La Croazia, anche se territorialmente un Paese piccolo, vanta una storia ricca e tormentata e un prezioso patrimonio culturale. La sua posizione di crocevia tra il mondo occidentale e quello orientale ha modellato uno spazio geografico di straordinaria varietà in cui si mescolavano da sempre etnie, religioni e culture. Tutte queste caratteristiche le troviamo ancora oggi nel territorio della Slavonia e della Baranja, un angolo del nostro Paese che nel corso della storia, anche quella più recente, ha sofferto molto, ma che ha saputo sempre trovare la forza di rinascere.
Una delle persone che riconosce il potenziale della sua terra e della città di Osijek che ne è il capoluogo, è la prof.ssa Jasna Horvat, scrittrice, docente alla Facoltà di Economia di Osijek, artista multimediale e teorica della cultura. È autrice di romanzi, saggi, libri per bambini e giovani, articoli nel campo delle scienze sociali e umanistiche. La sua variegata attività l’ha portata a occuparsi del patrimonio storico-culturale della Regione di Osijek e della Baranja.
Nel corso delle sue ricerche ha avuto modo di scoprire la figura di Eugenio di Savoia, noto anche come Principe Eugenio (1663 –1736), un nobile e generale italiano al servizio dell’Esercito del Sacro Romano Impero. È da alcuni considerato l’ultimo dei capitani di ventura, anche se non si mise mai al servizio del migliore offerente, restando invece sempre fedele agli Asburgo. Eugenio di Savoia si distinse come un abile riformatore dell’esercito imperiale ed è considerato precursore della guerra moderna. Conosciuto anche come il “Gran Capitano”, fu uno dei migliori strateghi del suo tempo e con le sue vittorie e la sua opera di politico fece sì che gli Asburgo si imponessero in Italia e nell’Europa centrale e orientale.
L’evolversi della fascinazione
Nel corso di una piacevole intervista, la prof.ssa Horvat ci ha raccontato l’evolversi della sua fascinazione con il Principe Eugenio, la cui personalità e importanza storica hanno stimolato la sua sensibilità e la sua immaginazione portandola a dedicargli libri e progetti culturali. Uno dei libri che vede Eugenio di Savoia in veste di protagonista è “OSvojski”, il romanzo del 2019 nel quale l’autrice ha applicato una tecnica di scrittura caratteristica del gruppo OuLiPo (acronimo del francese Ouvroir de Littérature Potentielle, ovvero “officina di letteratura potenziale”), un gruppo di scrittori e matematici di lingua francese il cui obiettivo è creare opere usando, tra le altre, le tecniche della scrittura vincolata detta anche a restrizione. Venne fondato nel 1960 da Raymond Queneau e François Le Lionnais e tra i suoi membri figurava anche Italo Calvino.
“Il principe Eugenio di Savoia fa parte del nostro patrimonio storico-culturale, ma ho l’impressione, in veste di economista e di scrittrice, che non si faccia abbastanza per rimarcare la sua importanza – ha spiegato la prof.ssa Horvat –. Il mio interesse per Eugenio di Savoia è nato nel 2008 quando, in occasione del 200esimo anniversario della proclamazione di Osijek città regia, scrivevo il romanzo ‘Bizarij’ dedicato a personaggi particolari e anche bizzarri della città. Il mio intento era trovare sette personaggi femminili e sette maschili, al fine di mantenere l’equilibrio tra le rispettive voci e qui avevo scoperto che non c’era un numero sufficiente di personaggi femminili che si potessero presentare come portatrici della Osijek del nostro tempo in relazione con il passato della città. Durante la ricerca notai per la prima volta la figura di Eugenio di Savoia e il suo importante ruolo non soltanto per la città di Osijek, bensì per tutta l’area culturale più ampia. Decisi quindi di inventare il personaggio della cugina di Eugenio di Savoia e ambientai il romanzo nel castello di Eugenio a Bilje, cittadina distante una decina di chilometri da Osijek. Inizialmente si credeva che si trattasse di un castello di caccia, ma dopo ulteriori ricerche è stato concluso che fosse destinato all’uso militare. A quel punto decisi di scoprire quale fosse il motivo per il quale la figura di Eugenio di Savoia è praticamente sconosciuta in Croazia. Il motivo è politico, in quanto all’epoca della Jugoslavia tutto ciò che era legato alla Monarchia asburgica non era visto di buon occhio e e veniva trascurato, anzi, Eugenio di Savoia venne completamente cancellato come figura storica importante per i nostri territori, e in questo contesto rientrano anche Fiume e l’Istria, l’Italia e l’Austria e altri Paesi europei. Successivamente ho continuato a occuparmi di Eugenio di Savoia, al quale ho dedicato anche alcuni capitoli nei miei racconti di viaggio. Nel 2017, decisi di includerlo nel mio romanzo sugli elementi chimici ‘Atanor’, dove rappresenta lo zolfo”.
