A distanza di quattordici anni dalla prima esposizione nel Palazzo del Governo, la memoria del transatlantico Carpathia torna al centro dell’attentione pubblica. Presso lo spazio multimediale della libreria V.B.Z. in Corso a Fiume, è in visione fino al 31 agosto la mostra storica “Titanic – Carpathia”, curata da Nikša Mendeš, consulente museale del Museo di marineria e storia del Litorale croato. L’esposizione illumina un capitolo fondamentale della storia marittima locale. Se l’affondamento del Titanic appartiene ormai all’immaginario globale, il focus dell’opera di Mendeš si concentra sulle vicende umane dei passeggeri e dei numerosi membri dell’equipaggio della Carpathia provenienti dal Quarnero e dall’Istria, determinanti nelle operazioni di salvataggio. All’epoca, il porto di Fiume rappresentava uno dei principali punti di partenza per numerosi emigrati diretti verso il Nuovo Mondo. In questo contesto, l’allora console americano Fiorello La Guardia svolse un ruolo cruciale nell’assicurare la sistemazione dei futuri passeggeri in attesa di imbarco. I documenti d’archivio rivelano che circa quaranta cittadini dell’Impero Austro-Ungarico acquistarono un biglietto per il viaggio inaugurale del Titanic. Purtroppo, la stragrande maggioranza di essi non fece mai ritorno. Solo tre persone di questo gruppo riuscirono miracolosamente a sopravvivere alla drammatica notte dell’impatto.
Questa nuova edizione si arricchisce di preziose novità. Tra i documenti inediti spicca un ingradimento fotografico di Árpád Lengyel, medico ungherese a bordo della Carpathia, il che prestò le prime cure ai superstiti dell’oceano. Il documento è stato concesso dalla nipote del dottore, membro dell’Associazione ungherese del Titanic. La sezione oggettistica accoglie inoltre riproduzioni storiche delle tazze in uso nella terza classe del Titanic.
Un momento di grande solennità è stato scandito dalla presenza all’inaugurazione dei pronipoti di Jakov Kranjac, marinaio originario di Albona imbarcato sulla Carpathia. I discendenti hanno voluto esporre la medaglia di bronzo conferita al loro bisnonno al termine della missione. Quest riconoscimento fu fortemente voluto dalla celebre superstite Margaret “Molly” Brown, che promosse un’iniziativa a New York per premiare l’eroismo dell’equipaggio: medaglie d’oro per il comandante Rostron, d’argento per gli ufficiali e di bronzo per il resto del personale a bordo a cui aparteneva anche Kranjec.
Il cuore della collezione fiumana rimane legato a Josip Car, giovane cameriere di bordo. Nell’aprile del 1912, Car raccolse uno dei giubbotti di salvataggio abbandonati sulla Carpathia a New York. Al suo rientro a Fiume, Josip Car ha donato al monastero francescano di Tersatto un quadro incorniciato e una serie di cronache giornalistiche dell’epoca sulla tragedia del Titanic. Successivamente, negli anni trenta, la moglie Marija Lovrić donò il celebre giubbotto al Museo Civico di Sussak e oggi è uno dei soli dodici esemplari originali rimasti al mondo e l’unico in Europa.
L’atto di generosità della famiglia Car ha permesso di salvare un cimelio che altrimenti sarebbe andato perduto nei meandri della storia. Con la mostra inaugurata ieri, Fiume risveglia la memoria di una vicenda eroica che divenne eredità condivisa, rilanciando il desiderio di un memoriale che la città attende ormai da anni. Esso non sarà soltanto un omaggio alla memoria del transatlantico, ma anche un simbolo tangibile di gratitudine e coraggio dell’equipaggio a suo bordo. La cura nel custodire questo patrimonio storico, fatto di rari reperti e i racconti dell’epoca, insieme al continuo inserimento di nuovi dettagli – come la fotografia del dottor Lengyel –, dimostra quanto il legame tra Fiume e le rotte oceaniche rimanga indissolubile nel corso del tempo. Secondo quanto anticipato dal curatore Mendeš, una volta conclusi i restauri della sede museale, l’intera collezione sulla Carpathia troverà finalmente una collocazione permanente nel nuovo percorso espositivo stabile. I visitatori avranno così l’opportunità di toccare con mano, perennemente, un frammento di storia che ha unito per sempre la nostra costa all’America.

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