Il TNC «Ivan de Zajc» alla conquista dell’Arena

Daria Deghenghi
Giorgio Surian, Walter Fraccaro, Marin Blažević, Boris Miletić, Ville Matvejeff, Kristina Kolar e Dubravka Šeparović

POLA | Un fine settimana nel segno dei “Summer classics” che riportano l’Opera e il Balletto del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume a Pola dopo 17 anni di pausa, nella speranza che un giorno se ne possa ricavare una vera e propria stagione operistica estiva con più titoli in cartellone, più stelle del firmamento della lirica mondiale, più scelta, più pubblico, più emozioni, più passione. Ma la fantasia ci spinge a guardare troppo lontano, e non è ancora il caso. Restiamocene dunque ai due “Summer classics”, che la troupe di Fiume col sovrintendente Marin Blažević in testa, ha presentato ieri alla stampa e alle televisioni locali niente meno che in compagnia del sindaco Boris Miletić, a Palazzo municipale, per dire che la collaborazione del teatro di Fiume con la Città di Pola e le sue istituzioni culturali – Il Teatro Popolare Istriano (INK), il Pola Film Festival (PFF), il Museo archeologico – ha un futuro.

Ecco che cosa portano gli artisti dello “Zajc” in Arena: domani sera (ore 21) va in scena l’“Aida”, opera in quattro atti di Giuseppe Verdi, gioiello operistico, patrimonio culturale italiano e mondiale da calare nel monumento più bello che Pola aveva da offrire: l’anfiteatro romano. Ed è per l’appunto su questa sinergia tra artisti e il sito archeologico romano più importante della città che Blažević ha inteso ricostruire il possente edificio operistico verdiano, lasciandosi dietro le scenografie caratteristiche del palcoscenico di teatro e optando il “minimalismo gratuito” dell’architettura romana
“Non portiamo dietro sfingi, elefanti e piramidi, ci siamo lasciati sedurre dal monumento che useremo come scenografia essenziale da mettere in rilievo con il solo ausilio dell’impianto di luci che abbiamo montato stanotte fino alle 5 del mattino affinché il risultato sia impeccabile”, così il sovrintendete. C’è del timore, è vero, quando si lascia il teatro per approdare in un anfiteatro di siffatte caratteristiche. La confessione arriva anche dai solisti: Dubravka Šeparović (Amneris) ammette che “bisogna trovare il modo di conquistare l’anfiteatro e arrivare al cuore di tutti gli spettatori senza perdersi nella lotta impari tra la flebile voce umana e l’immensità dello spazio aperto”. Kristina Kolar vestirà i panni di Aida come fa da diverso tempo ormai, ora sicurissima di “avere il personaggio dentro”. Walter Fraccaro (Radamès) arriva tra un appuntamento e l’altro dell’Arena di Verona, felice di poter inaugurare una collaborazione con Fiume e con l’anfiteatro di Pola. Egli stesso insiste sulla “differenza tra teatro e arena”, trovando l’esperienza della seconda più emozionante e coinvolgente, benché anche più esigente. Giorgio Surian, dopo avere interpretato per decenni la parte di Radamès si “cala” ora modestamente nella parte del padre di Aida e Re d’Etiopia, Amonasro, per regalare in compenso al pubblico il più bel duetto dell’opera intera, quello tra padre e figlia nel conflitto tra sentimenti e dovere. Direttore d’orchestra è Ville Matvejeff, la regia è di Marin Blažević, le coreografie di Selma Banich, i costumi di Sandra Dekanić, le luci di Dalibor Fugošić.
La prima rappresentazione mondiale dell’“Aida” risale al 24 dicembre del 1871, la prima di Fiume è del 3 ottobre 1885. La prima volta che l’Opera fu portata all’Arena di Pola dal Teatro di Fiume fu il 4 luglio 1963. La collaborazione viene ora ripristinata dopo 17 anni di pausa.

Domenica si cambia musica

Domenica sera (ore 21.30) si cambia musica. La seconda serata dei due “Summer classics” spetta alla celeberrima cantata scenica composta da Carl Orff negli anni Trenta, “Carmina burana”. L’opera è basata su 24 poemi tra quelli trovati nelle raccolte poetiche medievali omonime, a opera di goliardi e clerici vagantes. La composizione appartiene al trittico teatrale “Trionfi” assieme a Catulli Carmin e il Trionfo di Afrodite. La prima mondiale a Francoforte sul Meno è dell’8 giugno 1937. Il prologo, come del resto il finale, “Fortuna imperatrix mundi” (Sorte imperatrice del mondo), quella maestosa serie di improperi contro la sorte che governa il mondo secondo il proprio capriccio, facendo la disperazione o la felicità degli uomini, ora l’una e ora l’altra, è uno dei brani classici più famosi del XX secolo (secondo un sondaggio della BBC del 2009, addirittura il brano più famoso degli ultimi 75 anni). Se non bastasse per comprare il biglietto, si tenga presente che tra gli interpreti di domenica sera ci sarà il soprano giapponese Sumi Jo, la cantante lirica più venduta al mondo nonché vincitrice di un Grammy che nelle biografie fa sempre effetto. Dirigerà l’orchestra e ben quattro cori riuniti, il Maestro finlandese in forza allo “Zajc”, Ville Matvejeff. Uno spettacolo da non perdere.

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