La presentazione del volume “Storia della Letteratura italiana di Fiume” a firma di Cristina Benussi, svoltasi al Civico Museo della Civiltà Istriana, fiumana e dalmata di Trieste, ha assunto i toni di un momento di chiarificazione storica più che di un semplice evento editoriale. A introdurre l’incontro è stato il presidente dell’IRCI, Franco Degrassi, che ha definito il libro un tassello fondamentale del progetto culturale portato avanti dall’istituto. Degrassi ha sottolineato come il volume contribuisca a illuminare aspetti autonomi e spesso poco noti della tradizione letteraria fiumana, apprezzandone anche il taglio conclusivo, segnato da un cauto ma deciso ottimismo: la letteratura di Fiume, ha affermato, non è un capitolo chiuso, ma un patrimonio ancora capace di produrre futuro.
Lavoro di ricomposizione
Accanto all’autrice erano presenti le professoresse fiumane Gianna Mazzieri-Sanković e Corinna Gerbaz Giuliano. È stata quest’ultima ad aprire la discussione, tracciando un profilo critico di Benussi e ricordandone il contributo agli studi sulla cultura dell’Adriatico orientale. Un’introduzione sobria, che ha fornito al pubblico un orientamento utile per comprendere la prospettiva da cui nasce il volume. Il centro della presentazione è stato affidato a Gianna Mazzieri-Sanković, che ha definito il libro “tanto atteso”, non solo per gli studiosi del territorio ma per chiunque si occupi delle letterature di confine. La studiosa ha evidenziato la capacità di Benussi di tenere insieme dati consolidati e materiali inediti, recuperati anche attraverso archivi privati e ricerche spesso ostacolate dalla frammentazione delle fonti. Questo lavoro di ricomposizione, ha spiegato, permette finalmente di restituire un quadro organico a una tradizione letteraria segnata da continui strappi e processi di rimozione. Mazzieri-Sanković ha posto l’accento sulla chiarezza espositiva del volume, indicandolo come strumento utile non solo alla ricerca universitaria, ma anche a insegnanti e lettori interessati alla storia degli italiani oltreconfine. Il metodo seguito da Benussi, basato su una costante contestualizzazione storica, restituisce a ogni autore il proprio ambiente culturale e linguistico, inserendo le opere nel tessuto della città e nel più ampio scenario della letteratura italiana. In questo modo emergono con maggiore forza le tensioni geopolitiche che hanno attraversato Fiume, trasformandola in un crocevia di culture e identità spesso in conflitto ma sempre interconnesse.
La studiosa ha parlato di “polifonia” per descrivere la varietà delle voci analizzate: scrittori noti e figure minori, autori che hanno lasciato la città durante l’esodo e altri che sono rimasti, testimonianze che rischiavano di scomparire e che oggi ritrovano un posto nel discorso critico. Una pluralità chwe, secondo Mazzieri-Sanković, rende impossibile qualsiasi lettura riduttiva, e che anzi mette in luce la ricchezza di una tradizione nata e cresciuta in un contesto complesso. Ha concluso soffermandosi sull’ampia sezione dedicata a Osvaldo Ramous, autore centrale del Novecento fiumano e figura che lei stessa ha a lungo studiato.
Una visione equilibrata
Riprendendo il filo dell’intervento, Corinna Gerbaz Giuliano ha approfondito le sezioni del volume dedicate al XX secolo, concentrandosi su come Benussi affronti il tema degli autori dell’esodo e di quelli rimasti in città. Ha mostrato come il libro riesca a mantenere una visione equilibrata, senza cedere alla tentazione di semplificare o schierare le esperienze, ma riconoscendo la pluralità delle traiettorie personali e culturali. La studiosa ha letto e commentato diversi passi del volume, offrendo un assaggio del taglio critico e della densità narrativa che caratterizzano l’opera. In conclusione, l’autrice ha ringraziato le due relatrici, definite “amiche e allieve”, e ha ribadito che la ricerca non si chiude con questo libro. Rimangono ancora aree poco esplorate, materiali dispersi e autori da riportare all’attenzione della critica. Un lavoro lungo, che richiede continuità, ma che rappresenta un tassello fondamentale per comprendere una parte importante della cultura dell’Adriatico orientale.
L’incontro ha confermato l’urgenza di un’opera capace di rimettere ordine in una tradizione letteraria segnata da fratture storiche profonde e da un oblio che ha spesso penalizzato intere generazioni di autori. Il volume di Benussi si propone come contributo solido e necessario, restituendo un quadro finalmente leggibile della produzione italiana nata a Fiume e offrendo strumenti critici per orientarsi nella complessità di una città che continua a interrogare la propria storia.


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