Una figura storica bizzarra
Il romanzo “OSvojski” del 2019 diede alla scrittrice l’opportunità di occuparsi più profondamente di questo straordinario personaggio. Che cosa scoprì? “Eugenio di Savoia fu una figura storica bizzarra, sia dal punto di vista professionale che quello personale. Nacque a Parigi il 18 ottobre 1663 e morì a Vienna il 21 aprile 1736 all’età di 72 anni. Faceva parte di un ramo della casa d’Asburgo. Suo padre morì presto (alcune fonti storiche speculavano sulla possibilità che la sua morte fosse stata causata dalla madre di Eugenio, Olimpia, a causa della quale il principe dovette sopportare molte ingiustizie), ma fu una figura importante nella vita di Eugenio. All’età di vent’anni se ne andò da Parigi – precedentemente sua madre fu cacciata via dalla città – perché Luigi XIV non gli permetteva di entrare nel suo esercito. In seguito a una serie di circostanze giunse a Vienna, dove gli venne affidata un’unità militare che ereditò da suo fratello defunto. Dopo l’assedio ottomano di Vienna venne inviato sul fronte orientale, che si trovava nel territorio della Slavonia e della Baranja. Qui maturò le prime esperienze militari e venne notato dai suoi superiori. All’età di appena 25 anni diventò cavaliere del Toson d’oro (Vello d’oro). Questo fu uno dei punti di svolta nella sua biografia. Successivamente, riuscì a fermare la supremazia degli Ottomani non soltanto in Europa orientale, ma anche a nord-ovest, in quanto i Turchi, come sappiamo, giunsero fino a Vienna. Fino alla comparsa di Eugenio di Savoia, la mappa politica dei nostri territori si presentava completamente diversa. Dopo questo punto di svolta, soprattutto dopo la battaglia di Zenta, un’altra occasione in cui si distinse, gli venne donata dall’imperatore Leopoldo I praticamente tutta la Baranja, dove successivamente fece edificare il suo castello”.
Eugenio di Savoia, spiega la nostra interlocutrice, venne ferito almeno tredici volte – la ferita che riportò nella battaglia nei pressi di Belgrado fu così grave che quasi risultò nell’amputazione della gamba.
Il pane per migliaia di persone
“È interessante un breve passo della lettera nella quale scrisse di ciò che trovò in queste nostre terre: ‘Vi parlerò di una terra che non conoscete, della quale non avete mai sentito parlare. L’ho vista con i miei occhi. Ho cavalcato sulla sua grassa terra nera. Su di lei ho combattuto e vorrei cavalcarci sopra come suo padrone. In questa terra si cela il pane per migliaia di persone e il lavoro per molte mani disoccupate. Questa terra vi aspetta, Sua Maestà. Nel Suo impero avete tanti affamati e coloro che desiderano possedere un terreno. Donate questa terra a loro. Donatela e create un nuovo impero, ma non con la spada, non con il sangue e non nel modo in cui in passato si creavano gli imperi. Create un impero con le zappe e gli aratri’. Dopo aver letto questo suo testo ho capito che la nostra realtà è praticamente identica, ma non la esprimiamo in maniera così chiara e succinta come Eugenio lo fece allora. Ma cosa fece? Portò in Slavonia e nella Baranja diversi personaggi di spicco dell’Europa nord-occidentale: qui si trovarono austriaci, tedeschi, polacchi, cechi, slovacchi, italiani, ungheresi e via dicendo. Va anche detto che Eugenio di Savoia assieme all’imperatore Carlo VI, uno dei figli di Leopoldo I, concordò il rinnovo e l’edificazione di dodici città-fortificazioni collegate da fiumi. Ho denominato Atraktor questo sistema di difesa per poter trasmettere più facilmente l’informazione su che cosa esso significava all’epoca. Si può dire che si trattasse di un ‘giocattolo’ brillante di città gemelle perché le loro fortificazioni erano pressoché identiche, anche se adeguate al paesaggio. Queste fortificazioni partivano da Karlovac e proseguivano verso Stara Gradiška, Slavonski Brod, Rača, Osijek, Seghedino, Petrovaradin, Pančevo, Oršava, Temišvar, fino ad Alba Iulia in Romania. Il sistema di città gemelle aveva il compito di proteggere il confine che divideva i due imperi: quello ottomano e il Sacro Romano Impero – quest’ultimo mi ricorda molto l’odierna Unione europea –, il cui obiettivo era tutelare il patrimonio culturale, ideologico, popolare, morale ed educativo dell’Europa e che durò dal 962 al 1806, quando scomparve con l’avvento di Napoleone I. Avere un ruolo così importante in questi nostri territori ed essere completamente cancellato dalla memoria collettiva mi sembra un ‘diversivo culturale’”.
