Iva Buchberger: «Il pensiero critico si sviluppa esplorando, leggendo e confrontandosi con altre persone»

La docente e ricercatrice, a capo del Dipartimento di Pedagogia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume, ci parla dell'importanza di questa competenza in un mondo sommerso dalle informazioni

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Iva Buchberger: «Il pensiero critico si sviluppa esplorando, leggendo e confrontandosi con altre persone»
Iva Buchberger Foto Goran Žiković

La rivoluzione digitale ha sommerso l’umanità con una quantità enorme di dati e informazioni accessibili con pochi clic. Se a primo acchito l’accesso veloce al sapere secolare dell’essere umano è sicuramente un fatto più che positivo, dall’altro si è dimostrato un’arma a doppio taglio, in quanto assieme a informazioni autentiche ha dato visibilità anche a quelle false stimolando la disinformazione. Come valutare la veridicità delle notizie e delle informazioni nelle quali ci imbattiamo ogni volta che siamo online? Come non farsi abbindolare dai ciarlatani in Rete, intenti a lucrare sulla credulità e l’ignoranza di molte persone? Come non cadere nella trappola cognitiva che ci fa credere di saperne di più degli esperti di una certa materia? La risposta è: utilizzando il pensiero critico, ovvero cercando di coltivare l’umiltà intellettuale e impegnandoci ad approfondire le nostre conoscenze.
Il pensiero critico è il principale campo di ricerca della prof.ssa Iva Buchberger, docente e capodipartimento di Pedagogia della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Fiume, che abbiamo interpellato per un colloquio su questo importante argomento. La ricerca scientifica e il lavoro didattico della prof.ssa Buchberger si basano sul pensiero critico dal punto di vista pedagogico. La docente ha partecipato a numerosi convegni e firma diversi studi scientifici su questo tema. È autrice del manuale “Il pensiero critico” del 2012, mentre nel 2023 ha pubblicato il manuale per gli educatori intitolato “Kritičko mišljenje: Peace, Love & Rock and Roll”. È pure coautrice del libro di testo “Svijet i ja” (Il mondo ed io) destinato agli alunni dalla quinta all’ottava classe delle scuole elementari. In seno al Dipartimento di Pedagogia insegna ai corsi Competenze del pensiero critico, L’interculturalità nell’istruzione e Insegnamento per il pensiero critico, nonché al corso Didattica per i futuri insegnanti. Ha fatto parte del gruppo di lavoro per la stesura della proposta del curriculum della materia d’insegnamento Pensiero critico e ha ricoperto il ruolo di responsabile del Centro per l’educazione degli insegnanti presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume.

Un interesse nato in maniera spontanea
Il pensiero critico fa parte del suo percorso accademico fin dall’inizio. Come è nato l’interesse per questa competenza?
“Ho studiato dapprima scienze dell’educazione e della formazione con un programma di cultura figurativa potenziato, dopodiché ho deciso di proseguire con lo studio di pedagogia e filosofia – quest’ultima è da sempre il mio grande amore – perché avevo bisogno di continuare a studiare. Il mio interesse per il pensiero critico è nato in maniera… organica, per così dire. Spontaneamente. Senza esserne consapevole, applicavo le regole del pensiero critico durante lo studio alla seconda facoltà. Ad un certo punto, i miei colleghi notarono questo mio modo di approcciarmi allo studio, per cui mi chiesero di aiutarli a studiare. Di conseguenza, iniziai a interrogarmi e ad analizzare il mio metodo di studio. Da lì in poi cominciai a cercare testi che trattano il pensiero critico, scoprendo che in Croazia non ci sono manuali che ne parlano. Fu determinante in questo contesto la prof.ssa Jasminka Ledić, mia insegnante e successivamente collega, ora in pensione, del Dipartimento di Pedagogia, la quale mi chiese, mentre stavo preparando la tesi di laurea, di che cosa mi occupassi nel tempo libero. Le dissi che tenevo lezioni sul pensiero critico, al che lei mi chiese di spedirle i materiali che avevo sul tema. Lo feci, al che mi chiese se fossi disposta a sistematizzarli affinché potessero essere usati da tutti gli studenti. Mi propose, di conseguenza, di scrivere un progetto, che io prontamente preparai, il quale venne approvato e del quale fu titolare l’associazione Universitas. Dal progetto poi, nel 2012, nacque il mio manuale sul pensiero critico.
Non avrei mai pensato che le mie annotazioni iniziali sarebbero diventate un manuale. Esso è strettamente connesso alla logica del senso comune. Si parte dal significato del concetto, del giudizio, dell’affermazione, dell’argomento e si prosegue con l’analisi. Ci si chiede che cosa debba comprendere un valido argomento, quali sono gli errori nell’argomentazione, cosa che dovremmo evitare nei dibattiti. Nella lettura di un testo viene analizzato che cos’è un fatto e che cos’è un giudizio di valore, ovvero un’opinione, e via dicendo”.

