Si è concluso l’XI ciclo di conferenze “Il Castello Rota a Momiano”, un progetto culturale di alto profilo promosso dalla Casa dei castelli istriani di Momiano che opera in seno al Museo storico e navale dell’Istria, in collaborazione con l’UPA di Buie. Cofinanziata dall’Assessorato alla cultura e territorialità della Regione Istriana, l’iniziativa si conferma come uno degli appuntamenti più significativi per la valorizzazione del patrimonio storico e identitario del luogo. L’ultimo incontro, svoltosi a cielo aperto, nello spazio esterno della CI di Momiano, ha visto come protagonista Denis Visintin, che ha tenuto un’appassionante conferenza in lingua italiana dal titolo “Descrizione di Momiano e del suo territorio”. A inaugurare la serata è stata Tanja Šuflaj, responsabile della Casa dei castelli, che ha accolto il pubblico tra il quale Giuseppina Rajko, viceconsole onoraria d’Italia a Buie, Lorella Limoncin Toth, soprintendente ai beni culturali per la Regione Istriana, Drago Kraljević, ex ambasciatore croato a Roma, Elda Sinković, vicepresidente della CI di Momiano, Mate Mekiš, presidente della CI di Crassiza e Anna Benedetti, discendente diretta dei Conti Rota.
Una memoria ritrovata
Nel suo intervento, Visintin ha saputo coniugare rigore scientifico e una grande capacità divulgativa. Punto di partenza del suo discorso è stato un manoscritto del XVII secolo, rinvenuto nel 1967 da due studiosi, il prof. Jakov Jelinčić e la collega Ljiljana Radaljac, tra le carte del fondo del Comune di Buie, uno dei documenti più importanti custodito oggi in una sala blindata all’Archivio di Stato di Pisino. Il testo, intitolato “Descrizione di Momiano e del suo territorio”, è una fonte di straordinario valore per la conoscenza storica della regione. Secondo Jelinčić, il manoscritto risalirebbe alla metà del Seicento e sarebbe attribuibile al vescovo Giacomo Filippo Tommasini. A rafforzare l’attribuzione, ha spiegato Visintin, è la forte affinità linguistica, tematica e stilistica tra i due testi. Il documento fu pubblicato per la prima volta da Jelinčić sul bollettino “Vjesnik historijskih arhiva u Rijeci i Pazinu”. Ma è grazie all’approfondita analisi condotta da Visintin, pubblicata nello stesso bollettino, che il documento è stato per la prima volta esplorato in modo sistematico.
Uno specchio del tempo
Il relatore ha illustrato i principali contenuti del manoscritto, evidenziando come le descrizioni ecclesiastiche e i resoconti di viaggio rappresentino una delle fonti più ricche e autentiche per ricostruire il passato di territori come Momiano, spesso marginalizzati dalla grande storiografia. Il testo analizzato offre una fotografia della Momiano del XVII secolo, in cui si intrecciano elementi topografici, annotazioni climatiche, riflessioni sull’economia rurale e cenni sulle tradizioni popolari.
Il castello fu dimora dei Raunicher, tolto loro dai Veneziani, poi acquistato dai Rota bergamaschi nel 1548. Passò di mano in mano, attraverso carte bollate e sentenze tridentine, fino a spegnersi lentamente, divorato dall’indifferenza ereditaria. Nel documento si intrecciano le vicende feudali con la vita del popolo. Berda, Sorbar, Merischie, Oscurus sono nomi che formano un mosaico di borghi legati al castello dove più forte del potere era la vita. Nel fluire del racconto, Visintin è riuscito a tratteggiare non solo un territorio, ma un universo umano mostrando i contrasti sociali, la multiculturalità, la fragilità demografica segnata da guerre, malattie e carestie, ma anche la capacità di ricostruire, di reinventare la vita nei dettagli, un ponte di pietra, una fontana, un mercato, la cronaca di un matrimonio a comunione di beni.
Un passaggio particolarmente significativo è stato dedicato alla descrizione del Castello, all’epoca ancora baluardo difensivo e simbolo del potere feudale, cuore pulsante di una società intera. Nel concludere il suo intervento, Visintin ha sottolineato l’importanza della memoria storica come strumento di identità culturale. Con il Castello Rota a fare da testimone silenzioso, la serata si è conclusa con un lungo applauso, sia al professor Visintin che a tutti coloro che continuano a credere nella forza delle parole e nella memoria dei luoghi.
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