La Osijek cosmopolita
All’epoca, spiega la prof.ssa Horvat, Osijek era nota per il suo cosmopolitismo e la sua popolazione si esprimeva con una combinazione di croato e tedesco chiamato lingua “esseker”, con elementi di diversi dialetti, tra cui quello viennese, e che conteneva numerosi vocaboli tedeschi, ungheresi e turchi. Si tratta di una lingua isolata con numerose varianti per il medesimo contenuto. Ricorda un po’ la torre di Babele in cui tutte le lingue si mescolavano. “Eugenio di Savoia era davvero un conquistatore e credo che Osijek abbia anche oggi la possibilità di conquistare con la sua bellezza e cultura”.
“Eugenio di Savoia era proprietario di cinque possedimenti privati: un’isola nei pressi di Budapest, i palazzi Belvedere superiore e inferiore e il Palazzo d’Inverno a Vienna, e il castello di Bilje, il più grande dei suoi possedimenti che comprendeva praticamente tutto il territorio della Baranja. Questo castello era privato, ma aveva una funzione militare, in quanto in ciascuno dei quattro angoli del castello si trovavano sei cannoni, il che vuol dire che ce n’erano in tutto 24. Il castello è oggi in cattive condizioni e ha bisogno di un’opera di restauro. Va anche detto che la sede del Rettorato dell’Università ‘Josip Juraj Strossmayer’ di Osijek era un comando militare fatto edificare da Eugenio di Savoia al fine di governare sul territorio dell’Europa sud-orientale”.
Sono stati realizzati dei progetti di restauro del castello di Bilje?
“È stato redatto uno studio interpretativo che doveva servire come base per l’opera di restauro del castello, ma purtroppo il progetto non ha ottenuto i mezzi necessari per metterla in atto. In ogni caso, l’idea c’è ed è elaborata nei particolari, ma tutto dipende dalle autorità che determinano le politiche pubbliche”.
Eugenio di Savoia, prosegue la scrittrice, ha combattuto fino a oltre i cinquant’anni d’età, ma rimase a capo del Consiglio militare della Monarchia asburgica fino alla sua morte. “Negli ultimi vent’anni della sua vita fu un mecenate straordinario e qui credo che si possano individuare i suoi geni italiani. In quel periodo sosteneva gli artisti, acquistava le loro opere, raccoglieva libri preziosi – ancora oggi esiste a Vienna la biblioteca Eugeniana che conta più di 15mila libri rari. Negli ultimi vent’anni della sua vita egli sembrava dire che tutte le sue conquiste militari sono state trasformate in un patrimonio che verrà ereditato dalle future generazioni e che la cultura e l’arte sono valori che vanno coltivati. Non ebbe eredi diretti”.
In quale misura Eugenio di Savoia è noto in Europa?
“Gli austriaci lo considerano ‘padre della Patria’, il che è paradossale in quanto non imparò mai a parlare il tedesco. Parlava invece perfettamente il francese e l’italiano. A Torino si trova una delle due abbazie che gli vennero donate dai suoi parenti italiani quando era poco più che ventenne e che gli permisero di acquistare la catena d’oro per diventare cavaliere del Toson d’oro. In una di queste abbazie venne girato il celebre film ‘Il nome della rosa’ con Sean Connery e Christian Slater.
