FIUME
“Finestra sul mondo della musica classica” è un nuovo ciclo di concerti di musica colta il cui obiettivo è abbattere la barriera tra il musicista e il pubblico coinvolgendolo nella storia che si cela dietro alle composizioni che compongono il programma. Quello nel Salone delle Feste della Comunità degli Italiani è stato il primo concerto del ciclo e ha visto l’esibizione del Trio con pianoforte del quale fanno parte i giovani e talentuosi Matej Mijalić al violino, Luka Galuf al violoncello e Jan Niković al pianoforte. Si tratta inoltre del primo concerto del Trio a Fiume. In programma si sono trovati brani di Rahmanjinov, Šostakovič e Papandopulo, colonne portanti della musica classica della fine del XIX e del XX secolo.
A raccontarci, alla vigilia del concerto, l’intento del ciclo e ad approfondire il significato delle composizioni che compongono il programma è stato il giovane e brillante violinista fiumano Matej Mijalić, che sta costruendo una carriera di tutto rispetto sia come solista che come assistente all’Accademia di Musica di Zagabria.
Debutto dei tre musicisti
“Questo concerto ha segnato il debutto del nostro trio – ci ha riferito – e si svolge con il sostegno della Città di Fiume e della CI di Fiume. Assieme ai miei due colleghi e amici desidero avvicinare la musica classica a un pubblico più vasto. Come musicisti, siamo interessati ad approfondire le nostre conoscenze relative alla musica che eseguiamo, ma anche a svelare i suoi segreti alle persone che ci ascoltano. Durante i preparativi per questo ciclo di concerti ci siamo trovati d’accordo sul fatto che sia necessario soffermarsi un po’ sul significato di ciascuna composizione. Il primo brano in programma è il Trio élégiaque n. 1 in sol minore di Rahmanjinov, una delle composizioni chiave nel repertorio di questa formazione, ovvero del trio con pianoforte. Vale lo stesso anche per il secondo Trio in mi minore, op. 67 di Dmitrij Šostakovič, paragonabile alle opere letterarie di Dostoevskij e Tolstoj trattandosi di una composizione che può essere definita il ‘Delitto e castigo’ del mondo musicale. La parte centrale del programma è il Trio lirico di Boris Papandopulo, una composizione che viene raramente proposta sui podi concertistici, ma che noi suoniamo con entusiasmo. Tutta questa musica nasconde una grande storia, per cui durante l’esecuzione cerchiamo di contestualizzare ciascuna composizione. Prima di cimentarci con ciascun brano parleremo un po’ dello stile e del periodo storico in cui questa musica è stata creata e del compositore che l’ha composta. Come sappiamo, Šostakovič ha avuto una vita molto specifica nel contesto dell’Unione sovietica, mentre Rahmanjinov ha composto tutte le sue opere in Russia e una volta emigrato negli Stati Uniti non ha composto più nulla. Per non parlare di Papandopulo, che ha girato il mondo, ma per noi è particolarmente importante. Le opere di tutti e tre i compositori sono piene di temi vitali, per cui attraverso una serie di storie elaborate il pubblico avrà modo di conoscerne il contesto e di individuare nella loro musica le loro preoccupazioni artistiche. Speriamo che questo approccio al repertorio darà i suoi frutti e che potremo proporlo anche in futuro”.
L’ispirazione
Nell’elaborazione di questo ciclo vi siete ispirati forse ai Concerti per i giovani (Young people’s concerts) che ideò e realizzò tra gli anni Cinquanta e Settanta il celebre direttore d’orchestra e compositore statunitense Leonard Bernstein?
“Certamente. Oggi si può trovare su You tube l’intero ciclo di concerti nel quale Bernstein parla della musica di Mozart, Beethoven e Mahler e ci fa conoscere il mondo della sinfonia, una delle forme musicali essenziali che si sviluppa nel corso dei secoli e in un certo senso culmina e muore con Mahler. Credo che chiunque sia appassionato di musica colta dovrebbe vedere queste trasmissioni e il modo avvincente in cui Bernstein spiega concetti di teoria della musica e le varie composizioni”.
Come avete scelto il programma che proporrete al concerto?
