Il celebre mosaico della punizione di Dirce di Pola, retrostante l’Ufficio di collocamento al lavoro, situato in una posizione assolutamente poco visibile, sta vivendo una condizione paradossale, intrappolato nel cortile di un condominio tra modernità e incuria. Di questi giorni, l’attenzione massmediatica si è dabbene diretta in questa sede tornando a parlare dell’assurdo toccato alla pavimentazione policroma, autentica per eccellenza, il più grande (72 metri quadrati di superficie) e bell’esempio di arte musica che l’antichità abbia mai lasciato in eredità a Pola. La responsabilità della conservazione dipende dalla natura della proprietà dello scantinato e dall’eventuale presenza/assenza di un vincolo culturale, mentre il Museo archeologico istriano che solitamente accorre al capezzale di queste tessere millenarie, d’imperiale fattura, risulta avere le mani legate. Almeno per ora. Il ministero, l’addetto alla salvaguardia della cultura e della storia ha purtroppo detto: “Not my job”. Non è compito mio, bensì dovere del condominio, che detiene la proprietà sul cortile dove giace la povera Dirce, della mitologia greca, che i gemelli Anfione e Zeto, legano a un toro infuriato fino a trascinarla sui sassi come castigo, per essere stata cattiva. Una fine atroce, quando il giudizio da tribunale contava poco, frutto di fantasia che rasenta il sadismo.

Castigato il mito del castigo
Ma non è solo la leggenda ricca di situazioni macabre, le torture vere possono venire inflitte anche dai contemporanei. Oggi il monumentale mosaico romano del III secolo, che fu un triclinio, alias tinello per i signori della domus, villa urbana, rinvenuta in situ appena nel 1958/59, sta sperimentando una reinterpretazione “iperrealista” del mito. È miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, nascosto a due metri sotto il livello stradale in questo luogo che è diventato cortile residenziale, ed ora sta subendo infiltrazioni di acqua più o meno putrida, cibo adatto alle micro-alghe. Non servono perizie ingegneristiche per vedere quanto le unità esterne dei climatizzatori stiano grondando di sudore contribuendo, pure loro, a inondare, ammuffire e annerire Dirce, gemelli e toro, decorazioni geometriche, faunistiche, floreali e viticci compresi. Il XXI secolo risulta offrire un idromassaggio alla romana entro condizioni da microclima tropicale? Sta di fatto che Dirce sottostà al supplizio della goccia, con il rischio di finire coperta dalla melma… del progresso. Ma è mai possibile che non esista un piano di conservazione a lungo termine, ben studiato, con copertura adeguata al posto di quella esistente, sporca, in plexiglas e ferro, che ha tutta l’aria di sfasciarsi? Stando all’insigne dicastero – tale è almeno la delucidazione resa pubblica ai mezzi d’informazione – il Museo di Pola, che comunque cerca di pulire e proteggere quest’opera d’arte, non è in realtà il suo legittimo custode, ma sta facendo di tutto per concordare con i proprietari (menefreghisti) del condominio l’assunzione della custodia formale. Secondo le informazioni del Ministero, l’infiltrazione periodica di acqua si starebbe in effetti verificando a causa di una struttura del tetto eseguita in modo inadeguato, come pure a causa dei nuovi sistemi di condizionamento dell’aria installati sulla parete. Colpa del grande caldo, i condizionatori ora lavorano più intensamente, il che avrebbe portato a una maggiore condensazione e a una crescita accelerata di mini vegetazione acquatica sul mosaico e, da quanto visto, anche dentro alle parti mancanti e più fragili della pavimentazione. Prima di quest’anno, una tale proliferazione di alghe non sarebbe stata notata perché l’acqua del sistema di condizionamento non avrebbe gocciolato così in abbondanza.


Quando gocciola la tubazione di scarico
Al di là di quanto sostenuto dal Ministero, il problema dell’acqua rimane, come quello della tettoia allestita nel remoto 1960. Il Museo aveva cercato di ottenere il permesso per la sua sostituzione senza purtroppo ottenerla, mentre nel 2014 gli era stato consentito soltanto di posizionare una copertura aggiuntiva sopra quella esistente (con finanziamenti ministeriali), per evitare il gocciolamento dalla tubazione di scarico fatiscente. Stando al Ministero, Dirce verrebbe pulita regolarmente ogni anno, nonché ben coperta per venire protetta d’inverno. È cosa nota che la Città di Pola, la Sovrintendenza competente e il Museo archeologico stanno ragionando in merito ai preliminari necessari alla realizzazione di un progetto di riqualificazione dell’intera area tra l’Ufficio d’impiego e lo storico Vicolo della Bissa (in cui si trova anche il mosaico), in funzione del quale il Ministero avrebbe già previsto (su carta) dei fondi iniziali per i lavori. Il problema è che intenzione non fa rima con realizzazione e che la faccenda è ferma sul chi assumerà ufficialmente la gestione del mosaico. Assurdità di legge vuole che l’obbligo e la responsabilità della tutela delle strutture storiche casualmente ingrate all’interno di un condominio, ricadano sugli stessi proprietari dell’edificio. Si potrebbe pensare che nulla vieti alla vicina del piano di sopra di raschiare con mocio e candeggina le tessere posate dagli artigiani romani, scoprendo il piacere dell’odore di pulito e il brivido della loro esfoliazione chimica…Vigilanza ci vuole. O sarà palude.

La rassicurazione di Darko Komšo
Inaspettatamente, si riesce a contattare il direttore del Museo archeologico, Darko Komšo (lontano per viaggio), sentendo dal medesimo la voce della speranza. “Il problema di Dirce è risolvibile e inserito nel piano di valorizzazione dell’intera storica zona – del parcheggio in particolare – che data la sua importanza, è destinata a divenire luogo di pluriennale indagine archeologica. Nel frattempo ci stiamo davvero battendo per la soluzione della questione proprietaria. Il condominio, dove il mosaico figura integrato, detiene un numero incredibile di inquilini, alcuni dei proprietari vivono altrove e vanno rintracciati. E da qui che si deve iniziare a superare l’impasse…”.
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