«Il Teatro fiumano, un luogo che non dà risposte, ma che apre domande»

Giuseppe Nicodemo, primattore del Dramma Italiano, racconta la genesi della sue visite guidate nei meandri dell'«Ivan de Zajc» e la forza e l'anima di una compagnia (stabile) che resiste al tempo

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«Il Teatro fiumano, un luogo che non dà risposte, ma che apre domande»
Giuseppe Nicodemo Foto: Goran Žiković

C’è un modo per entrare nel Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume anche quando il sipario è chiuso. È possibile farlo durante un percorso ideato e condotto da Giuseppe Nicodemo, primattore del Dramma Italiano e guida teatrale d’eccezione, che accompagna scuole e visitatori in un viaggio tra storia, memoria e identità. L’iniziativa è nata durante la pandemia, quando il teatro era chiuso, ma la sua vita continuava dentro le quinte. “È iniziato tutto dal Covid – ci racconta –. Con le porte chiuse, abbiamo continuato a lavorare online, per i bambini e per gli adulti. Da un progetto europeo di Katarina Mažuran è nata la Galleria Zajc, il primo museo teatrale della Croazia. Quando l’ho visitata, ho pensato: perché non proporla anche in italiano, con un taglio più vicino al Dramma Italiano e alle scuole?”. Da quell’idea semplice è nato un successo. Il tour – oggi disponibile in croato, inglese e italiano – collega la storia del teatro con quella della città, in un percorso interattivo e teatrale al tempo stesso. “Durante questi momenti con i visitatori – precisa – mi piace dire che il teatro parla attraverso di me. Io pongo domande, non do risposte. Il teatro non deve spiegare, ma aprire interrogativi”. Nel suo racconto, Fiume diventa un microcosmo multiculturale. “Basta guardare la piazza del teatro – spiega Nicodemo –. A poca distanza abbiamo Palazzo Modello, progettato dagli stessi architetti viennesi del teatro; a fianco la Casa turca con i versi del Corano; poco più in là il campanile serbo-ortodosso, un tempo greco-ortodosso. In pochi metri si riassume l’identità complessa di questa città”. Eppure, “oggi non siamo più multiculturali come un tempo. Siamo fermi. Il mio lavoro è anche questo: aprire domande, spingere le persone – bambini o adulti – a interrogarsi su cosa siamo diventati”.

Durante i tour, i visitatori, ma soprattutto i più giovani, scoprono dettagli sorprendenti come ad esempio il fatto che il teatro è costruito su pali di legno come Venezia, o che un tempo le scenografie arrivavano dal mare. “Quando arrivo davanti al busto di Tito – rivela una curiosità – i ragazzi non sanno chi sia. È un segno dei tempi. Ma la storia non si cancella: bisogna conoscerla per capire dove andare”.

Il Dramma Italiano: una storia di resistenza
Un capitolo a parte, durante i suoi tour, è dedicato immancabilmente al Dramma Italiano, nostra compagnia di prosa. “Nasce subito dopo la guerra, e da allora è il punto di riferimento culturale della comunità italiana di Fiume. Molti non sanno – racconta Nicodemo – che il DI è la prima compagnia teatrale italiana stabile dopo il Piccolo di Milano. È stato fondato nel 1946, mentre Strehler apriva il Piccolo solo l’anno successivo. Una leggenda dice che proprio Strehler dovesse diventare il nostro primo direttore. Forse non è vero, ma è una bella storia”. Si parla anche di esodo e di coloro che optarono, epoca in cui la compagnia, inesorabilmente, si ritrovò senza pubblico. “La gente partiva, e i teatri si svuotavano. Ma gli attori rimasero, resistettero, continuarono a recitare anche per pochi spettatori. Nel ‘56 si pensò di chiudere il Dramma, ma ci fu chi lo salvò. Nei documenti dell’epoca – scritti in italiano – si legge che erano rimasti solo 14 dipendenti licenziati in tronco. È stata una lotta per la sopravvivenza culturale”.
Il Dramma Italiano divenne, nel tempo, un ponte tra le due sponde dell’Adriatico. “Con Osvaldo Ramous – racconta il nostro interlocutore – cominciarono i primi scambi tra autori jugoslavi e italiani. Negli anni ‘60 dello scorso secolo arrivarono i primi registi professionisti come Spiro Dalla Porta Xydias. Nel ‘73 Elvia Nacinovich fu la prima attrice professionista della comunità nazionale italiana, grazie a una borsa di studio ottenuta dall’Università Popolare di Trieste”.
L’attore del DI, in questa nostra chiacchierata, riflette anche sul valore del lavoro stabile nel mondo dello spettacolo. “Lavorare in un teatro come il nostro è una fortuna. Siamo dipendenti municipali a tempo indeterminato: una cosa impensabile in Italia. Non parlo dello stipendio, ma della dignità del mestiere. Hai la malattia, la maternità, la paternità, la possibilità di un mutuo. In Italia, quando dici ‘faccio l’attore’, ti chiedono: ‘sì, ma di lavoro cosa fai?’. Qui no: è un lavoro vero, rispettato”. La stabilità permette anche di crescere artisticamente. “Si lavora con serenità, si sperimenta, si costruiscono progetti a lungo termine. È un modo diverso di vivere il teatro”.