Osservando dalla prospettiva del pensiero critico, qual è la sua visione del mondo, come descriverebbe la società contemporanea?
“Dalla prospettiva del pensiero critico direi che non ci troviamo in una situazione molto incoraggiante. Viviamo in una specie di cultura dell’ignoranza, in un’epoca in cui i valori democratici sono in crisi, in cui è diffuso lo scetticismo nei confronti della scienza e della conoscenza, mentre al contempo si propaga l’idea che ‘dobbiamo pensare con la propria testa’, e tutti si ritengono chiamati a farlo. Ma un’opinione non corrisponde al pensiero critico. Tutti e ovunque esprimono le proprie opinioni sotto l’egida del diritto all’opinione, ma non applicano le regole del pensiero critico. Se un’opinione non si basa su informazioni verificate ed esatte, sull’analisi dei fatti, su fonti autorevoli e affidabili, allora non è frutto del pensiero critico. Non possiamo tutti discutere di tutto senza dei criteri chiari. Tutti noi abbiamo il diritto a un’opinione, ma non tutte le opinioni hanno lo stesso valore dal punto di vista epistemico. Se un’opinione si basa su informazioni sbagliate e l’altra su quelle esatte, la differenza è chiara”.

Il proliferare delle opinioni
L’avvento dei social ha sancito il proliferare delle opinioni, ma molto spesso un’opinione viene equiparata a un fatto provato.
“Il pensiero critico ci insegna a distinguere i fatti e le affermazioni descrittive (ciò che è) da quelle normative (ciò che dovrebbe essere)”.

È altrettanto diffusa la convinzione secondo la quale chi «pensa con la propria testa» deve di conseguenza fare il bastian contrario, andando contro il consenso scientifico soltanto perché essere contrario all’opinione della maggioranza, fondata sui fatti, viene visto come un esempio di pensiero indipendente e critico.
“La formazione di un’opinione non è mai completamente indipendente da influenze esterne perché scaturisce sempre da qualcosa che abbiamo letto o sentito. In primo luogo, nessuno di noi è un’isola, tutti noi facciamo parte di una comunità per cui non esiste un’opinione formata in completa autonomia e indipendenza. In secondo luogo, non possiamo avere un’opinione su tutto, o almeno non dovremmo averla in quanto ci sono argomenti dei quali non sappiamo nulla, o molto poco. Ci sono argomenti complessi sui quali non abbiamo delle conoscenze sufficienti per poter formulare una propria opinione, per cui ci affidiamo agli esperti in materia. Di conseguenza, adottiamo l’opinione di qualcun altro, più informato e preparato di noi in un certo campo, come ad esempio nella medicina o nell’edilizia. Se non ci fidiamo dell’opinione di un esperto, siamo liberi di rivolgerci a un altro esperto, di fare domande, ma non possiamo formulare opinioni e affermazioni su argomenti di cui non sappiamo nulla. Quest’ultimo è diventato un fenomeno diffuso ed è molto problematico perché può avere, e in molti casi ha, delle conseguenze molto serie. In terzo luogo, in molti casi è opportuno semplicemente astenersi dall’esprimere la propria opinione. Pensare criticamente significa anche dire ‘non ho un’opinione su questo argomento’. Dire ‘non lo so’ è accettabile”.

Molte persone hanno paura di dire «non so nulla su questo argomento» perché credono che ammettendolo verrebbero considerate stupide.
“È vero. Sarebbe opportuno allenarsi a dire ‘non lo so’ in relazione ad argomenti di cui non sappiamo nulla. Oggigiorno, però, tutti devono avere un’opinione ed esprimerla. Questa è la conseguenza di una comprensione sbagliata del pensiero critico, che è diventato un mantra interpretato male. È importante invece esplorare, leggere, confrontarsi con altre persone, sentire davvero le loro opinioni e argomentare la propria”.

