutto se si tratta di un’istituzione pubblica. Naturalmente, come ogni collezione, così anche quella dell’MMSU è specifica e noi dobbiamo riflettere in che modo questa comunicherà con il pubblico. Inoltre, è necessario stabilire dei criteri e capire quali bisogni potrebbe soddisfare un allestimento permanente. Se uno dei criteri è soddisfare la comunità locale, la questione sarà risolta se sistemiamo le opere d’arte nello spazio. Nel caso in cui, invece, desideriamo che la collezione comunichi in un ambiente più vasto, si dovrà riflettere sui legami nel momento attuale e in che modo ci approcciamo alla collezione stessa. Questo è un compito molto complesso e dipende dalla sensibilità e dal sapere del direttore della collezione.”
L’artista istruisce
Su quali opere d’arte della collezione è stato posto l’accento nell’ambito della sua mostra?
“L’approccio all’allestimento si basa sull’aspetto fisico della collezione, cioè questa appare come un fenomeno nello spazio e viene trattata come un fatto, non un artefatto. Non è stata concepita in base al principio dell’artista che seleziona, bensì quello dell’artista che istruisce. Naturalmente, il periodo più attivo della sua creazione riguarda la fase dopo la sua costituzione, ovvero, quella del modernismo del secondo dopoguerra, per cui queste opere sono le più numerose. Di conseguenza, questi accenti sono il frutto della tipologia della collezione.“
Che cosa vuole destare la mostra tra il pubblico, a Fiume?
“Innanzitutto, la consapevolezza dell’esistenza di questa collezione. Inoltre, ci ricorda che anche noi siamo i suoi protagonisti. Essa è qui, ma noi siamo pure responsabili della sua continuità e della sua realizzazione. La collezione sarà viva solamente se noi la rendiamo viva.”
Un investimento per il futuro
Fiume CEC è uno dei più grandi, se non il più grande progetto culturale nella storia di Fiume. Secondo lei, che cosa porterà alla città?
“Il solo fatto che un numero così grande di persone si è mobilitato nel campo della cultura è una grande cosa. Fiume CEC è un formato di attività, non un formato di aspettative. L’attività è un investimento per il futuro, mentre Fiume CEC è soltanto una piattaforma per questa attività.”
Finora ha vissuto in diverse città del mondo, ma ora si trova a Zagabria. In Croazia si respira un clima favorevole per gli artisti?
“Mia moglie è di Zagabria e per il momento vivo nella capitale. Per gli artisti non esiste un clima favorevole, essi lo devono creare da soli e sono pochi quelli che ci riescono. Esistono anche climi migliori, ma ciò non vuol dire che un artista possa realizzarsi in quegli ambiti in quanto vi sono attivi anche numerosi altri autori. Credo che per i giovani artisti è un bene che vadano all’estero per venire a contatto con altre situazioni e realtà, in quanto aprire gli occhi e diventare consapevoli di come stanno le cose è un processo auspicabile e qualvolta doloroso che, però, è necessario superare.”
Le sue opere sono custodite in diversi musei mondiali. Come si sente sapendo che le sue opere vengono osservate da persone giunte da tutto il mondo?
“Si tratta di una bella sensazione che al contempo crea un forte senso di responsabilità verso la continuità del mio lavoro.”
La mostra rimarrà aperta fino al 20 aprile.

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