L’Olocausto vissuto da Oleg Mandić

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L’Olocausto vissuto da Oleg Mandić

FIUME | Trasmettere la memoria per ricordare l’Olocausto, in modo che un simile orrore non succeda mai più. È questo lo scopo dell’iniziativa “La Scuola incontra… Oleg Mandić”, svoltasi ieri con gli allievi della Scuola Media Superiore Italiana di Fiume. Non è la prima volta che Mandić, abituato a visitare gli istituti scolastici per raccontare la sua dolorosa esperienza nel campo di concentramento di Auschwitz, incontra gli allievi della SMSI per trasmettere loro le memorie della sua tragica esperienza. Questo nuovo incontro – il terzo in ordine di tempo organizzato dal Settore educazione e istruzione dell’Unione Italiana –, è stato riservato agli alunni delle seconde e terze classi, i quali hanno avuto modo di seguire il documentario intitolato “Gli anni di fatidiche esperienze della famiglia Mandić col fascismo e col nazismo” e quindi sentire in prima persona la storia che ha marchiato indelebilmente l’esistenza di Oleg Mandić.

Nato ad Abbazia, aveva appena 11 anni quando lasciò vivo, come ultimo internato, il più grande lager nazista, Auschwitz-Birkenau. Quasi settant’anni dopo è tornato sul posto per collegare il passato e il presente. Il momento della sua liberazione, assieme a quella di sua madre e di sua nonna, è stato ripreso da un’équipe di giornalisti russi giunti nel lager con le truppe sovietiche.
Mandić nel documentario ha un duplice ruolo: è allo stesso tempo il narratore che ripercorre la sua stessa storia, ma anche il bambino che appare di volta in volta sullo schermo cinematografico del museo di Auschwitz. Il suo destino ha toccato l’animo dei tanti giovani presenti in sala i quali, a proiezione conclusa, hanno colto l’occasione per porgli alcune domande. Oleg Mandić ha colto l’occasione per ribadire ciò che dice spesso durante i suoi incontri con il pubblico ovvero che, nonostante la terribile esperienza ad Auschwitz, la sua vita è stata piena di gioia. “A 13 anni capii che la parte più brutta della mia vita era quella che mi lasciavo alle spalle – ha detto –. Sapevo che non poteva più capitarmi un’esperienza peggiore di quella. Il campo di sterminio mi ha insegnato i veri valori della vita e ho capito che la felicità dipende dal tuo approccio verso di essa”, ha concluso.
A fare gli onori di casa è stato il preside della SMSI, Michele Scalembra. Tra i presenti anche il console generale d’Italia a Fiume, Paolo Palminteri.

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