L’apprendimento come riproduzione di nozioni
Nella società croata è abbastanza diffusa l’impressione che nelle scuole l’apprendimento si basa ancora prevalentemente sulla riproduzione delle nozioni, anche se nei curriculum scolastici lo sviluppo del pensiero critico è richiesto in tutte le materie. Qual è la sua esperienza in questo contesto?
“L’insegnamento per il pensiero critico è la base del mio lavoro attuale. È visto dalla prospettiva pedagogica, con l’obiettivo di formulare i metodi del suo sviluppo. Esistono diversi approcci all’introduzione di un insegnamento specifico del pensiero critico nelle scuole: il primo è ideare una materia d’insegnamento a sé stante (in seno alla Facoltà tengo un corso di competenze in questo contesto) focalizzata sul pensiero critico come contenuto; il secondo approccio è integrarlo nelle materie d’insegnamento in forma di metodologia. Al Dipartimento di Pedagogia c’è anche il corso di insegnamento per il pensiero critico, per cui i futuri insegnanti apprendono la metodologia, ma vige ancora l’impressione che l’apprendimento si basi prevalentemente sulla riproduzione delle nozioni. Questa impressione, però, deve essere confermata o smentita da una ricerca”.

In quale misura la riforma curricolare del 2016, nonostante si fosse in prevalenza arenata, è riuscita a cambiare l’approccio all’insegnamento in generale?
“La riforma ha sicuramente avuto un impatto almeno presso alcuni insegnanti, in quanto sono proprio gli insegnanti i suoi fautori, ovvero coloro che lavorano a diretto contatto con gli alunni e gli studenti. Una delle novità nel sistema scolastico è il progetto di scuola a tempo pieno, dove è stata prevista l’introduzione della materia d’insegnamento ‘Svijet i ja’ (Il mondo ed io) dalla prima all’ottava classe delle scuole elementari. Questo è un programma sperimentale avviato nel 2023 in 64 scuole elementari in Croazia. La materia ‘Il mondo ed io’ è stata introdotta come opzionale. Ho fatto parte del gruppo di lavoro per la stesura del curriculum di questa materia guidato da prof. Bruno Ćurko, mentre assieme alle colleghe Katarina Gamberger e Ines Skelac ho scritto il relativo libro di testo intitolato appunto ‘Il mondo ed io’. Nei media si è parlato di questa materia come di un’alternativa alle lezioni di religione e in un contesto negativo, ma si tratta di una percezione sbagliata. Per quanto riguarda i contenuti, questa materia non è affatto un’alternativa alle lezioni di religione, ma per motivi tecnici i ragazzi, purtroppo, non potranno scegliere di seguire sia le lezioni di religione sia ‘Il mondo ed io’, anche se di quest’ultima beneficerebbero tutti gli alunni e sarebbe un bene che fosse obbligatorio.
Nel libro di testo ‘Il mondo ed io’ abbiamo formulato ogni titolo del capitolo come una domanda, in quanto il pensiero critico è innanzitutto la capacità di fare domande. Ad esempio, alcuni titoli recitano ‘Come giungere a una società giusta?’, ‘Possiamo metterci d’accordo?’, ‘Come risolvere un problema?’, ‘Sei pronto a muoverti?’, che vuole spronare i ragazzi ad avviare qualche iniziativa nella loro comunità, ‘Lotti per i tuoi diritti e i diritti degli altri?’, ecc. Una parte importante del libro è la letteratura e le domande che le storie e le diverse prospettive dei personaggi aprono. Uno dei capitoli si occupa della strutturazione di un dibattito, un altro di come pianificare e prendere decisioni… Prima di criticare questo libro di testo, vorrei che ciascuno lo prenda in mano, legga il curriculum e veda quali argomenti vi vengono elaborati.
Il programma sperimentale dovrebbe concludersi nel 2026, mentre lo scorso maggio è stato pubblicato l’invito pubblico per la costituzione di commissioni di valutazione dello stesso. Non disponiamo ancora di informazioni relative ai risultati del programma nelle scuole, ma per vie informali ci è stato riferito che gli alunni sono soddisfatti e che ritengono interessante la materia. In questo momento non è ancora chiaro in che modo questa materia verrà implementata nel curriculum, in quanto i nostri ragazzi hanno molte ore di lezione a scuola, le loro cartelle sono molto pesanti, per cui bisogna vedere come la questione verrà risolta”.

Una varietà di argomenti
Nella stesura di manuali e libri di testo, ha avuto modo di ispirarsi a esempi di buona prassi in altri Paesi?
“Per quanto riguarda i manuali di pensiero critico, esistono esempi di questo tipo in altri Paesi. Il mio manuale del 2023, ‘Kritičko mišljenje: Peace, Love & Rock and Roll’, è suddiviso in due parti, quella che parla del pensiero critico e l’altra dedicata all’insegnamento per il pensiero critico. La parte che riguarda il senso comune viene elaborata in diversi testi in altri Paesi, mentre quella sull’insegnamento è un po’ più rara. Il libro di testo ‘Il mondo ed io’ è stato invece fatto ‘ab ovo’, ovvero senza esempi precedenti. Abbiamo voluto ideare una materia d’insegnamento che spazi in diversi campi e che non comprenda soltanto la logica del senso comune e della formulazione dell’argomento, ma anche l’etica dell’azione e la responsabilità sociale, l’applicazione del pensiero critico e la gestione delle informazioni… Il libro abbraccia una varietà di temi”.

