Ivan de Zajc di Fiume. Uno spettacolo riuscito che dona allegria

Sono i più giovani a ricoprire il ruolo del narratore in un dialogo diretto con i bambini seduti tra il pubblico creando un legame tra la trama e il presente

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Ivan de Zajc di Fiume. Uno spettacolo riuscito che dona allegria
La scena finale. Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

La première de “Il canto di Natale” di Charles Dickens messa in scena martedì sera dal Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume per la regia di Renata Carola Gatica è stata accolta da un pubblico numeroso formato per la maggior parte da bambini emozionati accompagnati dai loro genitori. Si è trattato di uno spettacolo che ha avvolto tutti i presenti in un’atmosfera natalizia, proponendo una delle storie più famose della letteratura d’infanzia mondiale, adattato per l’occasione da Ivana Đula e Milica Sinkauz.

La storia, che ripercorre le tappe principali del racconto originale datato 1843, è arricchita e movimentata dall’intervento dei ragazzi dello studio di arte drammatica Pontes che, con la loro interpretazione scanzonata e gioiosa, donano movimento e una nota di allegria già dall’inizio dello spettacolo. Sono proprio i più giovani a ricoprire il ruolo del narratore in un dialogo diretto con i bimbi seduti tra il pubblico e a entrare e uscire dalla storia di Dickens creando un legame diretto tra il tempo della storia e il nostro presente.

Gli ingredienti di una festa perfetta
Quali sono gli ingredienti per un racconto natalizio perfetto? È questo l’interrogativo che si pongono i narratori all’inizio della storia e lasciando libero sfogo alla loro fantasia man mano trovano dettagli ed elementi che caratterizzano il periodo più magico dell’anno: l’abete decorato, i regali, una tavola imbandita, i canti per le vie e nelle piazze della città, la voglia di trascorrere le festività assieme alle persone amate, squisiti biscotti e chissà quali altre leccornie… A rovinare l’atmosfera il protagonista della novella: il signor Scrooge, interpretato da Denis Brižić, burbero uomo d’affari che odia il Natale “per professione”, interamente concentrato sul lavoro e sul denaro. A riportarlo sulla retta via ci penseranno i fantasmi del Natale passato, presente e futuro che condurranno il protagonista in un viaggio introspettivo e lo porteranno a ridimensionare il suo punto di vista e cambiare atteggiamento. Una metamorfosi forse un po’ troppo frettolosa, in cui il personaggio fin da subito capisce i suoi errori e si pente, senza un vera evoluzione ed elaborazione interiore che lo porti a una maturazione profonda e sincera. Oltre a Scrooge, non possono mancare gli altri personaggi iconici della novella di Dickens, quali il suo fedele impiegato Bob Cratchit interpretato da Deni Sanković, Fred e il signor Fezziwig entrambi impersonificati da Edi Ćelić.
Di grande impatto la scenografia: dinamica, anche grazie alle luci, riesce a evocare egregiamente la Londra di metà Ottocento con la sua nebbia e l’aspetto di una città in piena epoca di affermazione industriale, nella quale si mischiano e convivono la ricchezza più sfrenata e la povertà più dolorosa. Lo spettatore viene trascinato in questa dimensione e si sente anch’egli parte della capitale britannica, soprattutto grazie all’effetto della nebbia che lo avvolge e lo rende parte integrante della storia, come se fosse lì sul palcoscenico a fianco di Scrooge a osservare, assieme a lui, le scene della sua vita. La scenografia porta la firma di Paola Lugarić Benzia, mentre i giochi di luci sono gestiti da Dalibor Fugašić.

Una presenza importante
Grande impatto hanno avuto i costumi, che riproducono in modo preciso l’abbigliamento dell’epoca dando quel tocco realistico alla storia, opera della costumista Sandra Dekanić. A catturare maggiormente l’attenzione è stato senza dubbio il fantasma, anzi i fantasmi, realizzati da un’impalcatura coperta con veli e tessuti leggiadri che regalano fluidità di movimento e imprimono un’aria di magnificenza che lascia sbalordito il pubblico, soprattutto quello più giovane, che forse in un primo momento rimane quasi impaurito da questa presenza opulenta. A far fluttuare questa struttura, oltre a una persona che la sovrasta, ci pensano altri tre attori che le donano maggiore movenza e sottolineano il vagare etereo del fantasma. Le voci fuori scena arricchiscono ulteriormente lo spettro, imprimendogli quel segno di autorità e forza che, secondo l’immaginario collettivo, uno spirito dovrebbe possedere.
L’ambiente cupo di Londra viene rallegrato dai canti di Natale proposti dal coro di voci bianche “Kap”, istruito da Maja Sajatović e Doris Kovačić, accompagnato dai giovani dello studio di arte drammatica Pontes e dalle coreografie firmate da Kristina Paunovski.

Sparisce il grigiore
Nel finale il grigiore di Londra sparisce e i colori prendono il sopravvento, facendo ritornare il caldo tepore del Natale, insieme alla gioia e all’allegria tipiche di questa festività che invadono lo scorbutico Signor Scrooge, ma anche la platea e le gallerie del Teatro. Non esiste Natale senza quel pizzico di magia che fa sognare grandi e piccini. Magia che lo spettacolo regala attraverso una piacevole sorpresa che lascia tutti a bocca aperta e con il naso all’insù.
La prima teatrale è stata acclamata con scroscianti e lunghissimi applausi, a dimostrazione del fatto che lo spettacolo è stato apprezzato e che il pubblico ha riconosciuto l’impegno e il lavoro di tutto il cast, poi salito sul palcoscenico per godersi il meritato riconoscimento.

La scenografia evoca una Londra immersa nella nebbia.
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

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