Una pioggia gentile, in punta di piedi, è scesa lieve sulle antiche pietre della Crekvina, a Castua, sabato sera. Eppure nulla ha potuto contro il calore delle voci, la passione degli strumenti e l’intensità che ha percorso ogni nota del concerto “Iskre vremena” (Le scintille del tempo), titolo che già allude a un’energia pronta a sprigionarsi. Un grande ritorno, un omaggio alla memoria e alla musica: le klape maschile e femminile Kastav hanno celebrato trent’anni di esistenza con una nuova edizione del loro progetto musicale più significativo, intrecciandosi questa volta con la vitalità ardente della JazzIstra Orchestra. Il risultato? Una serata magistrale, eseguita con eleganza e trasporto, che ha generato una forte partecipazione emotiva, sia da chi l’ha vissuta sul palco che da chi l’ha seguita dalla platea. Va tuttavia osservato che lo spazio scenico della Crekvina, per quanto suggestivo, non ha permesso di valorizzare appieno la corposità delle klape, specie nei momenti in cui erano tutte presenti in scena. La ristrettezza del palco, pur contribuendo a un’intimità d’ascolto, ha limitato la possibilità di offrire al pubblico quella leggerezza visiva e quel respiro spaziale che una simile massa vocale meriterebbe.

Un ritorno carico di significati
“Iskre vremena” ha assunto la forma di una tessitura musicale energica e coinvolgente, dove l’arte del canto a cappella si è fusa con naturalezza alle libertà sensuali e audaci del jazz. Dopo aver conquistato i palcoscenici del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume, della Sala “Lisinski” di Zagabria, del Teatro Nazionale Istriano di Pola e del Salone dei Cristalli dell’albergo Kvarner di Abbazia, le due klape sono tornate nel luogo da cui tutto è cominciato. Castua le ha accolte con calore e rispetto. Come ha spiegato il versatile direttore artistico Saša Matovina, l’anniversario cadeva già l’anno scorso, ma il concerto è stato spostato a quest’estate per poter essere preparato al meglio e donato con pienezza alla propria gente. Il repertorio proposto ha attraversato più linguaggi e suggestioni, spaziando dalle radici della tradizione alle reinterpretazioni di evergreen internazionali, fondendo le sonorità della scala istriana, anch’essa iscritta nella lista del patrimonio immateriale dell’UNESCO, con giochi vocali raffinati e polifonici. Il pubblico, assorto, ha ascoltato composizioni come “Iskre vremena”, “Gspodin od onora”, l’ardente “Žažara”, le tenere “Naranča”, “Cviće od brnistre”, “Pod orehon”, “Daleko je”, “Zaspao je mlad Ivane”, “Iznad oblaka”, “Hodaj”, e brani iconici come “When I Fall in Love”, “Septiembre”, “Beautiful Maria of my soul”, interpretata con tocco delicato e profondo da Matovina, fino a “Kuća puna naroda”, che ha suggellato la serata con una sentita commozione.

L’orchestra dei miracoli
La JazzIstra Orchestra, guidata con ingegno e sensibilità da Zoran Majstorović, ha generato un tessuto musicale travolgente e magnetico. Accanto a lui, gli eccellenti musicisti Doris Vincek al flauto, Jurica Prodan, Luka Vrbanec, Aldo Foško e Yannis Maizan ai sassofoni, Miron Hauser, Luka Žužić e Branko Ilievski ai tromboni, Alen Bernobić, Robert Mikuljan, Branko Sterpin e Roberto Bernaca alle trombe, Carlos Fagin al pianoforte, Vedran Ružić al contrabbasso e basso elettrico e Adriano Bernobić alla batteria. Lo stesso Majstorović ha curato anche la chitarra e gli arrangiamenti. In un passaggio interamente strumentale, ispirato alla tradizione musicale istriana, l’ensemble ha saputo affascinare gli spettatori, intrecciando echi arcaici e slanci contemporanei con un equilibrio tanto sofisticato quanto sorprendente.

Ospiti, emozioni, omaggi
A elevare ulteriormente l’esperienza musicale sono intervenuti due ospiti di rilievo: Bruno Krajcar, con “Roža”, “Dobar dan” e “Dvo po dvo”, e Mario Lipovšek Battifiaca, che ha offerto interpretazioni intense di “Nonićeva pasara” e “Ljubav je…”, quest’ultima in duetto con Matovina, per poi chiudere con l’intramontabile “Oh Happy Day”. La presenza scenica, il calore, l’entusiasmo, la complicità tra artisti e pubblico hanno creato una dimensione quasi teatrale, senza cedimenti. E anche quando, per tre volte, la pioggia ha tentato di interrompere la magia, l’attenzione dei convenuti è rimasta salda, la partecipazione viva.
Il concerto ha saputo essere anche un tempo di raccoglimento, di riconoscenza, di omaggio. Tra i momenti più toccanti, il ricordo dedicato alla “rožica” Damira, la cantante della klapa femminile scomparsa prematuramente, commemorata con discrezione e affetto. Inoltre, l’intera serata, condotta con garbo e simpatia dai membri stessi delle klape, ha restituito la ricchezza culturale del contesto in cui affonda le proprie radici.

La presentazione delle due cantanti, Ivana Precetti Božićević e Helena Labus Bačić, entrambe membri della klapa, è avvenuta in doppia lingua, italiano e croato, con inserti in dialetto, a suggellare il legame vivo con la CNI e la volontà di custodire e trasmettere, attraverso la musica, una pluralità linguistica che è patrimonio e ricchezza. E nel finale, tutti gli artisti sono saliti sul palco per unirsi all’ultima esecuzione, creando un’onda vocale intensa e condivisa, testimonianza viva di un legame che il tempo non logora, ma nutre. Così, fra un leggero magone che stringeva la gola e festa, si è levato nell’aria un augurio condiviso e sincero: altri trent’anni ancora. Trent’anni di voci che si abbracciano, di creatività musicale, di audacia, di fedeltà a un’identità che si rinnova senza mai spegnersi, nemmeno sotto la pioggia.

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