Con la stessa discrezione che aveva sempre contraddistinto il suo modo di stare sul palcoscenico e nella vita, Gabi Novak si è congedata dal mondo domenica scorsa, all’età di 89 anni. La notizia, diffusa senza clamore, ha avvolto di un silenzio carico di emozione la scena musicale croata e tutta l’area balcanica. La sua scomparsa è avvenuta appena due mesi dopo la perdita più dolorosa, quella del figlio unico, Matija Dedić, raffinato pianista jazz, venuto a mancare prematuramente a giugno a soli 53 anni. Negli ultimi tempi l’artista era ospite di una casa di cura, dove affrontava le conseguenze di una grave lesione vertebrale e di una persistente infiammazione polmonare che l’avevano progressivamente indebolita, senza tuttavia spegnere del tutto la luce interiore e la capacità di sorridere con dolcezza.
La musica come vocazione
Nata a Berlino l’8 luglio 1936 da padre croato e madre tedesca, trascorse l’infanzia tra la Germania e l’isola di Lesina (Hvar), per poi approdare, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, a Zagabria. Fu lì che scelse la musica come vocazione chiara e personale, avviando un percorso che avrebbe segnato profondamente la canzone d’autore e il jazz in Croazia. Il suo talento venne notato dal direttore d’orchestra Bojan Adamič, che la invitò a cantare con la Big Band slovena. Il successo arrivò poco dopo, con il brano “Sretan put” (Buon viaggio, 1958) e la partecipazione a Zagrebfest con “Ljubav ili šala” (Amore o gioco), che la consacrarono presso il grande pubblico. La sua carriera fu costellata da momenti unici, tra cui il memorabile duetto con Louis Armstrong al Festival Jazz di Bled, esperienza che testimoniava la sua naturalezza nell’attraversare generi e contesti diversi. Per oltre sei decenni Gabi Novak scelse con cura ogni brano, interpretandolo con uno stile sobrio e al contempo raffinato, teso a coniugare eleganza ed emotività. Questa coerenza artistica le valse numerosi riconoscimenti, tra cui più premi Porin per la migliore interpretazione vocale femminile, la migliore performance jazz, l’album dell’anno e, nel 2006, il premio alla carriera. Nelle sue canzoni sapeva creare uno spazio intimo, quasi domestico, in cui sentimenti autentici trovavano voce, diventando una figura centrale della musica leggera e del jazz croato. Il legame artistico e personale con il marito, il cantautore Arsen Dedić, e il dolore per la precoce scomparsa del figlio Matija, aggiungono profondità umana al suo ritratto. Insieme, i tre avevano dato vita a un linguaggio musicale e poetico inconfondibile, intriso di lirismo e sensibilità.
L’omaggio delle istituzioni
Numerose le voci che, in queste ore, hanno voluto rendere omaggio alla memoria di Gabi Novak, testimoniando il segno lasciato dalla sua arte e dalla sua personalità. Il premier Andrej Plenković l’ha definita “grande diva della musica croata, insostituibile”, sottolineando come abbia “lasciato un’impronta indelebile nella storia musicale del Paese, una perdita che non potrà mai essere colmata”. Ha ricordato la finezza, la dolcezza e la gentilezza che irradiava, qualità che l’hanno resa figura di riferimento per intere generazioni, che univa pubblico e critica in un consenso raro. La ministra della Cultura e dei Media, Nina Obuljen Koržinek, ha osservato che, con la sua scomparsa “la cultura croata ha perso una voce eccezionale che non dimenticheremo mai”, rievocando “tutti i momenti in cui siamo rimasti incantati dalla sua arte e gli innumerevoli luoghi e occasioni in cui abbiamo ascoltato la sua musica”. Per la diplomatica, Gabi Novak è stata un’artista di gesto modesto ma potente, con una voce che affascinava per le tonalità delicate, le modulazioni morbide e i silenzi colmi di significato”.
Un repertorio che attraversa i generi
La sua carriera ha abbracciato quasi ogni espressione musicale: pop, chanson, jazz, interpretazioni di standard internazionale, collaborazioni vocali e duetti. Nel suo repertorio spiccano brani quali “Ljubav nije šala” (L’amore non è un gioco), “Vino i gitare” (Il vino e le chitarre), “Duga je, duga noć” (La notte è lunga), “Pamtim samo sretne dane” (Ricordo solo i giorni felici) e “Pusti me da spavam” (Lasciami dormire). L’album “Pjesma je moj život” (La canzone è la mia vita), nato dall’incontro con giovani musicisti guidati da Matija Dedić, è stato definito dalla ministra un testamento artistico e umano, “capace di unire e armonizzare gli stili e le forme vocali che hanno contraddistinto l’intera carriera della cantante, fondendo l’elegia della chanson e la morbidezza del jazz”. Ha infine ricordato che “come se l’arte fosse più grande della vita stessa, parlare della collaborazione con il figlio è oggi difficile, mentre non ci siamo ancora ripresi dalla sua ingiusta e prematura scomparsa. La loro connessione, familiare e creativa, resterà testimonianza preziosa per le generazioni future”.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































