La fragilità delle donne ai tempi della pandemia

Inaugurata a Cittanova la mostra «Homework from self-isolation», realizzata dall’artista zagabrese Sanja Iveković

L’esposizione rende omaggio anche agli operatori sanitari impegnati nella lotta al coronavirus. Foto Lidija Kuhar

Nell’angusto spazio della galleria Rigo di Cittanova, lo scorso fine settimana è stata presentata la mostra d’arte contemporanea “Homework from self-isolation”, delľartista mediatica Sanja Iveković. Come suggerisce il titolo, le opere sono nate tutte durante la pandemia.
Su tre muri sono appesi altrettanti manifesti con i quali l’artista zagabrese contempla e approfondisce la situazione creatasi in seguito all’emergenza sanitaria. Le opere sono prevalentemente testuali e scritte in lingua inglese.
Attraverso la mostra l’autrice parla non soltanto di sé stessa, ma delle donne in generale, della loro fragilità in un momento così delicato. A sinistra trova spazio un tabellone creato per un museo polacco, con l’immagine di un’infermiera davanti alla scritta “Solidarność”, omaggio alla madre delľautrice, anch’essa infermiera; nel mezzo è esposto un manifesto testuale realizzato su commissione per un museo americano; a destra spunta un collage di soggetti presi dalle riviste nostrane per la Galleria ďarte moderna di Lubiana.
Alla presentazione, oltre alľautrice, che espone per la seconda volta in 24 anni in questo spazio, era presente anche la dott.ssa Jerica Ziherl. La curatrice ha ricordato che alla prima mostra, allestita nel 1996, erano esposti sette asciugacapelli e il corpo dell’autrice in stato di gravidanza. Come sottolineato dalla Ziherl, quella mostra, chiamata “Immagini instabili”, aveva contribuito a piazzare Cittanova sulla mappa mondiale dell’arte. E ora, a distanza di quasi un quarto di secolo, la Iveković è tornata nuovamente per riparlare di donne.

L’autrice della mostra, Sanja Iveković

La curatrice del Museo d’arte contemporanea di Lodz (Polonia), Joanna Sokolowska, era anch’essa presente alla serata ed è arrivata appositamente dalla Polonia, presentando la mostra in lingua inglese. La Sokolovska ha evidenziato come nella parte commisionata dal museo che lei rappresenta sia stata espressa la presenza, di solito invisibile, degli operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta al coronavirus. Persone che, come ha rimarcato più volte, sono dei veri e propri eroi in questa guerra contro il nemico invisibile. A questa mostra hanno contribuito anche Aida Bagić e Sanja Bachrach Krištofić. L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino a meta agosto.

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