Qual è l’influenza dei social sul pensiero critico?
“I social dovrebbero essere il mezzo, non il fine, e di per sé non hanno un valore né positivo né negativo. Il nostro utilizzo dei social e il nostro approccio a queste piattaforme può invece essere positivo o negativo. Ci sono esempi di uso dei social in maniera costruttiva, che contribuiscono allo sviluppo del pensiero critico. In questo contesto, mi viene in mente il collega Saša Ceci (noto fisico e divulgatore della scienza croato, nda) che si dedica con passione alla promozione della scienza e del dibattito sulla sua pagina Facebook. I social sono diventati uno spazio in cui le persone hanno la possibilità di esprimere le proprie opinioni e di essere ascoltati a prescindere dalla loro preparazione o competenza in un determinato campo. In questo modo si sentono più importanti e possono anche manipolare con le informazioni e diffondere la disinformazione. In questo contesto, il pensiero critico è l’unica arma a nostra disposizione per distinguere la disinformazione dall’informazione legittima”.

Come distinguere un’informazione falsa da quella autentica?
“Bisogna porre delle domande. Dobbiamo esaminare criticamente la fonte dell’informazione e l’informazione stessa. Innanzitutto, dobbiamo verificare se è riportato il suo autore o se essa è anonima; in secondo luogo, dobbiamo verificare la data di pubblicazione – molto spesso vengono rilanciate notizie vecchie; in seguito è importante verificare se l’informazione è riportata da altre fonti e in quale misura queste sono affidabili; è importante anche leggere l’informazione completa, non soltanto una parte o soltanto il titolo. Insomma, i ragazzi devono apprendere in che modo verificare la veridicità delle informazioni che trovano in Rete e sui social”.

Qual è la sua esperienza con i bambini di oggi? In che misura essi sono consapevoli dei pericoli della disinformazione?
“Con gli studenti lavoro esplicitamente sulle competenze che ci permettono di distinguere le informazioni vere da quelle false. Con gli alunni delle elementari ho avuto modo di lavorare nell’ambito di laboratori organizzati in seno alla Facoltà e richiesti dalle loro insegnanti. Molto dipende dall’insegnante e dal suo approccio”.

Oggigiorno siamo quotidianamente a contatto con l’intelligenza artificiale, che ha pure un impatto non indifferente sull’informazione e sulla disinformazione.
“Anche l’IA è un mezzo e non possiamo ignorarla, ma possiamo approcciarla in maniera saggia e utilizzarla a nostro vantaggio, per migliorarci e per migliorare la nostra comunità. Il pensiero critico e quello creativo, nonché le competenze comunicative sono capacità che l’IA non potrà riprodurre, almeno non ai livelli di qualità paragonabili con quelli umani e credo che con l’avvento dell’IA avremo sempre più bisogno del pensiero critico e creativo. I risultati che genera l’IA sono spesso sbagliati, per cui è necessario verificarli e, di conseguenza, applicare il pensiero critico.
Generalmente, nell’educazione dei bambini è importante promuovere la comunicazione diretta tra le persone, la lettura di libri cartacei, che non dovrebbero mai essere esclusi dall’esperienza di un bambino perché ricerche scientifiche hanno dimostrato che sono essenziali per il loro sviluppo psico-motorio”.

Che cosa vorrebbe vedere intorno a lei come risultato del suo lavoro, dei suoi manuali e libri di testo?
“Sarei felice di vedere bambini e giovani che leggono, che sono attivi durante le lezioni e che pongono domande su tutto ciò che li circonda, che sono operosi nella comunità in maniera costruttiva, che cercano di trovare soluzioni ai problemi, che avviano qualche iniziativa, che socializzano tra di loro. Il mio messaggio si riassume nell’ultimo verso della poesia di Mary Oliver intitolata ‘Un giorno d’estate’: ‘Non è vero che tutto muore prima o poi, fin troppo presto? Dimmi, che cosa pensi di fare della tua unica vita, selvaggia e preziosa?’”.

I volumi firmati da Iva Buchberger Foto Goran Žiković

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