Curiosamente, il cuore del padre di Eugenio e il suo stesso cuore vennero imbalsamati e sono custoditi nell’abbazia di Torino. Il corpo di Eugenio è sepolto nella Cattedrale di Vienna. A Vienna e in Austria egli è ben noto e si apprezza il contributo che diede nel cacciare gli Ottomani dall’Europa, in Svizzera e Italia un po’ meno. In Croazia, però, la sua importanza non è stata mai riconosciuta con dei monumenti, anche se è chiaro che gran parte delle città croate portano chiaramente i segni dell’Impero austro-ungarico.
È straordinario in quale misura Eugenio di Savoia dimostrava caratteristiche dell’odierno abitante dell’Europa. Egli si sentiva come un ‘uccello migratore’ dal momento che nacque a Parigi, visse a Vienna, ma combatté in tutta l’Europa. Era sempre in movimento e appassionatamente immerso nelle varie battaglie. Che cosa lo avvicina al cittadino europeo di oggi? Il fatto che in veste di condottiero, diplomatico e statista nel XVIII secolo contribuì a modellare lo spazio europeo. Diede pure un impulso allo sviluppo della collaborazione tra le nazioni con la firma di due trattati di pace, quello di Karlovac e di Požarevac. Egli si impegnava a costruire le basi dell’integrazione e della stabilità moderna, anche se con i metodi tipici del XVIII secolo. Lottava sotto l’egida del Sacro Romano Impero, ovvero dalla parte dell’ideologia cristiana dell’epoca, che a sua volta collegava i regni di tutta l’Europa. Questa era una forma di integrazione. Cercava di promuovere l’integrazione dell’Europa, anche se non basandosi sul capitalismo bensì sulla religione cristiana, e credo che questo sia un aspetto molto importante della sua personalità”.
La città come protagonista
Nei suoi libri si nota una forte presenza della città di Osijek. Essa è quasi la protagonista dei racconti.
“È vero. Osijek è stata sempre una città cosmopolita e il miscuglio di lingue, nazionalità, culture e tradizioni è la base di questo centro urbano ancora oggi. Questo aspetto è stato particolarmente pronunciato nel XVIII, XIX e XX secolo. Cercando di trovare la risposta alla domanda perché io viva qui con la mia famiglia e i miei amici mi imbattevo costantemente nella figura di Eugenio di Savoia, anche se il suo importantissimo ruolo nella città non è stato ancora riconosciuto. Ad esempio, egli non è stato nominato cittadino onorario di Osijek, mentre invece credo che dovrebbe assolutamente esserlo in quanto senza di lui il rione di Tvrđa non sarebbe ciò che è oggi, non ci sarebbe il palazzo del Rettorato dell’Università e Osijek non sarebbe il nucleo dell’Atraktor. Cercando di scoprire perché io viva a Osijek continuavo a imbattermi nel nome di Eugenio, ma anche nei nomi dei suoi compagni di battaglia e collaboratori, ovvero architetti, medici, militari: tutta una serie di personaggi storici dei quali sappiamo poco o nulla. Modestamente, credo che io sia l’unica ad aver dichiarato apertamente che Eugenio di Savoia fu il fautore della Osijek moderna”.
Da questa ricerca è nato anche il suo lavoro relativo alla promozione del patrimonio culturale di Osijek e della Baranja?
“E della Croazia. In veste di economista cerco di creare un brand croato con gli elementi culturali che ritengo pieni di attrattiva e lo faccio anche attraverso le mie opere letterarie. Si tratta per me di una sfida”.

È stato fatto abbastanza per valorizzare il patrimonio culturale di Osijek e della Baranja, oppure si potrebbe fare di più? Il castello di Bilje aspetta ancora di venire restaurato.
“Credo che non abbiamo ancora imparato a lavorare in base ai progetti e a pensare in maniera strategica. A livello nazionale non esiste una strategia che darebbe vita a un brand croato. I tentativi individuali sono ovviamente lodevoli, ma credo che una strategia sarebbe molto più efficiente e permetterebbe di ottenere di più con meno mezzi finanziari. Per quanto riguarda la Slavonia e la Baranja, sono convinta che Eugenio di Savoia sia un brand imprescindibile, anche perché ci collega all’Unione europea. Si tratta di una fonte di guadagno che ci potrebbe giungere senza alcuno sforzo se solo l’accettassimo”.
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