“Il processo di selezione è spontaneo. Ciascuno di noi propone un brano rilevante per la sua carriera, per cui il programma finale è un insieme di aspirazioni personali e compromessi. Abbiamo scelto di suonare questi tre compositori perché hanno vissuto più o meno nello stesso periodo storico. Il tardo romanticismo, al quale appartiene Rahmanjinov, è un periodo molto specifico nella storia della musica perché contiene già elementi moderni, ma rispetta la tradizione e l’estetica ereditata da Monteverdi, J.S. Bach, Vivaldi, Corelli, Mozart, Beethoven e via dicendo. La nostra scelta è anche una conseguenza del repertorio che suoniamo. Abbiamo voluto creare una storia che avesse un filo narrativo logico, per cui partiremo con Rahmanjinov, proseguiremo con Papandopulo e concluderemo con il brano di Šostakovič, che è una composizione molto impegnativa dal punto di vista tecnico e musicale. Inoltre, possiede una straordinaria profondità emotiva. Questo compositore sembra spedire i suoi messaggi in bottiglia al mondo sperando che questo gli risponderà. Trattandosi di illustri compositori, sentiamo una grande responsabilità e speriamo di poter interpretare questa musica al meglio”.
Come è nata la vostra amicizia?
“Siamo tutti della stessa età e ci siamo conosciuti attraverso la musica. Inoltre, curiosamente, le nostre mamme sono tutte insegnanti di pianoforte e si conoscono molto bene dai tempi degli studi universitari dal momento che tutte e tre hanno studiato nella classe della stessa docente di pianoforte”.
Lei è l’unico musicista del Trio proveniente da Fiume.
“Esatto. Per questo motivo sono molto felice di esibirmi nella mia città natale assieme ai miei amici. Non mi sono esibito da tempo nella mia città, per cui per me è sempre una gioia poterci tornare. Il Salone delle Feste della CI di Fiume ha educato generazioni di fiumani e di musicisti con numerosi concerti che vi si sono tenuti. Per me è molto emozionante poterci suonare di nuovo”.
La creazione di legami
Siccome ciascuno di voi studia e si esibisce in tutto il mondo, quanto spesso vi trovate per le prove?
“È una sfida logistica, ma ritengo che l’esperienza che accumuliamo suonando in Paesi diversi e in altre accademie ci permette di condensare e preparare bene il programma. Quando riusciamo a trovarci, sfruttiamo al massimo il tempo insieme e ci dedichiamo completamente alla musica. Ovviamente, oltre alle prove, è importante anche stare insieme, divertirci e creare ulteriori legami tra di noi. Il nostro trio è legato dall’amicizia e dalla musica”.
Questo concerto è concepito in maniera educativa. Avete pensato di invitarci gli allievi della Scuola di Musica, o i ragazzi delle medie superiori?
“Certo. Siamo convinti che sia necessario educare le nuove generazioni, per cui ci impegneremo a invitare i ragazzi delle scuole al concerto. D’altro canto, questo è anche un concerto dedicato agli adulti, a tutti coloro che desiderano sentire qualcosa sulle nostre esperienze di vita e musicali. Speriamo che al termine della serata tutti noi saremo più informati e ispirati dal programma che abbiamo proposto”.
Molto spesso, quando si parla di concerti di musica classica e dell’opera, si prevede un declino causato da un presunto scarso interesse dei giovani per queste forme d’arte. Qual è la sua opinione al riguardo? C’è motivo per essere pessimisti?
“Questa è la nostra quotidianità. Noi siamo giovani e la continuità della scena musicale giace sulle nostre spalle e su quelle di musicisti già affermati, per cui credo che ciascun musicista sia responsabile del destino della musica classica. Tutto dipende da noi e da quanto ci impegniamo a dare noi stessi e a trasmettere l’amore per la musica al pubblico. Essere musicista è una vocazione e credo che chi ci ascolta possa captare la passione che investiamo nel fare musica. Credo che ciascuno dei compositori che eseguiamo abbia lasciato nella musica un estratto della propria visione della vita e se qualcuno ci spiega un po’ il contesto in cui è nata e il valore che porta, essa non sarà più un’arte elitaria e tediosa, ma sarà capace di catturare l’interesse e di appassionare. Anch’io ho avuto bisogno di essere educato prima di potermi abbandonare alla magia di questa musica speciale”.
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