Antonio Smareglia e James Joyce vissero per un periodo in Barriera Vecchia a Trieste, da vicini di casa: erano dirimpettai, abitavano sullo stesso pianerottolo. Si stimavano, anzi Joyce, improvvisamente, previde che l’amico compositore istriano sarebbe stato l’unico sopravvissuto del secolo. Come sappiamo fu una cattiva profezia. Riccardo Cepach, direttore artistico del Bloomsday 2025 di Trieste, ha presentato con questi argomenti il concerto dedicato proprio ad Antonio Smareglia, nell’ambito delle iniziative dedicate allo scrittore irlandese.
Il Bloomsday a Pola
Dal canto suo Vito Paoletić, cofondatore dell’analoga iniziativa di Pola, avviata dal 2011, nell’illustrare i contenuti del concerto ha ricordato che era stato presentato un anno fa alle giornate Bloomsday di Dublino. “Ci siamo posti il compito nell’organizzare l’annuale manifestazione – ha affermato Paoletić – di oscurare le poche righe di Joyce su Pola, in cui aveva espresso le sue critiche sulla città durante i mesi di permanenza tra il 1904 e 1905”.
La collaborazione con Pola, aveva affermato Cepach, ha molti anni all’attivo, in particolare con l’Associazione Smaregliana, che cura il lascito del compositore istriano. Presente in sala durante il concerto anche la nipote, Adua Rigutti Smareglia. Presentata nell’occasione al pubblico anche la pubblicazione del libro “La frontiera interiore di Antonio Smareglia” del musicologo italiano Ivano Cavallini che, chiamato sul palco, ha ricordato come James Joyce fosse distante dal forte nazionalismo irlandese di quegli anni. Amava l’opera, molto apprezzata dai britannici e osteggiata proprio dagli irlandesi, ancor più a sottolineare le sue divergenze dai suoi connazionali.
Il momento della musica
Poi le voci si sono zittite ed è stato il momento della musica. Soffuse le luci, sul palco del Ridotto del Teatro Verdi di Trieste è salita la pianista Charlene Farrugia – Božac, che ha proposto esemplarmente il preludio per piano solo dalla “Caccia lontana” di Smareglia. Successivamente è toccato al mezzosoprano Sofija Cingula affrontare la Ballata, nell’aria di Fiordaliso, sempre dalla stessa opera. Le due artiste hanno poi offerto al pubblico, accorso numeroso, alcune liriche per voce e pianoforte: “Una mesta sospirando”, “Nell’onde chiare”, “Barcarolla” per solo piano, “Deh! Spegni o Dio!”). Hanno concluso, in un’alternanza di canto e piano solo con le due opere di Smareglia, “Oceana” e “Nozze istriane”.
Charlene Farrugia – Božac è una pianista maltese, che attualmente opera all’Accademia di Musica di Pola, fa parte dell’Euro Mediterranean Music Academy, un’organizzazione sotto il patronato dell’UNESCO e con la presidenza onoraria del maestro Riccardo Muti. Il mezzosoprano Sofija Cingula dopo una carriera che l’ha vista impegnata in concerti in tutto il mondo, insegna canto all’Università di Pola ed è attiva in numerose organizzazioni di educazione musicale. Entrambe fanno parte dell’Associazione Smaregliana.

Foto: ROSSANA POLETTI
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