«Itaca per sempre». Dal mito alla disillusione

Spettacolo alla CI di Pola nell’ambito della rassegna «Il Carro di Tespi»

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«Itaca per sempre». Dal mito alla disillusione
Enrico Lo Verso e Alessia D’Anna, coppia d’interpreti perfetta per Ulisse e Penelope. Foto: DARIA DEGHENGHI

Ulisse è tornato in patria dopo un pellegrinaggio rocambolesco e indimenticabile di “vent’anni gettati al vento”. Il più umano degli eroi omerici è sbarcato per coincidenza anche sulla spiaggia della Comunità degli Italiani di Pola con lo spettacolo «Itaca per sempre» grazie alla rassegna teatrale “Il carro di Tespi”, quest’anno alla quarta edizione, promossa dal COMITES Fiume in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria, con l’Unione Italiana e con il Consolato Generale d’Italia a Fiume.

L’evoluzione della leggenda
Nei panni di Ulisse un virile (come si addice al personaggio) Enrico Lo Verso, in quello di una Penelope ormai matura ma sempre bellissima e ancora padrona di sé e della reggia (idem) troviamo una graziosa Alessia D’Anna; insieme la coppia perfetta che cresce come l’uomo nel corso dei millenni: dal mito alla disillusione. Anche in termini letterari la vicenda è migrata dal sublime della poesia epica alla polivocalità intrinseca del romanzo moderno e contemporaneo (di Luigi Malerba), per sfociare nei monologhi e nei dialoghi del teatro di prosa in un adattamento con regia di Alessandra Pizzi che narra l’evoluzione della leggenda in ipotetica realtà alternativa in cui Ulisse sconfigge, è vero, tutti i pretendenti al suo trono e al suo letto coniugale, ma Penelope si rifiuta di lasciarlo entrare, tradita dall’assurda assenza del marito dopo la guerra di Troia.
E così ai vent’anni “gettati al vento” subentra il dramma psicologico di due figure umane che non hanno più alcuna certezza della validità delle proprie opinioni e della consistenza dei propri sentimenti, anzi, finiscono proprio per confessarsi incapaci di produrre convinzioni abbandonandosi al più duro scetticismo che ha come bersaglio tutto l’universo delle emozioni della vita interiore: vanità, orgoglio, ambizione di gloria, inquietudine, malinconia, superbia, umiltà, pazienza, rassegnazione, distacco, diffidenza, noia dei sentimenti, tradimento… Una è la guerra dell’uomo, un’altra è quella della donna, dice Penelope. Uno è l’amore del figlio, e un altro quello della donna. Il secondo tende a guastarsi, ragiona Ulisse. Entrambi, però, fanno i conti con la somma degli anni persi, del tempo che non torna.

La speranza che si estingue
Le armi, i numi, il destino lasciano il posto a una “mandria di gente insolente e rumorosa”, la speranza si estingue, gli animi cedono. Entrano ed escono di scena solo nei racconti dei due sposi anche Telemaco, Eumeno, il cane Argo e Antinoo, il rivale su tutti i rivali. Bisogna saggiare la sua superbia, dice Ulisse, mentre teme l’indifferenza della moglie (“quasi che il dolore di un uomo fosse un allegro spettacolo”) e comincia a farsi più incerto di un ragazzo: “Sofferenza e rancore: come sono veloci i pensieri al buio, come corrono non trovando ostacoli”… Più avanti confesserà a se stesso: “Le donne sono terribili, e Penelope, a dispetto della sua ostentata ingenuità, è più terribile delle altre”. Poi comincia il gioco del travestimento e della finzione che sfocia nella prova dell’arco. Braccio e mente, Ulisse non ha rivali e tuttavia la fiducia cieca nelle proprie forze, la baldanza del guerriero, dell’eroe, si disperde.

La ribellione di Penelope
Penelope è offesa. Schiavitù, lussuria, vita randagia: “Ulisse, spavaldo, astuto, menzognero, temerario, merita una punizione”. Penelope si ribella e grida vendetta per la “noia, atroce, di tante inutili primavere”. Sciagurato è chi si preoccupa per la gloria del mondo e non sa che sarà cancellato lui stesso dall’inesorabile forza del tempo. Occhi estranei cacciano l’uomo a un secondo vagabondaggio, questa volta imposto da colei che non si piega di fronte all’umiliazione subita e reiterata. “Chi ha stabilito che una donna debba perdonare?” Insomma, sembra che tutto debba finire con una separazione così poco omerica che lascia il pubblico sbigottito, e invece Penelope si ricrede. Manderà il figlio a cercare il padre, che questa volta tornerà vincitore anche dalla guerra dei sessi, così estranea alla leggenda omerica perché tardiva nell’evoluzione della civiltà umana. Un lieto fine, insomma, per questa seconda messinscena del Carro di Tespi, “Itaca per sempre”, nella produzione di Ergosum (Brindisi).
A seguire lo spettacolo un pubblico di casa con un “rinforzo” della CI di Fiume, la console generale d’Italia a Fiume Iva Palmieri, la vicepresidente della Regione Jessica Acquavita, il vicesindaco di Pola Vito Paoletić, il presidente della Giunta esecutiva UI Marin Corva e altri rappresentanti degli enti promotori, produttori e patrocinatori della rassegna e dello spettacolo.

Nel pubblico autorità, ospiti, produttori e patrocinatori.
Foto:

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