Joost de Jonge: l’arte tra mito, Secessione e Mediterraneo

Il pittore olandese espone allo «Šporer» di Abbazia una serie di opere ispirate agli Argonauti e alla ricerca dell’armonia. I suoi quadri attirano lo sguardo per la loro vivacità

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Joost de Jonge: l’arte tra mito, Secessione e Mediterraneo
La mostra può essere visitata fino al 26 luglio

Nel suggestivo Padiglione artistico “Juraj Šporer” di Abbazia è allestita la mostra “Aetas aurea” del pittore olandese Joost de Jonge, curata da Ervin Dubrović. L’esposizione propone un viaggio tra mito, memoria e ricerca artistica, attraverso opere nelle quali colore, forma e segno diventano strumenti di una personale riflessione sulla bellezza e sull’armonia.

Joost de Jonge, nato a Utrecht (Paesi Bassi) nel 1975, è già conosciuto al pubblico croato. Nel 2023 aveva presentato presso il Cubetto di Fiume una mostra ispirata all’opera Orfeo ed Euridice di Gustav Klimt, conservata nel Palazzo dello Zuccherificio. Anche nel nuovo progetto l’artista si confronta con la tradizione culturale europea, ma attraverso un linguaggio personale, lontano da ogni semplice citazione del passato. La sua formazione si è sviluppata nelle Accademie di Utrecht e Barcellona, mentre importanti tappe artistiche sono state Amsterdam e Vienna. Oggi vive e lavora nei pressi di Digione, in Francia, ma torna spesso sulle coste croate, soprattutto a Fiume e Abbazia, luoghi che considera importanti per la propria ispirazione.

Un’epoca ideale
I suoi viaggi dal Nord Europa verso il Mediterraneo hanno evocato il mito degli Argonauti e del vello d’oro, simbolo di ricerca e scoperta. Tuttavia, il mito non viene rappresentato in modo narrativo: diventa un punto di partenza poetico dal quale nascono nuove combinazioni di forme, linee e colori.
Il titolo “Aetas aurea”, “età dell’oro”, è nato proprio durante il soggiorno dell’artista ad Abbazia. In una giornata luminosa, all’ombra delle palme con la vista sul mare e sulle isole del Quarnero, de Jonge ha iniziato a immaginare la propria visione di un tempo ideale, quell’epoca felice dell’umanità descritta dagli antichi scrittori come un periodo di armonia prima della perdita dell’equilibrio originario.
Abbazia, con la sua luce, il mare e il particolare rapporto tra natura e architettura, è diventata una presenza importante nella creazione di questa mostra. Il percorso verso le opere finali è passato attraverso numerosi disegni, fotografie e studi preparatori, dai quali sono nate le tele in acrilico e olio presentate allo “Šporer”.

Forme e colori
Le opere di Joost de Jonge attirano lo sguardo per il loro ritmo e la ricchezza dei dettagli. Forme sinuose, intrecci ornamentali e colori intensi si incontrano in composizioni che sembrano muoversi davanti agli occhi del visitatore. Alcuni elementi ricordano motivi naturali, foglie, fiori e movimenti dell’acqua, ma vengono trasformati dall’artista in un linguaggio astratto e personale. Le sue tele non raccontano una storia precisa, ma invitano a osservare le relazioni tra colori e forme, creando un’atmosfera di equilibrio e armonia.
Tra le sue fonti di ispirazione troviamo i grandi maestri del “secolo d’oro” della pittura olandese e gli elementi decorativi della Secessione viennese, con le sue volute e i motivi floreali. Il suo approccio si collega inoltre alle idee di Alois Riegl e Wilhelm Worringer, che hanno valorizzato l’arte astratta e ornamentale.
“Aetas aurea” invita il visitatore a entrare in un mondo sospeso tra passato e presente, dove il mito antico incontra la sensibilità contemporanea. Nelle sale dello “Šporer”, Joost de Jonge propone un’idea dell’arte come continua ricerca di equilibrio, immaginazione e bellezza. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino a domenica 26 luglio.

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