Italian Design Day. Obiettivo: la sostenibilità

Il designer Paolo D’Arrigo ha tenuto una conferenza online

Il designer Paolo D’Arrigo

Il tema della Giornata del Design Italiano di quest’anno riflette le più scottanti questioni riguardanti la tutela dell’ambiente: intitolata “Progetto e materia: nuove sfide per la ripartenza sostenibile del Made in Italy”, l’iniziativa è stata promossa dall’Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Lubiana in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Slovenia e la sede slovena dell’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. A parlare della sostenibilità nel settore del design industriale è stato il designer e direttore creativo romano Paolo D’Arrigo, nominato Ambasciatore del Design Italiano 2021 per la Slovenia, nell’ambito della conferenza tenutasi in modalità virtuale.

 

I tre pilastri della sostenibilità

L’evento è stato introdotto dai saluti del direttore dell’IIC di Lubiana, Stefano Faggioli, e dall’Ambasciatore d’Italia in Slovenia, Carlo Campanile. Il designer romano ha avvitato la conferenza illustrando la stessa definizione di sostenibilità. Sono tre, ha spiegato, i pilastri della compatibilità tra lo sviluppo delle attività e la tutela dell’ambiente: la sostenibilità ambientale, quella sociale e quella economica. Per quanto riguarda il design – e, in particolare, il design industriale –, la principale istituzione che promuove l’importanza del design nella costruzione di un futuro migliore è la World Design Organization (WDO) che, negli ultimi anni, ha adottato 7 dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Si tratta, in primo luogo, della buona salute e del benessere per le persone: un esempio dell’applicazione di questo principio riguarda le innovazioni ideate nel corso della pandemia al fine di rimediare alla mancanza di materiale protettivo per il tramite di dispositivi duraturi e sostenibili. Il secondo degli OSS dell’ONU applicato dalla WDO è quello dell’acqua pulita e dei servizi igienico-sanitari. In questo caso va ricordata, in particolare, la progressiva riduzione, nel corso dei decenni, del consumo d’acqua nell’utilizzo dello sciacquone da una media di 11 litri a circa 5 litri per scarico.

Stefano Faggioli, direttore dell’IIC
di Lubiana

Fondamentale la partnership

Al terzo posto troviamo come obiettivo quello dell’energia pulita e accessibile – si pensi ai preoccupanti dati riguardanti la distribuzione dell’energia elettrica nel mondo, con ben 759 milioni di persone che non riescono ad accedervi. Il quarto principio è incentrato sulle imprese, l’innovazione e le infrastrutture: nell’applicazione pratica, si tratta di ideare nuovi modi di produzione che riducano il più possibile l’impatto ambientale. Un altro OSS molto importante adottato dalla WDO è quello legato alle città e comunità sostenibili: in questo caso, D’Arrigo ha ricordato l’implementazione dei cosiddetti semafori intelligenti, che in Italia verrà promossa nelle prossime settimane e i cui vantaggi riguardano, in primis, la riduzione del traffico e delle relative congestioni nel segno di una migliore scorrevolezza, con una conseguente diminuzione del consumo di benzina (che potrebbe andare, secondo quanto specificato da D’Arrigo, dal 10 al 20 p.c.). Il sesto dei principi sostenuti dalla WDO è quello riferito al consumo e alla produzione responsabile, intendendo con ciò un cambiamento nella scelta e nell’utilizzo dei materiali in modo da ridurre l’impatto ambientale e il volume di scarti accumulati durante il processo produttivo. Infine, allo scopo di arrivare alla creazione di un mondo più sostenibile è fondamentale la partnership per gli obiettivi, ovvero il rafforzamento dei mezzi di attuazione e il potenziamento della collaborazione a livello globale.

L’Ohmie lamp della KRILL Design milanese
La sedia 214 di Thonet

La sostenibilità nel design industriale

Nel contesto della sostenibilità a livello mondiale, il design industriale assume un ruolo particolarmente importante in quanto, secondo la celebre definizione dello scrittore inglese John Thackara citata da D’Arrigo, addirittura l’80 p.c. dell’impatto ambientale che scaturisce da prodotti, servizi e infrastrutture che ci circondano viene stabilito nella fase del design. In questo senso, le decisioni che vengono prese al momento dell’ideazione determinano il processo e la qualità dei prodotti che utilizziamo, nonché la tipologia dei materiali e la quantità di energia utilizzata nella produzione, i modi di utilizzo dei prodotti e la maniera in cui gli stessi vengono smaltiti o riciclati. Nel design sostenibile, i concetti chiave riguardano, tra le altre cose, l’uso di materiali naturali, il riutilizzo industriale, la riduzione dei rifiuti e la predilezione per metodi che non prevedono l’impiego della colla. La seconda parte della conferenza è stata dedicata a una rassegna delle pietre miliari del design industriale sostenibile, dalla sedia 214 di Thonet – un’”icona” nella storia del design, secondo quanto puntualizzato dal relatore – a prodotti più recenti, come la “Ohmie lamp”, un vero e proprio “made in Italy”, fatta con bucce di arance siciliane. All’evento hanno partecipato anche Zmago Novak, direttore dell’organizzazione slovena BIG SEE; e Serenella Marzioli, direttrice dell’agenzia ICE in Slovenia. L’Italian Design Day, giunto alla sua quinta edizione, viene promosso dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale dell’Italia.

Serenella Marzioli, direttrice dell’agenzia ICE in Slovenia
Zmago Novak, direttore della BIG SEE

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