Nei meandri del Teatro… Foto: Željko Jerneić

Un microcosmo internazionale
Il TNC “Ivan de Zajc” è oggi un teatro composito e cosmopolita. “Siamo una grande famiglia. Ci sono almeno venti nazionalità rappresentate nello stesso: Croazia, Italia, Serbia, Slovenia, Austria, Azerbaigian, Giappone, Argentina, Belgio, Spagna, Ucraina, Russia, Romania… È un microcosmo che riflette la storia stessa di Fiume. Accanto a me, inoltre, in seno al DI lavorano attualmente colleghi fiumani e italiani di lunga data quali Mirko Soldano (l’attuale direttore della compagnia), Leonora Surian Popov, Giulio Settimo, Elena Brumini, Serena Ferraiuolo, Ivna Bruck, Andrea Tich, Stefano Iagulli, Annamaria Ghirardelli, Aurora Cimino, Noemi Dessardo e Andrea Slama. Molti di noi sono qui da vent’anni o più. Le nuove leve arrivano spesso dall’Italia, attratte da un contesto stabile e creativo”.
Nicodemo parla del teatro con tono quasi civile. “Il teatro è un atto di cittadinanza – dice –. Se la comunità nazionale italiana smette di andare a teatro, di votare, di mandare i figli alle scuole italiane o di leggere ‘La Voce del popolo’, allora non può chiedere di essere rappresentata. I diritti si mantengono con piccoli gesti: basta mezz’ora per andare a votare o un’ora per venire a teatro. Viviamo in un’epoca individualista. Non egoista, ma individualista: ognuno pensa a sé. Il teatro è l’antidoto perfetto, perché ci obbliga a stare insieme, a respirare nello stesso tempo, a guardarci negli occhi”. E in quanto al Dramma Italiano, secondo Nicodemo, non ha da temere per il suo futuro. “Abbiamo molti giovani attori pieni di idee. Siamo un gruppo unito. Negli ultimi mesi abbiamo debuttato con cinque prime in un mese e mezzo, un ritmo intenso, ma entusiasmante”. Una delle esperienze più recenti è lo spettacolo per bambini Moby Dick, nato in soli quattro giorni di prove. “L’ho visto e ho pianto dall’inizio alla fine – afferma –. Per l’energia, per la partecipazione dei bambini, per l’inventiva dei miei colleghi. È il segno che il teatro ragazzi è vitale, e che dobbiamo educare i più piccoli a venire a teatro: loro sono il nostro pubblico di domani”. I tour scolastici seguono la stessa filosofia: “Il biglietto costa poco, e l’esperienza vale tantissimo. Alcune scuole della maggioranza stanno tornando, anche grazie ai soprattitoli e all’interesse per l’italiano come seconda lingua. È un segno positivo”.
Oggi il Dramma Italiano partecipa a numerose coproduzioni internazionali. “La nostra compagnia di prosa non è un gruppo minore: ha una storia fortissima. Deve saper difendere la propria autonomia, ma senza paura di collaborare. Sono inoltre dell’opinione che il teatro in generale non debba dare risposte, ma aprire domande. È una forma di pensiero collettivo. Noi attori, cantanti e musicisti, ogni volta che saliamo sul palco, condividiamo un frammento di vita, un atto di fiducia reciproca. Finché qualcuno sarà disposto ad ascoltare, il teatro continuerà a vivere. E Fiume continuerà a respirare con lui”.
Prima di congerarsi, Giuseppe Nicodemo ha voluto ringraziare Theodor De Canziani, storico dell’arte, riconoscendolo come un grande maestro della storia di Fiume: “Molte delle cose che racconto durante i miei tour le ho carpite da lui – dice con gratitudine –. È una fonte preziosa e un punto di riferimento per chiunque voglia capire davvero questa città. Un grande aiuto nella preparazione delle visite mi è giunta anche dalla serie ‘Fiume, la città che…’, progetto ideato da Federico Guidotto e pubblicato su YouTube per i tipi della Comunità degli Italiani di Fiume. Molti dei testi che vi sentite lì, li ho scritti io. È un lavoro straordinario – sottolinea infine – che consiglio a chiunque voglia scoprire e amare ancora di più la nostra Fiume”.

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